Alla Galleria El Magazèin di Dignano una mostra che racconta “Il lavoro di una vita”

La vita è quella di Odino Fioranti, tornitore, fabbro ma anche operaio e falegname, artigiano dalla spiccata creatività e dalle molteplici abilità manuali. La mostra, che si è svolta il 4 agosto scorso presso la Galleria El Magazèin di Dignano, ha raccolto disegni, progetti e oggetti fabbricati da Odino nel corso di ben oltre settant’anni anni di attività: strumenti tecnici che risalgono all’epoca in cui lavorava al cantiere navale Scoglio Olivi, ma anche oggetti di uso quotidiano destinati alla vita domestica, pezzi unici “fatti con il cuore”.

“Stavo ripulendo l’archivio – racconta Germano Fioranti – e mi sono capitati tra le mani alcuni dei disegni che mio padre ha fatto quando frequentava le scuole industriali di Pola. Ho pensato che avrebbero meritato di essere esposti e mostrati, non solo di accumulare polvere. Così ho deciso di farne un evento aperto al pubblico, in occasione del suo ottantacinquesimo compleanno e del decimo anniversario della fondazione della Galleria.”

Germano, di quanti disegni e di quali oggetti parliamo?

– In tutto di un centinaio di pezzi: una quindicina di disegni e poi prototipi di strumenti e oggetti che mio padre ha fabbricato a partire dalla seconda metà degli anni ’40. Ci sono esercizi scolastici che rappresentano in dettaglio attrezzi, utensili per il tornio, oggetti di meccanica. Questi disegni, a distanza di così tanto tempo, ci raccontano molto della cultura di quel tempo, a partire dal modo in cui sono realizzati, a china con il pennino su un pezzo di carta…

Passiamo in rassegna alcuni di questi oggetti, partendo da quelli di prima fabbricazione.

– Una pompa per biciclette, ad esempio. La bicicletta all’epoca era il mezzo di locomozione per antonomasia: si andava in bicicletta da Dignano a Pola, soprattutto per via del posto di blocco. Ricordiamo che fino al ‘47 a Pola c’erano gli angloamericani a presidiare la città, andarci in bici era molto più veloce che in treno, le procedure per il lasciapassare erano più agili quando il passaporto da controllare era uno solo. I miei genitori si sposarono nel ‘58 e anche a mio padre, come a tutti gli altri operai che lavoravano a Scoglio Olivi, fu concesso di fabbricare in cantiere quanto necessario per la casa e per utilizzo personale. Ecco quindi uno scolapasta da cucina in alluminio, un lampadario anni ‘50 in alluminio e bachelite, un tavolo da cucina con incastri per i seggiolini, estremamente pratico, certamente ispirato a quello in uso alla mensa del cantiere. E poi riproduzioni in miniatura di vere da pozzo, portachiavi, vasellame in rame per cucinare sul fuoco secondo la tradizione locale e anche un’elica meccanica che sostituisce l’attrezzo per battere lo stoccafisso.”

Ci sono anche oggetti per il lavoro dei campi

– Si, abbiamo esposto anche utensili agricoli, quelli che mio padre costruì per rendere più funzionale e leggero il suo lavoro agricolo e nell’edilizia. C’è la macchina per spruzzare il verderame alle viti, un attrezzo dal sistema idraulico molto accurato, copia di una vecchia macchina manuale degli anni 20 montato su una macchina da trattore. Poi c’è una betoniera. All’epoca della repubblica jugoslava avere una betoniera significava avere le basi per farsi una casa. Tutto partì da un ingranaggio, la corona di una vecchia gru del cantiere, acquistata come ferrovecchio, su cui è stato inserito un grande recipiente. Un altro attrezzo che veniva considerato molto utile in campagna era la trivella. Mio padre ne costruì una che, applicata al trattore, riusciva a fare buche perfette del diametro di 50 cm, estraendo con una spirale tutti i residui di terra, lasciando il foro pulito. Serviva a piantare ulivi o altre piante.

Tra i disegni c’è anche quello di una fresatrice che ti sta molto a cuore…

– Si tratta di una macchina con snodi in verticale e orizzontale che viene usata in campo odontoiatrico. È un regalo che mio padre mi fece e che ancora oggi utilizzo nel mio laboratorio dentistico: è una macchina provvista di molte “applicazioni” e consente operazioni che di solito è difficile eseguire in maniera perfetta. Oggi ha un valore che si aggira sui 15.000 euro.

Qual è stata la reazione di tuo padre all’idea di organizzare una mostra proprio in occasione del suo compleanno?

– Beh, in un primo tempo l’ho visto un po’ perplesso, poi è subentrata la timidezza perché lui non ama, per carattere, essere sotto i riflettori. Ma dopo qualche giorno mi ha detto “Va bene”. Da quel momento si è dato da fare per recuperare oggetti dalla soffitta: una coppia di portacenere in ferro battuto, maniglie di porte, inferiate, cose che lui si fabbricava da solo perché era più semplice costruirsi una cosa su misura piuttosto che comprarla e magari doverla modificare.

Nella cornice della mostra anche un concerto di musica del 500.

– Mi è sembrata una buona idea quella di inserire questo repertorio musicale nel contesto di una mostra come questa. Il maestro Claudio Gasparoni, che per molto tempo è stato il contrabbassista della Fenice di Venezia e ha insegnato al conservatorio Benedetto Marcello, ci ha fatto conoscere uno strumento antico del 500, la viola da gamba, antenato del violoncello. Insieme a Stefano Casaccia, docente di flauto presso il Conservatorio Tartini di Trieste, ha eseguito un repertorio di musiche rinascimentali molto apprezzato dal pubblico.

Quali eventi hai ospitato in Galleria durante questi mesi?

Ho inaugurato l’estate di El Magazèin con una mostra dedicata all’architetto di Pola Davor Maticchio. Subito dopo, si è aperta la mostra della pittrice e poetessa colombiana Maria Consuelo Vargas de Speiss in arte Macon, che ha dedicato i suoi dipinti al territorio istriano, interpretando in maniera molto personale gli scorci del nostro paesaggio e del mare di Fasana e Barbariga. La serata è stata accompagnata da un evento musicale dedicato a Smareglia: musica al pianoforte in versione moderna eseguita da Livio Morosin e Vedran Šilipetar. Il 29 luglio ho avuto il privilegio di ospitare anche quest’anno un concerto del Quartetto d’archi Rucner di Zagabria, che ha regalato al pubblico brani di compositori classici e di nuovi compositori croati.

I prossimi appuntamenti?

Il 24 agosto si esibirà in Galleria il gruppo folk di Muggia “Serenade ensemble” diretto da Andrea Sfetez, che porterà a Dignano la banda di ottoni di Muggia. In concomitanza verranno esposti i lavori, dedicati al tema del mare, di due artisti muggesani: il pittore e scultore Andrea Lodi e l’artista Anna Negri con i suoi gioielli in argento. La mostra sarà aperta al pubblico fino a fine settembre. Per concludere la stagione avremo un convegno di Cartografia, organizzato dall’Istituto Cartografico della Croazia con sede a Zagabria. Al termine del convegno il gruppo dei partecipanti si recherà a Venezia – è stato previsto il trasferimento in bus – per un consulto di competenze con i colleghi italiani. Il fatto di essere riuscito a creare questo collegamento mi rende molto felice. L’anno scorso, in seguito alla mostra sulle carte geografiche antiche dell’Istria e della Dalmazia, da me organizzata assieme all’Ufficio Catastale di Pola e a quello regionale, la Società Cartografica della Croazia ha voluto darmi un riconoscimento per il lavoro svolto, inserendo la Galleria El Magazèin nel circuito dei luoghi destinati ad ospitare i convegni cartografici in Istria.

Testo e fotografie Luisa SORBONE

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