La politica, l’architettura, la religione, la sanità e l’educazione

Presentazione della raccolta di saggi “Vita di casa nostra”

Testo e fotografie Marko ŠORGO

26.10.2023

Nel teatri­no del­la comu­nità degli ita­li­ani di Umago si è svol­ta, giovedì 12. otto­bre la pre­sen­ta­zi­one di una rac­col­ta di sag­gi inti­to­la­ta “Vita di casa nos­tra”. Alla sera­ta han­no par­te­ci­pa­to oltre agli auto­ri, anc­he lo sto­ri­co paren­ti­no Gaetano Beničić in ves­te di medi­ato­re e Floriana Bassanese Radin, pre­si­den­te­ssa dell’organizzazione chi­ama­ta Fulvio Tomizza che rac­co­glie e rap­pre­sen­ta gli Italiani dell’ex Buiese.

L’evento appar­ti­ene al ciclo di con­fe­ren­ze divul­ga­ti­ve chi­ama­to “Alla cor­te del­le ore”, che dal 2016. pro­mu­ove la sto­ria e la cul­tu­ra ita­li­ana loca­le. Gli auto­ri dei sag­gi sono Rino Cigui, Erika Sporčić Calabrò, Lorella Limoncin Toth, Dean Brhan e Marina Paoletić. La dis­cu­ssi­one ha ani­ma­to anc­he il pub­bli­co in sala, così ci sono sta­ti anc­he inter­ven­ti inat­te­si. Gli auto­ri sono esper­ti ricer­ca­to­ri e didat­ti che si sono dedi­ca­ti alla rac­col­ta di sto­rie e dati, non­c­hé alla ste­su­ra di tes­ti rigu­ar­dan­ti il passa­to di Umago e dei suoi abi­tan­ti. Il tito­lo dell’opera pre­sen­ta­ta si ispi­ra ad un pezzo teatra­le del noto com­me­di­ogra­fo Giuseppe Rota. Su ques­to volu­me si è lavo­ra­to 5 anni, ed è un’e­di­zi­one dell’istituzione nel­la cui sede è sta­ta per la secon­da vol­ta pre­sen­ta­ta al pubblico.

Corte delle ore

Nella sua intro­du­zi­one, Sporčić ha rive­la­to che i sag­gi di ques­to volu­me sono già sta­ti stam­pa­ti nell’occasione del set­tan­ta­cinqu­esi­mo anni­ver­sa­rio del grup­po nazi­ona­le Fulvio Tomizza come foglio illus­tra­ti­vo del ciclo di con­fe­ren­ze. Questa edi­zi­one ha tes­ti rivi­si­ta­ti ed è il pri­mo volu­me dei tre pre­vis­ti. Essendo una sele­zi­one di sag­gi scrit­ti da vari auto­ri, “Vita di casa nos­tra” offre varie e dif­fe­ren­ti pros­pet­ti­ve, e met­te in luce fat­ti e vite poco note.

I temi ela­bo­ra­ti negli otto sag­gi di ques­ta rac­col­ta rigu­ar­da­no prin­ci­pal­men­te la poli­ti­ca, l’architettura, la reli­gi­one, la sanità e l’educazione. L’arco di tem­po coper­to in ques­ta edi­zi­one copre dal medi­oevo fino agli anni ven­ti del seco­lo scor­so, con­cen­tra­ti leg­ger­men­te ver­so ques­ti ultimi.

Benčić ha dic­hi­ara­to che si trat­ta di un lavo­ro serio, uti­le, non trop­po lun­go, con dati pre­ci­si e fat­to sci­en­ti­fi­ca­men­te, che è una rarità al gior­no d‘oggi.

Sipar e Momiano

Limoncin Toth, sto­ri­ca d’arte si è occu­pa­ta nel suo sag­gio dei cas­tel­li di Momiano e Sipar. Lo sto­ri­co passa per gli arc­hi­vi, lo sto­ri­co d’arte va sul­le pietre, evi­den­zia l‘ex sin­da­ca di Buie. Una vol­ta tol­ta la vege­ta­zi­one, all’inizio dei lavo­ri di con­ser­va­zi­one del­la roc­ca­for­te di Momiano, come per sin­cro­ni­cità, ci si sono rivol­te varie per­so­ne lega­te alla nobil­tà Momianese, ricor­da Toth. Questi era­no i dis­cen­den­ti dei con­ti Rota, che per alcu­ni seco­li era­no i pro­pri­eta­ri di Sipar, nel Umaghese oltre che di Momiano. offren­do docu­men­ti che han­no ere­di­ta­to, per aiuta­re nei lavo­ri di ris­trut­tu­ra­zi­one. Entrambi i cas­tel­li sono mol­to antic­hi, ric­c­hi di sto­ria e impor­tan­ti, ma Sipar è il più vec­c­hio e più mis­te­ri­oso, di lui sono rimas­ti poc­hi res­ti, aggi­un­ge la sovrin­ten­den­te ai beni cul­tu­ra­li. Con il mio lavo­ro ho cer­ca­to di pre­sen­ta­re ques­te imma­gi­ni di Sipar che sono sco­nos­ci­ute ai più, conclude.

Nel cor­so del­la sera­ta, anc­he gli altri auto­ri si sono sof­fer­ma­ti sul­le ricer­c­he che han­no fat­to nel cor­so dei vari giri di doman­de che gli rivol­ge­va Benčić. Il pro­fe­ssor Cigui ha ricor­da­to che sic­co­me l’archivio di Umago è bru­ci­ato, il ricer­ca­to­re è cos­tret­to a tro­va­re altre fon­ti, spe­ran­do di tro­va­re dati uti­li per il lavo­ro che sta facen­do. Un lavo­ro di sca­vo lo definisce.

Seguendo i pro­pri inte­re­ssi nell’architettura, Marina Paoletić ha scrit­to un reso­con­to sul­le stan­zie. Sporčić Calabrò inve­ce è autri­ce dell’introduzione e di due ope­re sag­gis­tic­he. In un’o­pe­ra, la sto­ri­ca umag­he­se si è sof­fer­ma­ta sul peri­odo che seguì la fine del pri­mo con­flit­to bel­li­co mon­di­ale e l’annessione di Umago al reg­no d’Italia. L’altro sag­gio nar­ra le vicen­de e le cor­ris­pon­den­ze di Romano Manzutto, uffi­ci­ale del­la mari­na ita­li­ana, lega­to a Umago, dove tras­cor­se mol­ti anni dall’infanzia in poi.

 

L’intervento inaspettato

La sera­ta si è con­clu­sa con l’osservazione di uno degli spet­ta­to­ri che ha mani­fes­ta­to il desi­de­rio di veder rap­pre­sen­ta­ta la par­te degli istri­ani di nazi­ona­lità ita­li­ana alla pari di quel­li cro­ati soprat­tut­to nel­le pub­bli­ca­zi­oni di carat­te­re sto­ri­co. Il con­tri­bu­to ed il sig­ni­fi­ca­to degli ita­li­ani nell’Istria del passa­to e di ade­sso non dovreb­be venir ome­sso, e qui si cela for­se un cri­ti­ca ver­so gli auto­ri in lin­gua ita­li­ana del­le comu­nità nazi­ona­li. Calabrò ha repli­ca­to che il migli­ore dei modi è di tra­dur­re le loro ope­re in cro­ato. Più pre­ci­sa­men­te, si potreb­be con­clu­de­re che dal pub­bli­co viene una ric­hi­es­ta di aper­tu­ra dell’Unione ita­li­ana. Benčić inve­ce riti­ene che se si trat­ta di libri mal­fat­ti, che nega­no l’essenza del­la nos­tra Istria, c’è bisog­no che gli sto­ri­ci ita­li­ani abbi­ano più corag­gio conclude.