La nuova biografia di Michele Monina

“Laura Pausini, tutta una vita”

• Oltre 75 milioni di dischi venduti, 19 album pubblicati in più di 60 paesi. Collaborazioni con i più grandi artisti stranieri, 9 tour mondiali, 5 Grammy Award, oltre 50 premi internazionali. Meno di un mese e mezzo fa, il trionfo ai Golden Globe Awards 2021. Laura – Pausini, ça va sans dire – è una delle cantanti italiani più famose di tutti i tempi. Il tabloid inglese The Sun l’ha inserita tra le 30 artiste che non saranno mai dimenticate e l’Istituto Tecnologico del Massachusetts la annovera tra le 200 cantanti di maggior impatto della storia della musica.

A lei è dedicata la nuova biografia “Laura Pausini, tutta una vita”, Diarkos editore, dal 4 maggio in libreria. L’autore è Michele Monina, scrittore, giornalista, critico musicale tra i più influenti in Italia, autore televisivo. Al suo attivo ha un’ottantina di pubblicazioni, tra cui le biografie di Vasco Rossi, di cui è considerato il biografo ufficiale, Eros Ramazotti, Caparezza, Cesare Cremonini, Zlatan Ibrahimović, Valentino Rossi, per citarne solo alcune.

È autore del film “Vasco Non Stop Live 018-019”, uscito al cinema e trasmesso in TV su Canale 5.

Tra poco in libreria la sua seconda biografia di Laura Pausini. Un libro in cui tratta nuovi aspetti?

– Da anni ho deciso di dedicare parte delle mie energie a scrivere biografie di popstar e rockstar, con molta attenzione all’Italia. Non mi sarebbe quindi stato possibile non occuparmi di Laura Pausini, che in patria e all’estero è una delle massime rappresentanti della musica italiana. Questo libro parte laddove la prima biografia a lei dedicata si era fermata, provando a aggiornarla e fornendo però anche un punto di vista in quel libro assente, il mio di critico musicale. Così, oltre che una biografia tout-court, dove viene raccontata una delle più fulgide carriere del nostro panorama, costellata di successi, c’è una parte in cui è la musica a essere analizzata, fuori dai numeri, fatto piuttosto insolito, credo.

Dal pianobar sulla riviera romagnola alla conquista del Golden Globe. Oggi Laura è ambasciatrice dell’italianità nel mondo. Oltre all’estensione vocale straordinaria e all’innata empatia, quali sono le altre componenti del fenomeno Laura Pausini?

– Credo, questo è quel che ho appunto provato a raccontare, che il successo di Laura Pausini sia molto appoggiato sul suo essere al tempo stesso una interprete dotata di una vocalità importante, capace di emozionare un numero molto alto di persone, e il suo essere al tempo stesso normale, media. Un tempo da noi si usava un termine che però sin dal suo nascere ha avuto connotazioni negative, nazional-popolare. Provando a lasciare da parte snobismi e spocchia, credo che Laura Pausini sia esattamente questo, una artista nazional-popolare, unica nell’intercettare i gusti della massa e dar loro seguito.

Avrà avuto modo di conoscere da vicino Laura e molti dei personaggi di cui ha scritto. In quale misura secondo lei la loro vita privata ha influenzato la carriera professionale?

– In realtà, visto che svolgo il lavoro di critico musicale da una venticinquina d’anni, conosco molti artisti, non dico tutti ma quasi, ma tendo per mia natura a non frequentare gli artisti di cui decido di scrivere, perché voglio che i miei libri non siano agiografie, “santini”, ma racconti il più possibile oggettivi. Laura l’ho incrociata due volte, poco più, limitando i nostri contatti più che altro ai social, come racconto nella seconda parte del libro, quella nella quale do spazio alla critica musicale. Credo che distinguere però artista da persona sia sport futile, perché è evidente che gli artisti sono principalmente persone. Credo, però, che non sempre gli aspetti intimi siano altrettanto interessanti delle canzoni, anche per questo, e non è un caso, le opere sono sempre destinate a rimanere più a lungo dei loro interpreti o autori, nel tempo.

Esiste una sorta di gusto musicale “oggettivo” che sancisce il successo musicale di un autore?

– Il discorso del gusto personale e oggettivo è complesso, e materia della quale mi occupo spesso come critico. In realtà, e questo è il punto spesso oggetto di confusione, più ambiguo, il successo non è quasi mai legato al gusto oggettivo, quando al gusto personale, soggettivo. Nel senso che esistono delle oggettività che quasi mai coincidono coi gusti di un ampio numero di persone, perché il gusto va educato, coltivato, mentre spesso le canzoni che ci piacciono e ci emozionano ci piacciono e ci emozionano per questioni di superficie, perché le leghiamo a un determinato momento, a un ricordo, a una persona, senza tenere conto delle caratteristiche tecniche, quelle sì oggettive. Questo è anche alla base del fatto che spesso la critica, me compreso, è poco “buona” con gli artisti di maggior successo, credo.

Nell’attuale panorama musicale italiano quali cantanti emergenti hanno le caratteristiche per conquistare un riconoscimento internazionale?

– Al momento in Italia non stiamo vivendo un grande momento, dal punto di vista di “riconoscibilità internazionale”. Nonostante ci si sia sforzati negli anni di esportare il nostro pop, con la Pausini, appunto, Eros Ramazzotti, Nek, Tiziano Ferro, ancora oggi finiamo per venir identificati con il Bel Canto e con un repertorio che spesso è retaggio del nostro passato, poco ascoltato in Italia, almeno da un pubblico giovane, penso a Bocelli e Il Volo. Temo che non ci siano nomi spendibili all’estero, se non sul fronte delle collaborazioni dettate dal mercato stesso, penso ai grandi investimenti fatti sull’ultimo lavoro di Sfera Ebbasta. La speranza è che escano nuovi nomi capaci di superare l’evidente ostacolo del cantare in una lingua utilizzata solo in patria, ma al momento non vedo grandi possibilità.

Testo di Luisa SORBONE

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