Brioni e l’eredità di Paul Kupelwieser a 100 anni dalla sua scomparsa: l’intervista a Nataša Urošević

La Biblioteca Universitaria e la Facoltà di Studi Interdisciplinari italiani e culturali dell’Università Juraj Dobrila di Pola hanno organizzato una Conferenza scientifica internazionale dedicata a Paul Kupelwieser in occasione del centenario della sua morte. Paul Kupelwieser, industriale e imprenditore austriaco vissuto tra la seconda metà dell’800 e gli inizi del 900, acquistò le Isole Brioni nel 1893 e in vent’anni trasformò un deserto malarico trascurato in una destinazione aristocratica d’élite.

La conferenza che si è svolta a Brioni l’11 ottobre scorso ha voluto mettere in evidenza il grande lavoro da lui svolto, dal momento di avvio al progetto di risanamento e valorizzazione dell’isola fino alla prima guerra mondiale.

L’evento era sponsorizzato, tra gli altri, dal Ministero della scienza e dell’educazione della Repubblica di Croazia e dalla Città di Pola.

Tra gli organizzatori e relatori anche Nataša Urošević, docente presso gli Studi Interdisciplinari di Cultura e Turismo dell’Università di Pola.

Esistono documenti ufficiali che ci consentono di ricostruire il lavoro di Paul Kupelwieser a Brioni?

– La vita e l’avventura imprenditoriale di Kupelwieser sono giunte a noi principalmente attraverso l’autobiografia “Dai ricordi di un vecchio austriaco”, uscita nel 1918 (il cui ultimo capitolo, quello dedicato a Brioni, è stato tradotto e pubblicato in Croazia). L’entusiasmante prosa di memorie che racconta lo scrupoloso lavoro svolto durante i suoi primi quindici anni di permanenza a Brioni, termina con la prima visita sull’isola del principe ereditario Francesco Ferdinando accompagnato dalla moglie Duchessa di Hohenberg nel 1909.

 

Perché l’autobiografia si arrestò proprio nel 1909?

– La risposta si trova negli archivi austriaci, precisamente nella sezione dei manoscritti rari della Biblioteca nazionale austriaca a Vienna. L’eredità della famiglia Kupelwieser, la cosiddetta Collezione Kupelwieser, contiene infatti 170 mappe di fotografie rare, la corrispondenza di famiglia e la documentazione commerciale. Io ho avuto l’opportunità di consultarla grazie alla borsa di studio Richard Plaschka del Ministero austriaco per la ricerca, la scienza e l’economia, e vi ho dedicato anche diversi articoli e un libro.

Dalla documentazione presa in esame veniamo a sapere che Franz Ferdinand, una volta giunto sull’isola, se ne innamorò a tal punto da volervi costruire una sua residenza permanente. Il rapporto di comunicazione tra Kupelwieser e il principe ereditario si fecero difficili. Kupelwieser venne infatti sollecitato a consegnare al principe ereditario una parte dell’isola per costruirvi una villa imperiale, e anche i media internazionali diedero eco al problema. Da quel momento Kupelwieser cominciò ad accusare disturbi e malattie, problemi cardiaci, dolorosi eczemi.

Cosa sappiamo dell’ultima parte della vita di Kupelwieser?

– Paul Kupelwieser morì il 20 marzo 1919, a Vienna, sfinito dalla malattia e dall’incertezza del dopoguerra. Come si legge in una nota dal diario della nipote, Maria Mautner Markhof, conservata nella raccolta di rari manoscritti della Biblioteca nazionale austriaca a Vienna, il nonno Paul non vide la fine della guerra e la capitolazione dell’Impero austro-ungarico a Brioni, perché in quel periodo si trovava in Serbia a cercare minerali preziosi. Proprio durante questo viaggio si ammalò gravemente. Nel necrologio pubblicato nella “Neue Freie Presse” di Vienna dai figli di Kupelwieser, Karl e Leopold e la figlia Berta, leggiamo che la salma sarebbe stata temporaneamente sepolta il 24 marzo sotto i portici del cimitero centrale di Vienna, per venire poi definitivamente tumulata sull’isola, accanto a quella dell’amata moglie Maria. Nel 1930 il figlio Karl, gravato da problemi commerciali, familiari e politici, morì suicida e fu anch’egli sepolto a Brioni. I figli di Kupelwieser, dopo la morte del padre, cercarono di portare avanti l’impresa familiare all’interno del nuovo assetto geopolitico post bellico e di riposizionare l’isola come meta per sport aristocratici, golf e polo.

Quali furono gli interventi più significativi che Kupelwieser dovette affrontare al suo arrivo?

– Quando Kupelwieser arrivò a Brioni, dopo aver diretto per anni l’acciaieria di Witkowitz, era un cinquantenne esperto in campo organizzativo e industriale. A Brioni lo aspettavano grandi sfide, a cominciare da quella con la malaria, infezione dilagante sull’isola, che anche lui contrasse. Per questo nel novembre 1900 Kupelwieser chiamò a Brioni il batteriologo e futuro vincitore del premio Nobel Robert Koch: fu così, grazie a Koch e ai suoi collaboratori, che la malaria fu eradicata, creando le condizioni per lo sviluppo dell’isola. Nacquero allora le infrastrutture turistiche, l’architettura del verde divenne quella di un parco inglese, anche grazie al prezioso aiuto di Alojz Čufar. Fu creato il sistema per l’approvvigionamento idrico e anche una flotta privata, che includeva la prima nave al mondo con motore diesel…

Come si presentava Brioni nella sua prima fase di sviluppo?

– Cento anni fa, Brioni era una destinazione d’élite e per l’intero anno meta di turismo culturale, di salute, congressi, scienza, sport ed ecoturismo, collegata con tutta Europa dal sistema ferroviario e marittimo. Possiamo leggere su “Brioni Insel Zeitung” e sulle guide di allora che “oltre allo stress, la malattia di un uomo moderno, molte persone hanno curato emicrania cronica, nevralgia e insonnia, anemia e problemi cardiaci a Brioni.”

La mia ricerca negli archivi austriaci mi consente di affermare che c’erano piani molto ambiziosi per lo sviluppo del turismo della salute, progetti che ruotavano intorno alla prima piscina di acqua riscaldata d’Europa che venne inaugurata nell’ottobre 1913 e che rappresentò un esempio di centro benessere molto moderno. Questi progetti non furono realizzati a causa della guerra e della morte di Kupelwieser, ma sono attuali ancora oggi, soprattutto in considerazione del fatto che il turismo della salute è in rapida crescita ed è una priorità strategica nell’ambito dell’offerta turistica croata. Brioni era anche una destinazione esclusiva per il turismo culturale, grazie agli scavi di Anton Gnirs, che amò definire le isole “un grande museo archeologico a cielo aperto”. Kupelwieser aveva anche in mente un ambizioso progetto di collegamento dell’Istria con la Dalmazia grazie ad un sistema integrato di trasporto marittimo e ferroviario, che avrebbe notevolmente ridotto i tempi di viaggio e di trasporto di merci e passeggeri. La prima guerra mondiale interruppe anche questo.

In quale modo possiamo valorizzare al meglio l’eredità lasciataci da Kupelwieser?

– Credo che la storia e il patrimonio di Brioni siano unici, a livello europeo e mondiale. Ma l’eccezionale storia di Brioni non è a tutti ben nota, ed è su questa che dovrebbe essere costruita una progettualità.

Penso che ogni riflessione strategica su un futuro sostenibile dovrebbe attingere al patrimonio, alla storia e alle tradizioni dell’isola, per promuovere e incentivare forme di turismo responsabile: parlo di turismo culturale, di salute, sport ed ecoturismo. E a proposito di cultura, non dimentichiamo che molti artisti, musicisti e scrittori, un secolo fa a Brioni trassero ispirazione per il loro lavoro e che Brioni, con la vicina Pola, divenne uno dei principali centri culturali, politici e diplomatici d’Europa.

Testo e fotografie Luisa SORBONE

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