“Il grande racconto del Mediterraneo” di Egidio Ivetić
Testo di Luisa SORBONE
“Essere stati è una condizione per essere”
Fernand Braudel
Culla di leggende e religioni, centro di un mondo in perenne movimento in cui coesistono miracolose convivenze e drammatiche invasioni. È il nostro Mediterraneo, il luogo “in mezzo alle terre” di tre continenti.
Inestimabile patrimonio dell’umanità, con le sue atmosfere accattivanti e i suoi capolavori artistici e archeologici, ma anche rotta obbligata per chi cerca un futuro migliore.
Un tutto talmente denso di significati e così poco scontato che solo studiosi di caratura internazionale possono avventurarsi in disquisizioni sull’argomento.
A questo “mare nostrum” è dedicato l’ultimo libro di Egidio Ivetić, nato a Pola e professore associato di Storia moderna all’Università di Padova, dove insegna anche Storia del Mediterraneo.
Uscito in Italia per Il Mulino, “Il grande racconto del Mediterraneo” è un viaggio di quasi 400 pagine, accompagnate da oltre 200 immagini a colori, che racconta di storia, arte, costume, antropologia, dalle mitologiche colonne di Gibilterra fino al nord Africa, passando per Genova, Venezia, Istanbul.
È un saggio dal tono narrativo, pensato per il grande pubblico, basato sulla lunga esperienza dell’autore in materia di studi storici sul Mediterraneo.
“La scommessa – commenta Egidio Ivetić – era rendere leggibile una storia così lunga e complessa, come quella dell’antico mare. L’apparato di oltre 240 immagini senz’altro aiuta. Nell’insieme, il testo e le immagini, sono una proposta nuova per comunicare la storia, per conoscere il Mediterraneo, i suoi significati”.
Una storia che tutti dovremmo conoscere
“Sul Mediterraneo si è scritto e si scrive molto, forse troppo. Il Mediterraneo è il pretesto per tante cose: musica, cucina, vacanze, moda, pensiero. C’è senz’altro un Mediterraneo fisico, quello degli scienziati, dai geologi ai climatologi; poi c’è il Mediterraneo politico, quello degli economisti, analisti di vario genere e dei geopolitici; c’è il Mediterraneo simbolico e culturale, quello dei letterati, artisti e studiosi delle letterature e arti e in genere delle esperienze culturali; e c’è infine il Mediterraneo storico, che sta alla base degli altri tre, ed è quello studiato dagli storici. È tutto il passato, che incide su tutto. Il Mediterraneo è soprattutto la sua storia.
Solo di recente, dal 2000 in poi, si è sviluppata una Storia del Mediterraneo intesa come disciplina storica a sé, con proprie caratteristiche. Io sono un convinto promotore di questo tipo di storia e storiografia. La Storia del Mediterraneo andrebbe insegnata nelle principali università dei paesi che si affacciano sul Mediterraneo e, ovviamente, in Italia, che si trova al centro del mare. Il grande racconto del Mediterraneo rientra nella proposta di questo tipo di storiografia”.
Da sempre storia di rapporti complessi
Il Mediterraneo è un grande spazio di confronto. Fernand Braudel, la cui opera è un punto di riferimento quando si tratta di Mediterraneo, affermava che si potrebbe parlare non di “un Mediterraneo” ma di due, forse tre.
“Braudel ha studiato il Mediterraneo, il mondo, la Francia e le civiltà. Si trascura di ricordare il suo libro Nel mondo attuale, in cui interpreta le civiltà che tutt’oggi incidono sulla situazione del mondo. Ebbene, nel Mediterraneo abbiamo l’incontro tra l’Europa, declinata nella parte latina, occidentale, e quella orientale, ossia di tradizione bizantina, con il mondo islamico. Questo incontro tra civiltà ha una lunga storia, con molte fasi, di preminenza dell’una e dell’altra parte, e anche oggi la condivisione del Mediterraneo tra Occidente e mondo islamico apre a confronti tutt’altro che facili”.
Realtà e buone intenzioni
“Nel dopo “Guerra fredda” si è pensato di unire il più possibile le sponde del Mediterraneo in una reciprocità economica e politica. Il cosiddetto Processo di Barcellona, che è del 1995, nacque con lo scopo di creare un mercato comune euro-mediterraneo, tra l’Unione Europea e gli stati del Maghreb e del Medio Oriente. Un’iniziativa rilanciata nel 2004 e poi ancora nel 2008 come Unione per il Mediterraneo, sotto la cui sigla si riuniscono 27 paesi. Sono buone intenzioni, che vanno portate avanti. Tuttavia, la realtà del Mediterraneo è quella che vediamo. Di fatto, questo mare/regione, riconoscibile nel mondo per i suoi mille significati, è attraversato da ormai un quarto di secolo da milioni di disperati che cercano fortuna in Europa. Migliaia sono le vittime in questa traversata”.
Una sfida culturale
“Nonostante i buoni propositi, il Mediterraneo è attraversato da una frontiera sempre più marcata tra il Nord e il Sud globale, tra il mondo benestante e quello che deve ancora trovare se stesso. C’è poi, ovviamente, la frontiera dell’Unione Europea, che estendendosi a Malta e Cipro nel 2004 ha assunto connotati mediterranei, controlla buona parte delle acque del Mediterraneo, ma non esprime – letteralmente non ha – una politica mediterranea. Le cose si stanno aggravando in questi ultimi tempi, a partire dagli attacchi terroristici in Europa del 2014 – 16 e, ancor di più, dal conflitto russo-ucraino, di cui non si vede la fine. Oggi il Mediterraneo è attraversato dalla frontiera tra l’Occidente e il Non Occidente, che ha varie declinazioni, ma tutte guardano in modo critico e di condanna verso l’Occidente. Le sfide sono politiche e saranno sempre più culturali”.
Egidio Ivetić, nato a Pola nel 1965, insegna Storia moderna, Storia dell’Europa orientale e Storia del Mediterraneo all’Università di Padova. È direttore dell’Istituto per la Storia di Venezia presso la Fondazione Giorgio Cini di Venezia. È autore di oltre una ventina di pubblicazioni.
Tra i suoi ultimi libri, molti dei quali tradotti in albanese, bulgaro, serbo e croato, ricordiamo: Studiare la storia del Mediterraneo (in pubblicazione con Il Mulino, gennaio 2024); Il grande racconto del Mediterraneo (Il Mulino, 2022); Il Mediterraneo e l’Italia. Dal mare nostrum alla centralità comprimaria (Rubbettino, 2022); Est/Ovest. Il confine dentro l’Europa (Il Mulino, 2022); Italia e Balcani. Storia di una prossimità (con Alberto Basciani, Il Mulino, 2021); I Balcani. Civiltà, confini, popoli, 1453 – 1912 (Il Mulino, 2020); Storia dell’Adriatico (Il Mulino, 2019).
Storia dell’Adriatico è stato tradotto in polacco, serbo, croato e inglese. La versione in lingua croata Povijest Jadrana, pubblicata da Srednja Europa con la traduzione della storica polese Anita Buhin è stata presentata alcuni mesi fa all’Istituto Italiano di cultura a Zagabria.





