La “Lysistrata rock” di Manfred Schweigkofler

“Ho sempre avuto molte idee, mi piace sperimentare nuove strade e le curve non mi fanno paura”. Manfred Schweigkofler, impegnato dagli inizi di maggio nelle prove dello spettacolo “Lysistrata 21” al Teatro cittadino di Pola, è un personaggio dal talento poliedrico, regista, ma anche musicista e creatore di eventi di respiro internazionale.

La sua è quel che si dice “una vita interessante”. Manfred Schweigkofler nasce come attore e regista in Alto Adige e per quasi vent’anni canta in una rock band. Nel 1989 fonda il suo primo gruppo teatrale sperimentale, la Kleinkunstszene, e dal 2001 al 2012 è direttore generale e artistico della Fondazione Teatro Comunale e Auditorium di Bolzano. Oggi ha al suo attivo produzioni teatrali in Italia, Germania, Austria, Svizzera, Norvegia, Finlandia, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Slovenia, Spagna e Stati Uniti. La Croazia è il tredicesimo paese in cui lavora. Lo abbiamo incontrato alcuni giorni fa in Teatro durante una pausa delle prove.

Hai fatto un’operazione coraggiosa: cercare di rendere attuale una commedia scritta nel 400 a.C. Perché hai scelto proprio Lysistrata?

– Lysistrata è un pezzo che in un certo senso mi insegue da non so quanti anni e la tematica mi è sempre piaciuta moltissimo. Ho sempre pensato però che fosse necessario snellire il testo, riducendolo e facendo emergere un messaggio forte. Negli anni, studiando quest’opera, mi sono reso conto di quanto sia ricca di momenti di modernità dal punto di vista estetico, e così mi sono trovato a individuare delle corrispondenze con pezzi musicali rock. Così è nata l’idea di questo spettacolo.

Perché Lysistrata 21?

– Perché siamo nel ventunesimo secolo. Il “21” è diventato il nome di un file in cui ho racchiuso una lista di pezzi classici già pronti da portare in scena, tutti con adattamento musicale rock. E’ questo lo spirito di ciò che amo definire il teatro rocchettaro del XXI secolo.

Quella di Lysistrata è una figura emblematica e ricca di significati sia dal punto di vista sociale che politico. E’ forse uno dei primissimi testi a mettere in luce il potere della collaborazione femminile.

– Penso che tutti amiamo Lysistrata perché non è una femminista agguerrita che vuole distruggere i maschi, è piuttosto una femmina che sa utilizzare il potere della coppia per portare avanti un discorso pacifista. Il messaggio che ci dà può essere in sintesi questo: dal momento che siamo noi donne a farci carico di portare avanti l’economia di casa perché non potremmo occuparci in prima persona anche della cosa pubblica? E il messaggio mi trova d’accordo: anche i più recenti studi sul management ci dicono che si lavora meglio in un team composto da una maggioranza femminile. La stessa considerazione vale anche per la sfera imprenditoriale: credo che se le aziende avessero il coraggio di inserire più donne nel team esecutivo, avrebbero più opportunità per essere vincenti. Questa Lysistrata, nata ben 2.500 anni fa, ha dimostrato la forza e l’efficacia del potere femminile e per questo credo che il pubblico la amerà.

Come è nata l’idea di produrre quest’opera proprio qui a Pola?

– Da molto tempo era nata in me l’idea di realizzare quest’opera, già 14 anni fa. Quando la dirigenza del Teatro cittadino di Pola mi ha reso partecipe della volontà di valorizzare con spettacoli teatrali quei luoghi suggestivi e ricchi di storia che fanno parte del patrimonio culturale della città, ho tirato fuori dal cassetto la mia Lysistrata rock. La direttrice si è subito entusiasmata e così il progetto è partito. Così, proprio qui a Pola, il 15 giugno, avrete la prima assoluta.

Quale ambiente di lavoro hai trovato?

– Ho avuto la fortuna di trovare un team veramente fantastico. Hanno tutti voglia di fare, di impegnarsi e questo nella fase di preparazione è molto importante. Personalmente mi sono trovato benissimo con tutti i componenti – attori, scenografi, tecnici, costumisti etc – e l’empatia è stata immediata, abbiamo creato un bellissimo rapporto. Devo anche dire che il loro livello mi sembra molto alto: quasi tutti hanno fatto l’accademia e hanno una buona formazione e in genere sono tutti professionisti. Professionalmente e umanamente ho trovato la massima disponibilità, e questa è la base per fare un buon lavoro. Perché, come sono solito sottolineare, un regista non raggiunge un buon risultato da solo.

Cosa ritieni potrebbe essere migliorato in un contesto come questo?

– Un aspetto che certamente potrebbe essere migliorato è quello della pianificazione a lungo termine. Sarebbe molto bello poter ipotizzare una tournée, pianificando tappe a Fiume, Zagabria, Belgrado, Sarajevo….  Ciò che insomma i Teatri Stabili fanno in altri paesi, anche in Italia. E’ un sistema che funziona molto bene e che forse qui varrebbe la pena di sviluppare maggiormente, perché permetterebbe anche una condivisione di costi e supporterebbe più efficacemente il lavoro di tanti bravi attori.

Tu non hai avuto un percorso artistico tradizionale. Come sei diventato regista?

– Si, è vero, il mio iter non è stato per nulla tradizionale. Non ho mai studiato canto e ho messo in piedi una rock band, così come non ho mai studiato teatro e ho fatto l’attore. Nella mia vita molto è accaduto quasi per caso. Ho sempre amato molto la musica, il teatro e in genere tutto ciò che consente di spaziare con la creatività. Dopo il diploma di maturità ho cominciato a fare teatro amatoriale. Avevo ventidue anni quando venne da me un regista di Bolzano: “Perché non fai l’attore?” – mi disse – “Tu sei un talento naturale”. Ma a quel tempo forse non ero ancora pronto e andai a lavorare in Rai a Bolzano come speaker e lì rimasi per sette anni. Poi decisi di iniziare a recitare. Come sono diventato regista? Eravamo alla vigilia di uno spettacolo quando il regista si ritirò dal progetto. Io presi in mano la direzione e furono ben gli 20 spettacoli con il tutto esaurito. Diventai regista da un giorno all’altro e da quel momento sono arrivati molti successi.

Nel 2001 hai assunto la direzione del Teatro di Bolzano. Qual è stata la tua esperienza lavorativa in un contesto storicamente e geograficamente multietnico?

– Ho ricoperto quel ruolo per 12 anni, che per l’Italia è un periodo lunghissimo… In quegli anni il consiglio di amministrazione era composto da 14 membri: 7 di lingua tedesca, 7 di lingua italiana, di cui alcuni nominati dalla provincia e altri dalla città di Bolzano. Era veramente difficile mettere tutti d’accordo. In una regione come l’Alto Adige, in cui coesistono due comunità, quella italiana e quella tedesca, era importante operare scelte che unissero il pubblico, al di là della lingua e delle peculiarità culturali. Così pensai all’opera e alla danza, che potevano coinvolgere anche i turisti o i nuovi cittadini di Bolzano. La prima opera che ho diretto è stata il Simon Boccanegra con Abbado e ancora lo ricordo come un momento di grande arte. La stessa motivazione mi ha spinto ad assumere anche la direzione del festival Bolzano Danza. Ho voluto osare, facendo cose nuove, e abbiamo portato in scena più di 100 prime italiane di danza.

Quali ritieni siano le ragioni del tuo il successo?

– Personalmente ho sempre amato le sfide e ho cercato di evitare i percorsi consolidati. Mi sono lasciato guidare dall’istinto, per percepire dove stava il limite e capire fino a che punto avrei potuto arrivare. Credo, poi, di essere abile nel creare il team giusto. Forse la mia caratteristica principale è proprio quella di riuscire a motivare nel modo giusto chi lavora con me. Diventiamo tutti co-creatori di uno spettacolo: io sono autore di una piccola parte del successo, la gran parte la devo al team.

“Lysistrata 21” andrà in scena a Pola negli spazi del Castello (Museo Storico e Navale). La Prima sarà il 15 giugno alle ore 21, gli altri due spettacoli domenica 16 e lunedì 17 giugno sempre alle 21. Si possono acquistare i biglietti sul sito www.ink.hr, per email prodaja@ink.hr, oppure direttamente alla biglietteria del Castello prima dello spettacolo. I posti non sono numerati.

Testo Luisa SORBONE

Fotografie Tanja DRAŠKIĆ SAVIĆ

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