“Il grande racconto del Mediterraneo” di Egidio Ivetić

Testo di Luisa SORBONE

17.01.2024

“Essere stati è una condizione per essere”

Fernand Braudel

Culla di leg­gen­de e reli­gi­oni, cen­tro di un mon­do in peren­ne movi­men­to in cui coesis­to­no mira­co­lo­se convi­ven­ze e dram­ma­tic­he inva­si­oni. È il nos­tro Mediterraneo, il luogo “in mezzo alle ter­re” di tre continenti.

Inestimabile patri­mo­nio del­l’u­ma­nità, con le sue atmo­sfe­re accat­ti­van­ti e i suoi capo­la­vo­ri artis­ti­ci e arc­he­olo­gi­ci, ma anc­he rot­ta obbli­ga­ta per chi cer­ca un futu­ro migliore.

Un tut­to tal­men­te den­so di sig­ni­fi­ca­ti e così poco scon­ta­to che solo stu­di­osi di cara­tu­ra inter­na­zi­ona­le posso­no avven­tu­rar­si in disqu­isi­zi­oni sull’argomento.

A ques­to “mare nos­trum” è dedi­ca­to l’ul­ti­mo libro di Egidio Ivetić, nato a Pola e pro­fe­sso­re asso­ci­ato di Storia moder­na all’Università di Padova, dove inseg­na anc­he Storia del Mediterraneo.

Uscito in Italia per Il Mulino, “Il gran­de rac­con­to del Mediterraneo” è un viag­gio  di quasi 400 pagi­ne, accom­pag­na­te da oltre 200 imma­gi­ni a colo­ri, che rac­con­ta di sto­ria, arte, cos­tu­me, antro­po­lo­gia, dal­le mito­lo­gic­he colon­ne di Gibilterra fino al nord Africa, passan­do per Genova, Venezia, Istanbul.

È un sag­gio dal tono nar­ra­ti­vo, pen­sa­to per il gran­de pub­bli­co, basa­to sul­la lun­ga espe­ri­en­za del­l’a­uto­re in mate­ria di stu­di sto­ri­ci sul Mediterraneo.

“La scom­me­ssa – com­men­ta Egidio Ivetić – era ren­de­re leg­gi­bi­le una sto­ria così lun­ga e com­ple­ssa, come quel­la dell’antico mare. L’apparato di oltre 240 imma­gi­ni senz’altro aiuta. Nell’insieme, il tes­to e le imma­gi­ni, sono una pro­pos­ta nuova per comu­ni­ca­re la sto­ria, per conos­ce­re il Mediterraneo, i suoi significati”.

Una storia che tutti dovremmo conoscere

“Sul Mediterraneo si è scrit­to e si scri­ve mol­to, for­se trop­po. Il Mediterraneo è il pre­tes­to per tan­te cose: musi­ca, cuci­na, vacan­ze, moda, pen­si­ero. C’è senz’altro un Mediterraneo fisi­co, quel­lo degli sci­en­zi­ati, dai geolo­gi ai cli­ma­to­lo­gi; poi c’è il Mediterraneo poli­ti­co, quel­lo degli eco­no­mis­ti, ana­lis­ti di vario gene­re e dei geopo­li­ti­ci; c’è il Mediterraneo sim­bo­li­co e cul­tu­ra­le, quel­lo dei let­te­ra­ti, artis­ti e stu­di­osi del­le let­te­ra­tu­re e arti e in gene­re del­le espe­ri­en­ze cul­tu­ra­li; e c’è infi­ne il Mediterraneo sto­ri­co, che sta alla base degli altri tre, ed è quel­lo stu­di­ato dagli sto­ri­ci. È tut­to il passa­to, che inci­de su tut­to. Il Mediterraneo è soprat­tut­to la sua storia.

Solo di recen­te, dal 2000 in poi, si è svi­lup­pa­ta una Storia del Mediterraneo inte­sa come dis­ci­pli­na sto­ri­ca a sé, con pro­prie carat­te­ris­tic­he. Io sono un convin­to pro­mo­to­re di ques­to tipo di sto­ria e sto­ri­ogra­fia. La Storia del Mediterraneo andreb­be inseg­na­ta nel­le prin­ci­pa­li uni­ver­sità dei paesi che si affac­ci­ano sul Mediterraneo e, ovvi­amen­te, in Italia, che si tro­va al cen­tro del mare. Il gran­de rac­con­to del Mediterraneo rien­tra nel­la pro­pos­ta di ques­to tipo di storiografia”.

Da sempre storia di rapporti complessi

Il Mediterraneo è un gran­de spa­zio di con­fron­to. Fernand Braudel, la cui ope­ra è un pun­to di rife­ri­men­to quan­do si trat­ta di Mediterraneo, affer­ma­va che si potreb­be par­la­re non di “un Mediterraneo” ma di due, for­se tre.

“Braudel ha stu­di­ato il Mediterraneo, il mon­do, la Francia e le civil­tà. Si tras­cu­ra di ricor­da­re il suo libro Nel mon­do attu­ale, in cui inter­pre­ta le civil­tà che tutt’oggi inci­do­no sul­la situ­azi­one del mon­do. Ebbene, nel Mediterraneo abbi­amo l’incontro tra l’Europa, decli­na­ta nel­la par­te lati­na, occi­den­ta­le, e quel­la ori­en­ta­le, ossia di tra­di­zi­one bizan­ti­na, con il mon­do isla­mi­co. Questo incon­tro tra civil­tà ha una lun­ga sto­ria, con mol­te fasi, di pre­mi­nen­za dell’una e dell’altra par­te, e anc­he oggi la con­di­vi­si­one del Mediterraneo tra Occidente e mon­do isla­mi­co apre a con­fron­ti tutt’altro che facili”.

Realtà e buone intenzioni

“Nel dopo “Guerra fred­da” si è pen­sa­to di uni­re il più possi­bi­le le spon­de del Mediterraneo in una reci­pro­cità eco­no­mi­ca e poli­ti­ca. Il cosid­det­to Processo di Barcellona, che è del 1995, nacque con lo sco­po di cre­are un mer­ca­to comu­ne euro-medi­ter­ra­neo, tra l’Unione Europea e gli sta­ti del Maghreb e del Medio Oriente. Un’iniziativa rilan­ci­ata nel 2004 e poi anco­ra nel 2008 come Unione per il Mediterraneo, sot­to la cui sigla si riunis­co­no 27 paesi. Sono buone inten­zi­oni, che van­no por­ta­te avan­ti. Tuttavia, la real­tà del Mediterraneo è quel­la che vedi­amo. Di fat­to, ques­to mare/regione, rico­nos­ci­bi­le nel mon­do per i suoi mil­le sig­ni­fi­ca­ti, è attra­ver­sa­to da ormai un quar­to di seco­lo da mili­oni di dis­pe­ra­ti che cer­ca­no for­tu­na in Europa. Migliaia sono le vit­ti­me in ques­ta traversata”.

Una sfida culturale

“Nonostante i buoni pro­po­si­ti, il Mediterraneo è attra­ver­sa­to da una fron­ti­era sem­pre più mar­ca­ta tra il Nord e il Sud glo­ba­le, tra il mon­do benes­tan­te e quel­lo che deve anco­ra tro­va­re se ste­sso. C’è poi, ovvi­amen­te, la fron­ti­era dell’Unione Europea, che esten­den­do­si a Malta e Cipro nel 2004 ha assun­to con­no­ta­ti medi­ter­ra­nei, con­trol­la buona par­te del­le acque del Mediterraneo, ma non espri­me – let­te­ral­men­te non ha – una poli­ti­ca medi­ter­ra­nea. Le cose si stan­no aggra­van­do in ques­ti ulti­mi tem­pi, a par­ti­re dagli attac­c­hi ter­ro­ris­ti­ci in Europa del 2014 – 16 e, ancor di più, dal con­flit­to russo-ucra­ino, di cui non si vede la fine. Oggi il Mediterraneo è attra­ver­sa­to dal­la fron­ti­era tra l’Occidente e il Non Occidente, che ha varie decli­na­zi­oni, ma tut­te guar­da­no in modo cri­ti­co e di con­dan­na ver­so l’Occidente. Le sfi­de sono poli­tic­he e saran­no sem­pre più culturali”.

Egidio Ivetić, nato a Pola nel 1965, inseg­na Storia moder­na, Storia dell’Europa ori­en­ta­le e Storia del Mediterraneo all’Università di Padova. È diret­to­re dell’Istituto per la Storia di Venezia  pre­sso la Fondazione Giorgio Cini di Venezia. È auto­re di oltre una ven­ti­na di pubblicazioni.

Tra i suoi ulti­mi libri, mol­ti dei quali tra­dot­ti in alba­ne­se, bul­ga­ro, ser­bo e cro­ato, ricor­di­amo: Studiare la sto­ria del Mediterraneo (in pub­bli­ca­zi­one con Il Mulino, gen­na­io 2024); Il gran­de rac­con­to del Mediterraneo (Il Mulino, 2022); Il Mediterraneo e l’Italia. Dal mare nos­trum alla cen­tra­lità com­pri­ma­ria (Rubbettino, 2022); Est/Ovest. Il con­fi­ne den­tro l’Europa (Il Mulino, 2022); Italia e Balcani. Storia di una pro­ssi­mità (con Alberto Basciani, Il Mulino, 2021); I Balcani. Civiltà, con­fi­ni, popo­li, 1453 – 1912 (Il Mulino, 2020); Storia dell’Adriatico (Il Mulino, 2019).

Storia dell’Adriatico è sta­to tra­dot­to in polac­co, ser­bo, cro­ato e ingle­se. La ver­si­one in lin­gua cro­ata Povijest Jadrana, pub­bli­ca­ta da Srednja Europa con la tra­du­zi­one del­la sto­ri­ca pole­se Anita Buhin è sta­ta pre­sen­ta­ta alcu­ni mesi fa all’Istituto Italiano di cul­tu­ra a Zagabria.