Dipinti, sculture e ceramiche di Simone Mocenni Beck in mostra al Castello Morosini Grimani di Sanvincenti.

“Istarski cluster”: il segno musicale diventa segno pittorico

• Sarà aperta al pubblico fino al 3 luglio prossimo la personale di Simone Mocenni Beck, inaugurata domenica 19 giugno al castello di Sanvincenti alla presenza di tanti ospiti venuti da ogni parte dell’Istria. Vernissage accompagnato da momenti di musica e poesia che hanno avuto come protagonisti Bruno Krajcar e lo stesso Simone Mocenni. Ad aprire la mostra la storica d’arte Gorka Ostojić Cvajner.

“È la mia prima mostra dopo il lungo periodo segnato dall’epidemia Covid” – commenta Mocenni. “Nei mesi di emergenza sanitaria mi trovavo a Milano con la famiglia, tutti costretti a restare “segregati” in casa. Il suono delle ambulanze in strada ogni dieci minuti. Non è stato facile. Mi mancava l’Istria, mi mancava Pola. Mi sono buttato sul lavoro e il lavoro mi ha salvato, dipingevo dalla mattina alla sera e ho prodotto molto”.

Così sono nati 20 dei quadri esposti in questa mostra, ispirati dai ricordi dell’amata Istria a cui sono dedicati. I cluster di Veruda, di Stoia, di Sanvincenti, di Sichici, di Bolobani, villaggio di cui è originaria la sua famiglia, dei paesini e dei luoghi che hanno lasciato in lui tracce e sensazioni. “Questa è la mia terra, nonostante sia nato a Milano, e la omaggerò sempre”.

I cluster

Cluster, grappolo di note suonate contemporaneamente, come reminiscenza del percorso formativo al Conservatorio di Milano dove Simone ha studiato pianoforte, contrabbasso e musica sperimentale. Proprio in quel contesto mette radici quell’idea che caratterizzerà la sua evoluzione artistica. “Negli anni 80 ero letteralmente affascinato da compositori come Penderecki, Bussotti, Berio, Ligeti, Stockhousen. Ognuno di loro utilizzava dei segni per far meglio comprendere agli esecutori la partitura dei loro brani. È nata in me l’idea di fare lo stesso in campo artistico pittorico: anch’io ho scelto un segno, quello del triangolo attraversato da una diagonale. L’ho realizzato prima nella pittura e poi, quasi come necessità, nella scultura. Nell’opera pittorica il segno si disgregava, si corrompeva e diventava qualcosa di diverso, il colore prevaleva sulla forma, nella scultura invece trovava il suo compimento e una sua definizione permanente”.

Il rapporto con Gualtiero

“Smatram sebe vrlo sretnim čovjekom. Imao sam majku i oca koji su me uvijek podržavali u mojim izborima. Čak i kada sam izrazio želju da ne nastavim studij, poticali su me da slijedim svoj poziv, a tada je to bila glazba.”[/lang_hr]

“Mi ritengo un uomo molto fortunato. Ho avuto una madre e un padre che mi hanno sempre supportato nelle scelte. Anche quando ho manifestato la volontà di non proseguire gli studi mi hanno incoraggiato a seguire la mia vocazione, che a quel tempo era quella per la musica.”

Il rapporto con il padre Gualtiero è qualcosa di unico, è legame familiare e al tempo stesso complicità professionale. “Siamo molto di più che padre e figlio, tra noi c’è grande alchimia e spirito di collaborazione. Un esempio? Quando iniziamo una scultura su mio progetto, lui mi fa da aiutante, nonostante sia un grande maestro, lasciandomi molta indipendenza sulle scelte.”

Un progetto speciale

“Le opere che ho fatto mi piacciano tutte. Ma tra tutte ce n’è forse una, un dipinto, che ha un significato particolare. Ha per titolo “Finis Terrae”, esposto al secondo piano della mostra, in cui sono riuscito a trasferire pienamente l’intensità espressiva che desideravo”.

Finis Terrae è diventato un progetto e al dipinto ha fatto seguito una scultura in legno, tagliata interamente a mano. “Ho lavorato a quest’opera con un seghetto per due mesi e ne vado particolarmente fiero.”

La mia Milano e la mia Istria

Simone Mocenni, milanese di nascita, da circa 2 anni vive stabilmente a Pola con il padre Gualtiero e la madre Alice Beck.

“Amo Milano, la ritengo una città meravigliosa e ci ritorno sempre volentieri. È la città in cui mi sono formato e in cui ho avuto al fortuna di conoscere e frequentare personaggi che non dimenticherò mai, come Ormanno Olmi o come il grande poeta milanese Roberto Sanesi, assidui frequentatori del nostro studio. Ma Milano non mi manca, ho sempre saputo che sarei tornato a vivere a Pola. Se da piccolo venivo qui per vivere il mare, oggi, con l’età, vedo questa terra contaminarmi in tanti modi. Sto scoprendo la bellezza e il valore dell’entroterra e ho imparato ad amare anche la parte slava dell’Istria, non solo quella italiana. Lo vedo come un grande arricchimento.”

Testo e fotografie Luisa SORBONE

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