Alla Galleria El Magazèin di Dignano una mostra che racconta “Il lavoro di una vita”

27.08.2019.

La vita è quel­la di Odino Fioranti, tor­ni­to­re, fab­bro ma anc­he ope­ra­io e faleg­na­me, arti­gi­ano dal­la spic­ca­ta cre­ati­vità e dal­le mol­te­pli­ci abi­lità manu­ali. La mos­tra, che si è svol­ta il 4 agos­to scor­so pre­sso la Galleria El Magazèin di Dignano, ha rac­col­to diseg­ni, pro­get­ti e ogget­ti fab­bri­ca­ti da Odino nel cor­so di ben oltre settant’anni anni di atti­vità: stru­men­ti tec­ni­ci che risal­go­no all’epoca in cui lavo­ra­va al can­ti­ere nava­le Scoglio Olivi, ma anc­he ogget­ti di uso quoti­di­ano des­ti­na­ti alla vita domes­ti­ca, pezzi uni­ci “fat­ti con il cuore”.

“Stavo ripu­len­do l’archivio – rac­con­ta Germano Fioranti – e mi sono capi­ta­ti tra le mani alcu­ni dei diseg­ni che mio padre ha fat­to quan­do frequ­en­ta­va le scu­ole indus­tri­ali di Pola. Ho pen­sa­to che avreb­be­ro meri­ta­to di esse­re espos­ti e mos­tra­ti, non solo di accu­mu­la­re pol­ve­re. Così ho deci­so di far­ne un even­to aper­to al pub­bli­co, in occa­si­one del suo ottan­ta­cinqu­esi­mo com­ple­an­no e del deci­mo anni­ver­sa­rio del­la fon­da­zi­one del­la Galleria.”

Germano, di quan­ti diseg­ni e di quali ogget­ti parliamo?

- In tut­to di un cen­ti­na­io di pezzi: una quin­di­ci­na di diseg­ni e poi pro­to­ti­pi di stru­men­ti e ogget­ti che mio padre ha fab­bri­ca­to a par­ti­re dal­la secon­da metà degli anni ’40. Ci sono eser­ci­zi sco­las­ti­ci che rap­pre­sen­ta­no in det­ta­glio attre­zzi, uten­si­li per il tor­nio, ogget­ti di mec­ca­ni­ca. Questi diseg­ni, a dis­tan­za di così tan­to tem­po, ci rac­con­ta­no mol­to del­la cul­tu­ra di quel tem­po, a par­ti­re dal modo in cui sono reali­zza­ti, a chi­na con il pen­ni­no su un pezzo di carta…

Passiamo in rasseg­na alcu­ni di ques­ti ogget­ti, par­ten­do da quel­li di pri­ma fabbricazione.

- Una pom­pa per bici­clet­te, ad esem­pio. La bici­clet­ta all’epoca era il mezzo di loco­mo­zi­one per anto­no­ma­sia: si anda­va in bici­clet­ta da Dignano a Pola, soprat­tut­to per via del pos­to di bloc­co. Ricordiamo che fino al ‘47 a Pola c’erano gli anglo­ame­ri­ca­ni a pre­si­di­are la cit­tà, andar­ci in bici era mol­to più velo­ce che in tre­no, le pro­ce­du­re per il las­ci­apa­ssa­re era­no più agi­li quan­do il passa­por­to da con­trol­la­re era uno solo. I miei geni­to­ri si spo­sa­ro­no nel ‘58 e anc­he a mio padre, come a tut­ti gli altri ope­rai che lavo­ra­va­no a Scoglio Olivi, fu con­ce­sso di fab­bri­ca­re in can­ti­ere quan­to nece­ssa­rio per la casa e per uti­li­zzo per­so­na­le. Ecco quin­di uno sco­la­pas­ta da cuci­na in allu­mi­nio, un lam­pa­da­rio anni ‘50 in allu­mi­nio e bac­he­li­te, un tavo­lo da cuci­na con incas­tri per i seg­gi­oli­ni, estre­ma­men­te pra­ti­co, cer­ta­men­te ispi­ra­to a quel­lo in uso alla men­sa del can­ti­ere. E poi ripro­du­zi­oni in mini­atu­ra di vere da pozzo, por­tac­hi­avi, vasel­la­me in rame per cuci­na­re sul fuoco secon­do la tra­di­zi­one loca­le e anc­he un’elica mec­ca­ni­ca che sos­ti­tu­is­ce l’attrezzo per bat­te­re lo stoccafisso.”

Ci sono anc­he ogget­ti per il lavo­ro dei campi

- Si, abbi­amo espos­to anc­he uten­si­li agri­co­li, quel­li che mio padre cos­truì per ren­de­re più fun­zi­ona­le e leg­ge­ro il suo lavo­ro agri­co­lo e nell’edilizia. C’è la mac­c­hi­na per spru­zza­re il ver­de­ra­me alle viti, un attre­zzo dal sis­te­ma idra­uli­co mol­to accu­ra­to, copia di una vec­c­hia mac­c­hi­na manu­ale degli anni 20 mon­ta­to su una mac­c­hi­na da trat­to­re. Poi c’è una beto­ni­era. All’epoca del­la repub­bli­ca jugos­la­va ave­re una beto­ni­era sig­ni­fi­ca­va ave­re le basi per far­si una casa. Tutto par­tì da un ingra­nag­gio, la coro­na di una vec­c­hia gru del can­ti­ere, acqu­is­ta­ta come fer­ro­vec­c­hio, su cui è sta­to inse­ri­to un gran­de reci­pi­en­te. Un altro attre­zzo che veni­va con­si­de­ra­to mol­to uti­le in cam­pag­na era la tri­vel­la. Mio padre ne cos­truì una che, appli­ca­ta al trat­to­re, rius­ci­va a fare buc­he per­fet­te del diame­tro di 50 cm, estra­en­do con una spi­ra­le tut­ti i resi­dui di ter­ra, las­ci­an­do il foro puli­to. Serviva a pian­ta­re uli­vi o altre piante.

Tra i diseg­ni c’è anc­he quel­lo di una fre­sa­tri­ce che ti sta mol­to a cuore…

- Si trat­ta di una mac­c­hi­na con sno­di in ver­ti­ca­le e ori­zzon­ta­le che viene usa­ta in cam­po odon­to­iatri­co. È un rega­lo che mio padre mi fece e che anco­ra oggi uti­li­zzo nel mio labo­ra­to­rio den­tis­ti­co: è una mac­c­hi­na prov­vis­ta di mol­te “appli­ca­zi­oni” e con­sen­te ope­ra­zi­oni che di soli­to è dif­fi­ci­le ese­gu­ire in mani­era per­fet­ta. Oggi ha un valo­re che si aggi­ra sui 15.000 euro.

Qual è sta­ta la reazi­one di tuo padre all’idea di orga­ni­zza­re una mos­tra pro­prio in occa­si­one del suo compleanno?

- Beh, in un pri­mo tem­po l’ho vis­to un po’ per­ple­sso, poi è suben­tra­ta la timi­de­zza per­c­hé lui non ama, per carat­te­re, esse­re sot­to i riflet­to­ri. Ma dopo qual­c­he gior­no mi ha det­to “Va bene”. Da quel momen­to si è dato da fare per recu­pe­ra­re ogget­ti dal­la sof­fit­ta: una cop­pia di por­ta­ce­ne­re in fer­ro bat­tu­to, mani­glie di por­te, infe­ri­ate, cose che lui si fab­bri­ca­va da solo per­c­hé era più sem­pli­ce cos­tru­ir­si una cosa su misu­ra piut­tos­to che com­prar­la e maga­ri dover­la modificare.

Nella cor­ni­ce del­la mos­tra anc­he un con­cer­to di musi­ca del 500.

- Mi è sem­bra­ta una buona idea quel­la di inse­ri­re ques­to reper­to­rio musi­ca­le nel con­tes­to di una mos­tra come ques­ta. Il maes­tro Claudio Gasparoni, che per mol­to tem­po è sta­to il con­trab­ba­ssis­ta del­la Fenice di Venezia e ha inseg­na­to al con­ser­va­to­rio Benedetto Marcello, ci ha fat­to conos­ce­re uno stru­men­to anti­co del 500, la viola da gam­ba, ante­na­to del violon­cel­lo. Insieme a Stefano Casaccia, docen­te di fla­uto pre­sso il Conservatorio Tartini di Trieste, ha ese­gu­ito un reper­to­rio di music­he rinas­ci­men­ta­li mol­to appre­zza­to dal pubblico.

Quali even­ti hai ospi­ta­to in Galleria duran­te ques­ti mesi?

Ho ina­ugu­ra­to l’estate di El Magazèin con una mos­tra dedi­ca­ta all’architetto di Pola Davor Maticchio. Subito dopo, si è aper­ta la mos­tra del­la pit­tri­ce e poete­ssa colom­bi­ana Maria Consuelo Vargas de Speiss in arte Macon, che ha dedi­ca­to i suoi dipin­ti al ter­ri­to­rio istri­ano, inter­pre­tan­do in mani­era mol­to per­so­na­le gli scor­ci del nos­tro paesag­gio e del mare di Fasana e Barbariga. La sera­ta è sta­ta accom­pag­na­ta da un even­to musi­ca­le dedi­ca­to a Smareglia: musi­ca al piano­for­te in ver­si­one moder­na ese­gu­ita da Livio Morosin e Vedran Šilipetar. Il 29 luglio ho avu­to il pri­vi­le­gio di ospi­ta­re anc­he quest’anno un con­cer­to del Quartetto d’ar­c­hi Rucner di Zagabria, che ha rega­la­to al pub­bli­co bra­ni di com­po­si­to­ri cla­ssi­ci e di nuovi com­po­si­to­ri croati.

I pro­ssi­mi appuntamenti?

Il 24 agos­to si esi­birà in Galleria il grup­po folk di Muggia “Serenade ensem­ble” diret­to da Andrea Sfetez, che por­terà a Dignano la ban­da di otto­ni di Muggia. In con­co­mi­tan­za ver­ran­no espos­ti i lavo­ri, dedi­ca­ti al tema del mare, di due artis­ti mug­ge­sa­ni: il pit­to­re e scul­to­re Andrea Lodi e l’artista Anna Negri con i suoi gioiel­li in argen­to. La mos­tra sarà aper­ta al pub­bli­co fino a fine set­tem­bre. Per con­clu­de­re la sta­gi­one avre­mo un conveg­no di Cartografia, orga­ni­zza­to dall’Istituto Cartografico del­la Croazia con sede a Zagabria. Al ter­mi­ne del conveg­no il grup­po dei par­te­ci­pan­ti si rec­herà a Venezia – è sta­to pre­vis­to il tra­sfe­ri­men­to in bus – per un con­sul­to di com­pe­ten­ze con i col­leg­hi ita­li­ani. Il fat­to di esse­re rius­ci­to a cre­are ques­to col­le­ga­men­to mi ren­de mol­to feli­ce. L’anno scor­so, in segu­ito alla mos­tra sul­le car­te geogra­fic­he antic­he dell’Istria e del­la Dalmazia, da me orga­ni­zza­ta assi­eme all’Ufficio Catastale di Pola e a quel­lo regi­ona­le, la Società Cartografica del­la Croazia ha volu­to dar­mi un rico­nos­ci­men­to per il lavo­ro svol­to, inse­ren­do la Galleria El Magazèin nel cir­cu­ito dei luog­hi des­ti­na­ti ad ospi­ta­re i conveg­ni car­to­gra­fi­ci in Istria.

Testo e foto­gra­fie Luisa SORBONE