L’Istria nella Grande guerra: Sissano ricorda Wagna

11.04.2016.

Esodo, esi­lio, pro­fu­gan­za, che dir si voglia; sta di fat­to che nel mag­gio del 1915 le auto­rità aus­tro-unga­ric­he ordi­na­ro­no l’e­va­cu­azi­one del Capitanato di Pola. In bre­ve tem­po, nel giro di una deci­na di gior­ni, con tre­ni che por­ta­va­no ver­so nord 8000 civi­li al gior­no, tut­ti gli abi­tan­ti a sud del­la linea che va dal Canal di Leme al Canal d’Arsia (tran­ne un massi­mo di 10% di mili­ta­ri e fun­zi­ona­ri pub­bli­ci indis­pen­sa­bi­li) furo­no allon­ta­na­ti dal­le pro­prie case, che non rive­dran­no per anni, fino alla fine del­la Grande Guerra. Evacuazione for­za­ta, coat­ti­va, obbligatoria.

Di ques­to ha par­la­to ieri sera, l’8 apri­le 2016 alla Comunità degli Italiani di Sissano l’il­lus­tre ospi­te, il dr. Dean Krmac del­la soci­età uma­nis­ti­ca Histria di Capodistria, uno dei massi­mi esper­ti del set­to­re. L’attento pub­bli­co ammi­ra­va i suoi gra­fi­ci, le sta­tis­tic­he, il suo egre­gio lavo­ro sui libri par­roc­c­hi­ali, le lis­te di Sissanesi nati e mor­ti a Wagna, ma anc­he l’in­for­ma­zi­one di una cop­pia che si è ivi giura­ta eter­na fedeltà.

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In aper­tu­ra di sera­ta abbi­amo ascol­ta­to il maes­tro Marin Premate al piano­for­te, che ha ese­gu­ito una del­le can­zo­ni nate e com­pos­te nel cam­po pro­fug­hi di Wagna, dal sim­bo­li­co tito­lo „Alle barac­c­he“ del maes­tro C. A. Seghizzi. In chi­usu­ra inve­ce il coro mas­c­hi­le del soda­li­zio loca­le ha ese­gu­ito un requ­iem, in ono­re di tut­ti i mor­ti di Wagna, ma anc­he degli altri cam­pi profughi…

Stando ai cen­si­men­ti asbur­gi­ci, l’Istria, a caval­lo tra il XIX e il XX seco­lo, subì un’es­pan­si­one demo­gra­fi­ca che non vedrà mai pri­ma né dopo, espan­si­one per sem­pre inter­rot­ta dal­la Prima guer­ra mon­di­ale (bas­ti pren­de­re l’e­sem­pio di Pola, che tra il 1857 e il 1910 regis­trò un incre­men­to pari al 1995%). I moti­vi di tale sfol­la­men­to sem­bra siano sta­ti due, uno di carat­te­re mili­ta­re, l’al­tro di carat­te­re uma­no. Bisognava difen­de­re il prin­ci­pa­le por­to aus­tri­aco dagli attac­c­hi mili­ta­ri e sal­va­re le per­so­ne del­la zona met­ten­do­le al sicu­ro. Persone che, nonos­tan­te l’e­pi­de­mia di mor­bil­lo che li ha aspet­ta­ti in loco, se la sono passa­ta leg­ger­men­to meglio che i loro vici­ni, ami­ci, conos­cen­ti e paren­ti, i com­pa­esa­ni di Lisignano e Medolino, spe­di­ti inve­ce a Gmünd, mol­to più lon­ta­no, e deci­ma­ti dal­la tris­te­zza, dal­la dissen­te­ria e dal­la fame. Nel 1915 Wagna era la più gran­de cit­tà istri­ana (con­ta­va 15000 per­so­ne, men­tre Pola all’e­po­ca ne ave­va più di 13000).

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A Wagna, cos­ti­tu­ita prin­ci­pal­men­te da barac­c­he di leg­no ma esem­pio per gli altri cam­pi, c’e­ra­no 4000 raga­zzi che frequ­en­ta­va­no le scu­ole, c’e­ra l’il­lu­mi­na­zi­one pub­bli­ca, l’acqu­edot­to, la fer­ro­via fer­ro­via loca­le per dis­tri­bu­rie le mer­ci, c’e­ra il maes­tro Cesare Augusto Seghizzi che ave­va messo su un coro, un coro che con le vil­lot­te istri­ane si era pre­sen­ta­to a Vienna e a Graz, in ono­re e alla pre­sen­za di Maria Gioseffa, la figlia del­l’ul­ti­mo impe­ra­to­re di Austria e Ungheria. A Wagna si vive­va, si nas­ce­va e si mori­va, anc­he il cimi­te­ro è pur­trop­po cos­par­so di cro­ci bian­c­he poic­hé l’84% dei defun­ti era rap­pre­sen­ta­to dai meno resis­ten­ti e iner­mi bam­bi­ni… A Wagna si scri­ve­va, si leg­ge­va, c’e­ra la gazzet­ta di cam­po, la panet­te­ria, si tesse­va, si com­mer­ci­ava, si cos­tru­iva­no ces­ti da vimi­ni che veni­va­no ven­du­ti nel­la vici­na Leibniz… I nemi­ci era­no la nos­tal­gia, le malat­tie infet­ti­ve, il fred­do! A Wagna si cuci­na­va, in asse­na­za di refet­to­rio il cibo veni­va dis­tri­bu­ito diret­ta­men­te nel­le barac­c­he, caf­fè e zuc­c­he­ro a cola­zi­one, a pran­zo si alter­na­va­no pietan­ze quali pata­te, fagi­oli, jota, car­ne, riso, orzo, men­tre la cena si basa­va sul­la polen­ta, rin­for­za­ta da insa­la­ta, for­mag­gio o caffè.

Nel cor­so del 1918, a guer­ra fini­ta, gli esi­li­ati soprav­vi­ssu­ti pote­ro­no dunque tor­na­re alle pro­prie dimo­re, ai caso­la­ri a lun­go abban­do­na­ti e deser­ti. Wagna sarà poi uti­li­zza­ta dal­la Wehrmacht, diver­rà quin­di museo! Il dr. Krmac si è per­me­sso infi­ne di fare un para­go­ne tra allo­ra e oggi, facen­do nota­re che in cen­to anni l’u­omo non ha impa­ra­to nien­te, nul­la è cam­bi­ato, filo spi­na­to allo­ra e filo spi­na­to oggi!

Concedetemi di dire: dal­la Stiria alla Siria!

Antonio GIUDICI