La violenza sulla donna e il mondo degli adolescenti : l’intervista a Giuliana Facchini

13.05.2019.

“Sono nata e cres­ci­uta a Roma, ma ora vivo con la mia fami­glia vici­no al lago di Garda. Mi piace leg­ge­re e mi piace rac­con­ta­re. Ho sem­pre nar­ra­to ai miei figli sto­rie avven­tu­ro­se, con il tem­po quel­le sto­rie sono diven­ta­te roman­zi per raga­zzi”. Giuliana Facchini è scrit­tri­ce di pro­fe­ssi­one, è autri­ce di 14 roman­zi che rac­con­ta­no il mon­do degli ado­les­cen­ti, raga­zzi e raga­zze, di sto­rie che acca­do­no o che potreb­be­ro accadere.

Con “Invisibile”, nel 2012 , si è aggi­udi­ca­ta il pre­mio Arpino Sezione ine­di­ti, con “Il segre­to del manos­crit­to” il pre­mio Giovanna Righini Ricci nel 2016 e con “Perduti fra le mon­tag­ne” il pre­mio let­te­ra­rio Montessori nel 2008. Mercoledì 8, pre­sso la Biblioteca civi­ca di Pola ha pre­sen­ta­to il suo “Se la tua uni­ca col­pa è di esse­re bel­la”, usci­to per Feltrinelli nel 2018.

Il tema prin­ci­pa­le di “Se la tua col­pa è esse­re bel­la” è la violen­za sul­le don­ne. Ma il pun­to di vis­ta nel roman­zo è las­ci­ato ad un raga­zzo, Valerio. A cosa ris­pon­de ques­ta scel­ta narrativa?

Era impor­tan­te che fosse un raga­zzo a par­la­re, dan­do una chi­ave di let­tu­ra coeren­te con la real­tà e offren­do una possi­bi­lità in più nell’affrontare il pro­ble­ma. Soprattutto era impor­tan­te tro­va­re un modo di rac­con­ta­re un tema come quel­lo del­la violen­za sul­le don­ne pren­den­do le dis­tan­ze da un’ottica essen­zi­al­men­te fem­mi­ni­le, anc­he dal­la mia.

Hai affron­ta­to il tema del­la violen­za anc­he in altri libri. Un argo­men­to mol­to attu­ale e che tu trat­ti con mol­ta sen­si­bi­lità. Ci sono moti­va­zi­oni par­ti­co­la­ri che ti han­no spin­to ad occupartene?

E’ sta­ta un po’ una cate­na. Tutto è nato con “Chiamarlo amo­re non si può”, una rac­col­ta di 23 rac­con­ti, tra i quali anc­he il mio, nata per spi­ega­re ai raga­zzi e alle raga­zze il sig­ni­fi­ca­to dell’amore e del ris­pet­to, per far loro impa­ra­re che ama­re non vuol dire sopraf­fa­zi­one ma con­sen­ti­re all’altro di esse­re ste­sso. A con­tat­to con il mon­do degli ado­les­cen­ti e ascol­tan­do le loro doman­de, mi sono sen­ti­ta moti­va­ta a scri­ve­re un roman­zo come “Se la tua col­pa è esse­re bel­la”. Sono convin­ta che quel­lo del­la violen­za sia un aspet­to soci­ale di cui si deb­ba par­la­re, ques­to fa par­te del­la mia sensibilità.

In ques­to roman­zo la violen­za è il filo con­dut­to­re del roman­zo. Ma le espre­ssi­oni di quel­la violen­za non ven­go­no mai descritte. 

Noi scrit­to­ri possi­amo rac­con­ta­re in modo fred­do e mol­to realis­ti­co quel­lo che acca­de, possi­amo anc­he deci­de­re di scen­de­re nei par­ti­co­la­ri con la spe­ran­za che ques­ti messag­gi arri­vi­no al let­to­re ado­les­cen­te come un pug­no e lo fac­ci­ano reagi­re. Oppure possi­amo fare una scel­ta diver­sa: dare vita a per­so­nag­gi che passa­no in mezzo alla tem­pes­ta e che la supe­ra­no. Raccontando la sto­ria di una raga­zza che è con­sa­pe­vo­le di esse­re arri­va­ta al limi­te di un bara­tro e che ren­de par­te­ci­pe dell’accaduto i suoi com­pag­ni, ho volu­to por­ta­re l’attenzione sui prin­ci­pi e sul sig­ni­fi­ca­to del­la violen­za. Anche un com­men­to o un appre­zza­men­to vol­ga­re sul cor­po di una raga­zza sono viola­zi­oni pro­fon­de: su ques­ta con­sa­pe­vo­le­zza si cos­tru­is­ce la cul­tu­ra del rispetto.

Un sen­ti­men­to posi­ti­vo per­va­de la tua nar­ra­zi­one, quel­lo del­la soli­da­ri­età tra i giova­ni. Tu hai mol­ta fidu­cia nel­le loro potenzialità?

Si, ci cre­do for­te­men­te. E’importante che noi adul­ti cre­di­amo nei giova­ni e li sup­por­ti­amo con la fidu­cia, altri­men­ti non la tro­ve­ran­no in loro ste­ssi. Non sono poc­hi i raga­zzi che si dedi­ca­no al volon­ta­ri­ato, fan­no grup­po con i com­pag­ni e si bat­to­no per qual­co­sa in cui cre­do­no: ne ho incon­tra­ti tan­ti­ssi­mi. Purtroppo di ques­to non si par­la spe­sso, soprat­tut­to sui gior­na­li, e a vol­te siamo anc­he noi adul­ti a non pres­tar­vi attenzione.

Quale messag­gio lan­ce­res­ti ai raga­zzi per invo­gli­ar­li a leg­ge­re di più?

Leggere un roman­zo sig­ni­fi­ca fare un’esperienza, è un gran­de eser­ci­zio di liber­tà all’interno di una sto­ria che, se è una buona sto­ria, las­cia sicu­ra­men­te dei seg­ni. Perché un libro è di chi lo leg­ge e non di chi lo scri­ve e ogni let­tu­ra è inti­ma e per­so­na­le. Ai raga­zzi, oltre al tem­po, man­ca una cul­tu­ra del­la let­tu­ra, così ven­go­no pri­vi­le­gi­ate altre cose. Per mia espe­ri­en­za ho cons­ta­ta­to che spe­sso bas­ta dare ai giova­ni i libri gius­ti per sti­mo­lar­li a leg­ge­re: nel­le scu­ole e nei grup­pi di let­tu­ra, i raga­zzi che ven­go­no messi in con­di­zi­one di espri­me­re le loro osser­va­zi­oni si dimos­tra­no mol­to matu­ri. Ritengo sia anc­he impor­tan­te met­te­re a loro dis­po­si­zi­one tema­tic­he con­tem­po­ra­nee in gra­do di inte­re­ssar­li, per poi accom­pag­nar­li alla let­tu­ra di tes­ti più com­ple­ssi. Anche il luogo in cui si leg­ge è impor­tan­te. E a ques­to pro­po­si­to devo dir­vi che sono mol­to feli­ce di esse­re qui, a Pola, in ques­ta bel­la bibli­ote­ca. Soprattutto mi ren­de feli­ce vede­re la cura con cui ci si ado­pe­ra per far arri­va­re i libri ai raga­zzi. Purtroppo non siamo tan­ti a far­lo, ma, come si dice, una goc­cia dopo l’altra fa un mare. E il vos­tro mare è bellissimo!

Testo Luisa SORBONE

Fotografie L. SORBONE e Biblioteca civi­ca cit­ta­di­na di Pola