“Dio esiste, il suo nome è Petrunija”: la“crociata”di una giovane donna contro il patriarcato macedone

18.07.2019.

Presentato alla 66a edi­zi­one del Festival del Cinema a Pola, il film è in dis­tri­bu­zi­one in 40 paesi.

Una storia vera.

• Ogni anno in occa­si­one dell’Epifania, le comu­nità orto­do­sse dell’Europa dell’est, tra cui Bulgaria, Russia, Romania, Serbia e Macedonia, orga­ni­zza­no la ceri­mo­nia del lan­cio del­le cro­ci in acqua. Centinaia di uomi­ni si get­ta­no nel­le acque geli­de dei fiumi per recu­pe­ra­re la cro­ce in leg­no get­ta­ta dal capo del­la loca­le comu­nità reli­gi­osa e, ques­to dice la tra­di­zi­one,  chi per pri­mo l’afferra avrà un anno pros­pe­ro e feli­ce. Regola prin­ci­pa­le: le don­ne non sono auto­ri­zza­te a par­te­ci­par­vi. O meglio, fino al 2012 è sta­to così. Ma quell’anno acca­de qual­co­sa di diver­so. In un pic­co­lo vil­lag­gio del­la Macedonia, una don­na tren­ten­ne par­te­ci­pa alla gara, si get­ta nel fiume e riaf­fi­ora in super­fi­cie vit­to­ri­osa con in mano la cro­ce. La vicen­da gene­ra sbi­got­ti­men­to gene­ra­le nel­la popo­la­zi­one e mol­ta rab­bia tra gli uomi­ni del­la comu­nità. Il fat­to, real­men­te acca­du­to nel­la cit­tà di Stipe, ha ispi­ra­to le sorel­le Mitevska – Teona, regis­ta del film, e Labina, attri­ce – a scri­ve­re e pro­dur­re “Dio esis­te, il suo nome è Petrunija”.

Alle pro­iezi­oni del film nel cor­so del 66° Festival del Cinema, era pre­sen­te Labina, che nel­la sto­ria rives­te il ruolo di gior­na­lis­ta televisiva.

“Le reazi­oni deri­van­ti dall’aver infran­to quel­la rego­la san­ci­ta dal­la tra­di­zi­one – affer­ma Labina – altro non era­no che una natu­ra­le con­se­gu­en­za del con­for­mi­smo soci­ale e del­la miso­gi­nia del­le nor­me patri­ar­ca­li a cui la nos­tra soci­età è anco­ra­ta. Era vera­men­te trop­po ridi­co­lo e frus­tran­te per noi don­ne res­ta­re in silen­zio. Da ques­ta frus­tra­zi­one è nato il film che ha come pro­ta­go­nis­ta Petrunija”

Una resa dei con­ti tra arca­ismo e moder­nità. Petrunija è un con­cen­tra­to di carat­te­ris­tic­he anti­te­tic­he al pro­to­ti­po del­la don­na ide­ale in una soci­età rura­le e tra­di­zi­ona­lis­ta come quel­la in cui è cos­tret­ta a vive­re: è’ disoc­cu­pa­ta (una laurea in Storia non le è cer­to di aiuto), ha già più di 30 anni, non è spo­sa­ta e, come se non bas­ta­sse, è anc­he in sovrap­pe­so. Ma Petrunija è stan­ca di quel­la tris­te esis­ten­za, sen­za lavo­ro e sen­za pros­pet­ti­ve. Meglio aggrap­par­si a quel­la cro­ce che soc­com­be­re sot­to il peso del­le umi­li­azi­oni, meglio cer­ca­re di dare un nuovo sen­so alla vita, lot­ta­re e resis­te­re, per espri­mer­si ed esis­te­re come per­so­na e, soprat­tut­to, come donna.

Il suo ges­to, con­si­de­ra­to pre­ssoc­hé da tut­ti fol­le, diven­ta così una sor­ta di denun­cia e di istin­ti­va ribel­li­one con­tro l’ottusità di una visi­one patri­ar­ca­le del­la soci­età, con­tro le espre­ssi­oni di fal­sa mora­le reli­gi­osa e con­tro una tra­di­zi­one cieca­men­te con­for­mis­ta che con­tri­bu­is­ce ad anni­en­ta­re lo spi­ri­to di liber­tà e di vita.

La soli­da­ri­età fem­mi­ni­le. L’unica figu­ra fem­mi­ni­le che nel film le dimos­tra soli­da­ri­età è quel­la di Slavica, don­na indi­pen­den­te e corag­gi­osa, gior­na­lis­ta di una rete tele­vi­si­va del­la capi­ta­le Skopje che cer­ca di fare luce sul­la vicen­da. Il ruolo è inter­pre­ta­to da Labina Mitevska.

“In una soci­età come quel­la bal­ca­ni­ca – ci dice – è mol­to dif­fi­ci­le per una don­na com­bat­te­re da sola, dob­bi­amo esse­re uni­te con­tro gli ste­re­oti­pi che per­man­go­no nel­la soci­età. Quando, vent’anni fa, mia sorel­la ed io met­tem­mo in piedi la nos­tra soci­età di pro­du­zi­one, era­va­mo le pri­me don­ne nel nos­tro paese a cimen­tar­ci in ques­to lavo­ro, a pro­dur­re film e far­ne anc­he la regia: abbi­amo dovu­to dis­cu­te­re e com­bat­te­re non poco per dimos­tra­re di esse­re in gra­do di far­lo ed è sta­to male­det­ta­men­te dif­fi­ci­le. Purtroppo anco­ra oggi mi ritro­vo a dire che noi don­ne dal momen­to in cui nas­ci­amo siamo des­ti­na­te a com­bat­te­re per i nos­tri dirit­ti e che esse­re fem­mi­nis­te non è una scel­ta per una donna.”

Ogni don­na, in qual­c­he momen­to del­la vita, si è tro­va­ta a pen­sa­re : Io sono Petrunija. “Fortunatamente anc­he la Macedonia sta diven­tan­do un paese più aper­to e non tut­te le don­ne sono come quel­le rap­pre­sen­ta­te nel film, soprat­tut­to quel­le più giova­ni viag­gi­ano e si con­fron­ta­no con il res­to del mon­do. Ma nei pic­co­li vil­lag­gi la con­di­zi­one fem­mi­ni­le è pur­trop­po anco­ra seg­na­ta dall’arretratezza, bas­ti pen­sa­re che una don­na a 33 anni, l’età del­la pro­ta­go­nis­ta, è con­si­de­ra­ta già vec­c­hia per ave­re una fami­glia. Le cose stan­no cam­bi­an­do ma ci vuole tempo.”

Il suc­ce­sso. “Essere qui a par­la­re del nos­tro film – ha poi aggi­un­to Labina – mi ren­de par­ti­co­lar­men­te feli­ce, per­c­hé il Festival del Cinema che si svol­ge a Pola per me ha sem­pre rap­pre­sen­ta­to, anc­he ai tem­pi del­la ex-Jugoslavia, qual­co­sa di spe­ci­ale. Questa è la nos­tra quin­ta pro­du­zi­one, siamo una pic­co­la real­tà e tut­to ciò che fac­ci­amo è soprat­tut­to per passi­one. Erano in mol­ti a pros­pet­tar­ci uno sce­na­rio dif­fi­ci­le per la dis­tri­bu­zi­one di ques­to film. Invece è suc­ce­sso qual­co­sa di vera­men­te fantastico”

“Dio esis­te, il suo nome è Petrunija” ha avu­to un gran­de suc­ce­sso di pub­bli­co e di cri­ti­ca in Macedonia e al Festival Internazionale 2019 di Berlino si è aggi­udi­ca­to il Guild Film Prize e il Prize of the Ecumenical Jury per il cine­ma indi­pen­den­te. E’in dis­tri­bu­zi­one in una quaran­ti­na di paesi e in autun­no potre­mo veder­lo anc­he nel­le sale cinematografiche.

Testo e foto­gra­fie Luisa SORBONE