Al Revoltella l’opera dell’artista visionario e autodidatta che continua a suscitare interesse nel mondo della critica contemporanea
La pittura alchemica di Antonio Ligabue in mostra a Trieste
Testo di Luisa SORBONE
Sarà aperta fino al 18 febbraio al Museo Revoltella di Trieste la mostra antologica dedicata ad Antonio Ligabue.
Più di 60 opere tra oli, disegni e sculture che raccontano la vita e l’opera dell’artista dal 1927 al 1962. Un percorso ripartito in tre periodi secondo il criterio adottato da Sergio Negri in occasione della prima grande antologica nel 1975.
Una storia terribile e straordinaria
Quella di Antonio Ligabue è una storia umana e artistica straordinaria, che negli anni ha appassionato tutti, tanto da divenire soggetto di produzioni televisive fin dagli anni ’70. Molti ricorderanno lo sceneggiato RAI di Salvatore Nocita del 1977 con Flavio Bucci, o il più recente film “Volevo nascondermi” del 2020 di Giorgio Diritti, con la notevole interpretazione di Elio Germano. Narrazioni che hanno cercato di ricostruire la vita tormentata di Antonio Ligabue. Nato in Svizzera nel 1899 da madre italiana e padre sconosciuto, poi affidato ad una famiglia anch’essa segnata da un destino di emigrazione e dall’indigenza e infine, quasi ventenne, espulso dalla terra elvetica per volontà della madre adottiva con destinazione Gualtieri, in provincia di Reggio Emilia. Affetto fin dalla giovinezza da una malattia mentale che si manifesta con aggressività e problemi psichiatrici, gli è impossibile relazionarsi con gli altri. Giunto in Italia è straniero in terra straniera, parla una lingua che nessuno capisce. Isolato dal mondo, vive come un selvaggio nelle campagne del Po. E lì, tra il fiume e i covoni di grano, Antonio comincia a dipingere, quella è la via d’uscita salvifica. Nel 1928, e in questo c’è molto di straordinario, accade qualcosa che cambierà il suo destino: l’incontro con il pittore e scultore Renato Martino Mazzacurati. Da quel momento Antonio Laccabue, il nome datogli dal patrigno, diventa Ligabue, il pittore Antonio Ligabue.
La pittura di Ligabue
L’arte entra nella vita di Ligabue fin dall’infanzia, come lenitivo di dolori profondi. È una pittura estemporanea che si serve di materiali rudimentali: compensato, cartone e pezzi di legno. Il risultato sono quadri dai colori vivaci, linee definite e prospettiva distorta, espressione soggettiva del suo lottare con una realtà disagevole. Il colore diventa rifugio: più l’anima è straziata, più i colori diventano brillanti, come in un atto liberatorio. Pennellate che vanno oltre la semiotica della normalità, che parlano un linguaggio visionario che trasforma la sofferenza psichica in uno sguardo unico sulla percezione del mondo e che ci rivelano una profonda connessione con la natura.
“Ligabue non può non sorprendere, non sgomentare, e non convincere con lo spettacolo sbalorditivo di questa sua tenebrosa violenza e magica perizia di pittore che sa darci in un unico impasto l’ordine e il disordine dell’uomo nel creato”. È così che il critico Giancarlo Vigorelli descrive Ligabue, consacrandone il successo a livello nazionale, in occasione della mostra alla Galleria Barcaccia di Roma, nel 1961. Ligabue ha dipinto 123 autoritratti nell’arco di circa quarant’anni. Altri soggetti frequentemente ritratti erano gli animali: leopardi, tigri e volatili, ritratti in momenti di aggressiva lotta per la sopravvivenza. Molte le scene rurali della campagna emiliana, mosaici di vita agreste in cui a volte si inseriscono tasselli di scenari alpini della sua amata Svizzera.
La popolarità
La notorietà di Ligabue è cresciuta nel corso degli anni grazie all’interesse degli appassionati d’arte, dei collezionisti e degli esperti. La sua arte è spesso descritta come naïf o primitiva, anche se oggi questi termini sono ancora oggetto di dibattito. Di certo, l’autenticità e l’intensità della sua pittura non solo ha richiamato l’attenzione dei critici ma ha fatto di Ligabue una figura iconica nel mondo dell’arte, riconosciuta a livello nazionale e internazionale. Scrisse di lui Indro Montanelli: “Io stesso, nella mia ignoranza, sono rimasto colpito dalla nettezza dei colori e dello straordinario potere di suggestione che sprigiona da certe sue assurde figure di leoni e di gorilla e da certe sue macabre sequenze di scarafaggi all’assalto di cadaveri. Ligabue non sarebbe il primo pittore il cui confine tra il genio e la follia si mostra piuttosto labile e incerto”.
La mostra a Trieste
Questo affascinante mondo artistico di Ligabue è raccontato nel percorso cronologico curato nelle sale del Museo Revoltella da Francesco Negri e Francesca Villanti. Tappa consigliata alla suggestiva sala multimediale del primo piano, in cui i più famosi dipinti di Ligabue prendono vita e cambiano forma, complici i riflessi degli specchi tutt’intorno. In sala Scarpa, seguendo una ripartizione cronologica, sono raccontate le tappe dell’opera dell’artista e dell’uomo. A partire dal primo periodo (1927−1939), quando i colori sono ancora molto tenui e i temi sono legati alla vita agreste o alle scene di animali feroci e sono ancora pochi gli autoritratti. Una narrazione più reale segna il secondo periodo (1939−1952): le forme si fanno più complesse e arrivano a riprodurre il movimento e l’azione. Nel terzo periodo (1952−1962), che è la fase più prolifica, il segno pittorico prende forza e l’immagine prevale sul resto della scena. È di quest’ultimo periodo la corposa produzione di autoritratti, diversificati a seconda degli stati d’animo.
Tra i capolavori esposti al Revoltella c’è Carrozzella con cavalli e paesaggio svizzero (1956−1957), Autoritratto con sciarpa rossa (1952- 1962) e Ritratto di Marino (1939- 1952), accanto alla sezione dedicata alla produzione grafica con disegni e incisioni – Iena (1952−1962) e Cavallo con asino (1952−1962) – e a quella che racconta la sua incredibile vicenda umana.
La mostra “Antonio Ligabue”, inaugurata l’8 novembre scorso, è promossa e organizzata dal Comune di Trieste – Assessorato alle politiche della cultura e del turismo, con il supporto di Trieste Convention and Visitors Bureau e PromoTurismo FVG, ed è prodotta da Arthemisia in collaborazione con il Comune di Gualtieri e con la Fondazione Museo Antonio Ligabue, fondata nel 2014 a Gualtieri con l’obiettivo di far conoscere e valorizzare l’arte di questo outsider della pittura italiana.
Orari di apertura della mostra: dal lunedì alla domenica, escluso il martedì, dalle 9 alle 19.















