Intervista: Mario Buletić curatore della mostra dedicata ad Anton Božac

18.09.2019.

Inaugurata il 12 set­tem­bre pre­sso il Museo etno­gra­fi­co dell’Istria, la mos­tra dedi­ca­ta ad Anton Božac. Collocati negli spa­zi del Museo anc­he alcu­ni quadri di auto­ri istri­ani naïf.

Anton, Tone per gli ami­ci, Božac nacque a Festini, un vil­lag­gio vici­no a Gimino, nel 1933. Per quasi trent’anni lavorò in mini­era. Con zap­pa, pic­co­ne, lam­pa­da in mano ed elmet­to in tes­ta, ogni mat­ti­na viag­gi­ava in cor­ri­era fino ad Arsia ed Albona, una vita dura che non gli las­ci­ava cer­to tem­po ed ener­gie per col­ti­va­re un hob­by. Ma, una vol­ta in pen­si­one, le cose cam­bi­aro­no e Anton poté dedi­car­si alla sua gran­de passi­one: inta­gli­are e scol­pi­re il leg­no. Ogni momen­to del­la gior­na­ta era buono per rap­pre­sen­ta­re con scul­tu­re di leg­no le situ­azi­oni quoti­di­ane: la pani­fi­ca­zi­one nei vec­c­hi for­ni a leg­na, gli incon­tri nel­le trat­to­rie, i lavo­ri nei cam­pi, in mini­era, gli ani­ma­li domes­ti­ci, le don­ne di casa. I suoi lavo­ri ci rega­la­no una visi­one mol­to pre­ci­sa e sto­ri­ca­men­te atten­di­bi­le degli usi e cos­tu­mi dell’Istria rura­le del­la secon­da metà del 20 secolo.

Mario Buletić, laure­ato in Lettere a Padova e Master in dis­ci­pli­ne etno-antro­po­lo­gic­he a Barcellona, lavo­ra al Museo dell’Istria di Pisino da dieci anni ed è, con Mirjana Margetić, auto­re e cura­to­re del­la mostra.

Mario, come è nato ques­to nuovo progetto?

Gli ogget­ti che abbi­amo espos­to sono il risul­ta­to di mol­ti anni di atti­vità, i pri­mi pezzi che sono entra­ti a far par­te del­la col­le­zi­one del Museo risal­go­no agli ini­zi del 2000. Gli uti­mi acqu­is­ti sono di 2 – 3 anni fa. L’idea è nata paral­le­la­men­te a quel­la del­la mani­fes­ta­zi­one dedi­ca­ta alla mani­fat­tu­ra in Istria. Anton Božac è mol­to conos­ci­uto dal­la gen­te del luogo appa­ssi­ona­ta di arti­gi­ana­to, poic­hè per anni era soli­to par­te­ci­pa­re alle fiere, mos­tre e fes­te loca­li, dove ven­de­va i suoi pezzi.

Quanto tem­po ave­te dedi­ca­to all’allestimento?

Il repe­ri­men­to dei pezzi è sta­to mol­to faci­le, dal momen­to che buona par­te era­no già pre­sen­ti nel­la nos­tra col­le­zi­one, quel­li di gran­di dimen­si­oni sono un pres­ti­to del­la moglie di Anton in occa­si­one del­l’e­ven­to. Abbiamo ini­zi­ato a lavo­ra­re all’or­ga­ni­zza­zi­one del­la mos­tra, al cata­lo­go e all’al­les­ti­men­to cir­ca un anno fa.

All’interno degli ste­ssi spa­zi ave­te inse­ri­to dipin­ti di pit­to­ri istri­ani naïf. Qual è il filo con­dut­to­re che li lega alla scul­tu­ra in legno?

Božac era auto­di­dat­ta come lo sono ques­ti pit­to­ri. Non amo mol­to le defi­ni­zi­oni ma possi­amo dire che ci sono trat­ti comu­ni tra la pit­tu­ra defi­ni­ta naïf degli artis­ti loca­li e la scul­tu­ra di Božac. Tutti i lavo­ri rap­pre­sen­ta­no sce­ne di vita tra­di­zi­ona­le, abi­tu­di­ni fami­li­ari e soci­ali del­la nos­tra ter­ra. Abbiamo scel­to di inse­ri­re nel­la mos­tra ques­ti 4 dipin­ti, reali­zza­ti con tec­nic­he dif­fe­ren­ti, per accen­na­re al valo­re di ques­t’ar­te, quasi con una con­no­ta­zi­one simbolica.

Chi sono gli autori?

Abbiamo un dipin­to di di Mario Hauser, olio su vetro, uno di Duilio Makovac a pas­tel­lo, di Olga Vicel in filo di seta su tela di lino e di Anton Meden ad inc­hi­os­tro. A ques­to aggi­un­go che già 85 pezzi di Duilio Makovac fan­no par­te del Fondo del Museo etno­gra­fi­co dell’Istria. Il nos­tro desi­de­rio è quel­lo di dedi­ca­re più atten­zi­one a ques­ta pit­tu­ra, rac­con­tan­do tut­to il mon­do che vi sta dietro e la per­so­na­lità degli autori.

Fino a quan­do sarà possi­bi­le vede­re la mos­tra?

La mos­tra res­terà aper­ta fino a fine novem­bre. Agli ini­zi di dicem­bre ina­ugu­re­re­mo una mos­tra aven­te per tema la paura, vis­ta nei suoi aspet­ti cul­tu­ra­li ma anc­he sociali.

Testo e foto­gra­fie Luisa SORBONE