La politica, l’architettura, la religione, la sanità e l’educazione
Presentazione della raccolta di saggi “Vita di casa nostra”
Testo e fotografie Marko ŠORGO
Nel teatrino della comunità degli italiani di Umago si è svolta, giovedì 12. ottobre la presentazione di una raccolta di saggi intitolata “Vita di casa nostra”. Alla serata hanno partecipato oltre agli autori, anche lo storico parentino Gaetano Beničić in veste di mediatore e Floriana Bassanese Radin, presidentessa dell’organizzazione chiamata Fulvio Tomizza che raccoglie e rappresenta gli Italiani dell’ex Buiese.
L’evento appartiene al ciclo di conferenze divulgative chiamato “Alla corte delle ore”, che dal 2016. promuove la storia e la cultura italiana locale. Gli autori dei saggi sono Rino Cigui, Erika Sporčić Calabrò, Lorella Limoncin Toth, Dean Brhan e Marina Paoletić. La discussione ha animato anche il pubblico in sala, così ci sono stati anche interventi inattesi. Gli autori sono esperti ricercatori e didatti che si sono dedicati alla raccolta di storie e dati, nonché alla stesura di testi riguardanti il passato di Umago e dei suoi abitanti. Il titolo dell’opera presentata si ispira ad un pezzo teatrale del noto commediografo Giuseppe Rota. Su questo volume si è lavorato 5 anni, ed è un’edizione dell’istituzione nella cui sede è stata per la seconda volta presentata al pubblico.
Corte delle ore
Nella sua introduzione, Sporčić ha rivelato che i saggi di questo volume sono già stati stampati nell’occasione del settantacinquesimo anniversario del gruppo nazionale Fulvio Tomizza come foglio illustrativo del ciclo di conferenze. Questa edizione ha testi rivisitati ed è il primo volume dei tre previsti. Essendo una selezione di saggi scritti da vari autori, “Vita di casa nostra” offre varie e differenti prospettive, e mette in luce fatti e vite poco note.
I temi elaborati negli otto saggi di questa raccolta riguardano principalmente la politica, l’architettura, la religione, la sanità e l’educazione. L’arco di tempo coperto in questa edizione copre dal medioevo fino agli anni venti del secolo scorso, concentrati leggermente verso questi ultimi.
Benčić ha dichiarato che si tratta di un lavoro serio, utile, non troppo lungo, con dati precisi e fatto scientificamente, che è una rarità al giorno d‘oggi.
Sipar e Momiano
Limoncin Toth, storica d’arte si è occupata nel suo saggio dei castelli di Momiano e Sipar. Lo storico passa per gli archivi, lo storico d’arte va sulle pietre, evidenzia l‘ex sindaca di Buie. Una volta tolta la vegetazione, all’inizio dei lavori di conservazione della roccaforte di Momiano, come per sincronicità, ci si sono rivolte varie persone legate alla nobiltà Momianese, ricorda Toth. Questi erano i discendenti dei conti Rota, che per alcuni secoli erano i proprietari di Sipar, nel Umaghese oltre che di Momiano. offrendo documenti che hanno ereditato, per aiutare nei lavori di ristrutturazione. Entrambi i castelli sono molto antichi, ricchi di storia e importanti, ma Sipar è il più vecchio e più misterioso, di lui sono rimasti pochi resti, aggiunge la sovrintendente ai beni culturali. Con il mio lavoro ho cercato di presentare queste immagini di Sipar che sono sconosciute ai più, conclude.
Nel corso della serata, anche gli altri autori si sono soffermati sulle ricerche che hanno fatto nel corso dei vari giri di domande che gli rivolgeva Benčić. Il professor Cigui ha ricordato che siccome l’archivio di Umago è bruciato, il ricercatore è costretto a trovare altre fonti, sperando di trovare dati utili per il lavoro che sta facendo. Un lavoro di scavo lo definisce.
Seguendo i propri interessi nell’architettura, Marina Paoletić ha scritto un resoconto sulle stanzie. Sporčić Calabrò invece è autrice dell’introduzione e di due opere saggistiche. In un’opera, la storica umaghese si è soffermata sul periodo che seguì la fine del primo conflitto bellico mondiale e l’annessione di Umago al regno d’Italia. L’altro saggio narra le vicende e le corrispondenze di Romano Manzutto, ufficiale della marina italiana, legato a Umago, dove trascorse molti anni dall’infanzia in poi.
L’intervento inaspettato
La serata si è conclusa con l’osservazione di uno degli spettatori che ha manifestato il desiderio di veder rappresentata la parte degli istriani di nazionalità italiana alla pari di quelli croati soprattutto nelle pubblicazioni di carattere storico. Il contributo ed il significato degli italiani nell’Istria del passato e di adesso non dovrebbe venir omesso, e qui si cela forse un critica verso gli autori in lingua italiana delle comunità nazionali. Calabrò ha replicato che il migliore dei modi è di tradurre le loro opere in croato. Più precisamente, si potrebbe concludere che dal pubblico viene una richiesta di apertura dell’Unione italiana. Benčić invece ritiene che se si tratta di libri malfatti, che negano l’essenza della nostra Istria, c’è bisogno che gli storici italiani abbiano più coraggio conclude.





