Yordan Kamdzhalov all’Arena di Pola: il potere della musica

Credo che la musica possa essere uno strumento per cambiare il mondo e renderlo migliore perché ha l’incredibile potere di superare le differenze di lingua, religione, cultura, nazionalità. Ho una visione del mondo che potremmo definire “rinascimentale”: l’essere umano con il suo potenziale è al centro di tutto. Quando riesco a toccare il cuore delle persone e a smuovere la coscienza collettiva attraverso la musica, ecco, allora sono felice

Quando, lo scorso anno, a Pola diresse il Concerto di Natale presso il Teatro cittadino, furono in molti ad essere colpiti dalla grande forza espressiva di quel giovane direttore d’orchestra. In occasione dell’Estate Classica- Ljetna Klasika 2019 – del Teatro Nazionale di Fiume, che anche quest’anno ha come location la suggestiva cornice dell’Arena di Pola, Yordan Kamdzhalov è ritornato per dirigere due tra i più celebri capolavori del repertorio classico di tutti i tempi: la Nona Sinfonia di Beethoven e Carmen di Georges Bizet.

Il carismatico maestro Yordan Kamdzhalov, nato in Bulgaria nel 1980, è oggi acclamato a livello internazionale per le sue caratteristiche interpretative e per la sua visione filantropica dell’arte musicale.

Dopo gli studi musicali a Sofia e Berlino e il debutto come direttore d’orchestra ad appena 20 anni, ha lavorato con più di 50 orchestre e compagnie liriche internazionali, collezionando un numero non poco significativo di riconoscimenti. Dal settembre 2018 è direttore musicale e direttore principale dell’orchestra del CNT, il Teatro Nazionale Croato di Fiume Ivan Zajc.

Maestro Kamdzhalov, quando è avvenuto il suo primo incontro con la musica?

– La musica ha sempre fatto parte della mia vita, sono nato con la musica. Mia mamma è musicista e fin da piccolo frequentavo teatri e sale da concerto. Posso dire che la musica era scritta nel mio destino e iniziai a studiare musica all’età di 5 anni.

Quando ha deciso che questa sarebbe stata la sua vita?

– Quando avevo 14 anni mi trovai a fare una riflessione importante. Amavo e apprezzavo la scienza e le materie scientifiche ma ciò che veramente riusciva a realizzarmi come persona era l’arte, che fosse teatro, musica o altro. Per me era importante riuscire ad arrivare all’anima delle persone. Ho scelto di fare il direttore d’orchestra perché questo mi permetteva di condividere con gli altri i messaggi profondi della musica.

Guardando al passato, qual è stata l’esperienza che più di altre ha inciso sulla sua carriera?

– Sicuramente il mio debutto alla Filarmonica di Berlino è stato molto significativo, e lo stesso devo dire riguardo alle esperienze fatte a Zurigo, a Tokio. Hanno cambiato e, in un certo senso, determinato la mia vita. Ma posso definire significativa ogni situazione in cui si realizza la magia di un’intensa comunicazione tra me e l’orchestra, che si tratti di un grande o di un piccolo teatro. Una comunicazione fatta di armonia e di intesa e che non ha bisogno di parole.

Lei si interessa di fisica e di astronomia, oltre ad essere coinvolto in uno studio sulla “globalizzazione della struttura musicale”. Quale è il denominatore comune tra scienza e musica?

– E’ l’infinito. L’essere umano porta in sé una dimensione d’infinito, che noi non conosciamo appieno e che la musica riesce a rivelare. Lo stesso accade per la dimensione spaziale. Quando studio la musica, soprattutto la grande musica, mi trovo inevitabilmente a pensare al cosmo e viceversa. Per me sono due aspetti di una sola realtà.

Situazioni del passato che l’hanno delusa ?

– Ho provato delusione ogni volta che ho dovuto confrontarmi con il senso della limitatezza umana, quando ho sperimentato quanto piccoli e primitivi siamo noi esseri umani. Ma anche sentimenti negativi come questo hanno un loro significato e una loro funzione: quando siamo troppo fieri di noi stessi e felici di quanto ci accade, spesso corriamo il rischio di sederci e di fermare il corso della nostra vita. I momenti difficili ci stimolano ad evolverci e migliorarci.

Gli aspetti migliori e quelli peggiori dell’attività di direttore d’orchestra?

– Quando c’è la giusta preparazione musicale e si è in armonia con sé stessi, quando si entra in sintonia con i musicisti e con il pubblico, si realizza quello che definisco il magico della musica. L’esatto opposto accade quando la preparazione non è stata sufficiente, quando la comunicazione con l’orchestra non è buona e magari non si ama abbastanza la musica che si sta proponendo al pubblico. In questo caso è come se la musica perdesse di significato, non avrà potere. La preparazione è molto importante e per ottenere i risultati migliori è necessario sentire questa responsabilità.

A cosa ritiene di dovere il suo successo?

– La passione per la musica e per gli esseri umani. Credere che possiamo cambiare il mondo in qualcosa di meglio e che attraverso la musica possiamo evolverci e progredire. La musica è la dimensione in cui il sentire umano si manifesta. Condivido pienamente le parole del grande maestro Claudio Abbado, quando affermava che dirigere un’orchestra significa non solo controllare, ma soprattutto riuscire a comunicare.

Quali emozioni nel portare la musica in Arena?

– L’Arena di Pola è un luogo particolare, per il suo valore storico e per la potente energia che sprigiona. Ci sentiamo tutti ispirati da un posto come questo. Proviamo un grande senso di armonia e, al tempo stesso, un profondo senso di rispetto. È una nuova esperienza per me e fin dal primo momento ne ho percepito l’importanza e il significato. Inoltre, per me, dirigere Carmen in Arena è davvero qualcosa di speciale, perché è l’opera con la quale debuttai a Berlino e che mi è valsa il riconoscimento di Miglior Direttore d’Opera dell’anno in Germania nel 2010. Carmen e Yordan sono davvero molto, molto connessi.

Testo Luisa SORBONE

Fotografie L. SORBONE e l’archivio del Teatro Nazionale Croato di Fiume Ivan Zajc

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