Intervista: Mario Buletić curatore della mostra dedicata ad Anton Božac
Inaugurata il 12 settembre presso il Museo etnografico dell’Istria, la mostra dedicata ad Anton Božac. Collocati negli spazi del Museo anche alcuni quadri di autori istriani naïf.
Anton, Tone per gli amici, Božac nacque a Festini, un villaggio vicino a Gimino, nel 1933. Per quasi trent’anni lavorò in miniera. Con zappa, piccone, lampada in mano ed elmetto in testa, ogni mattina viaggiava in corriera fino ad Arsia ed Albona, una vita dura che non gli lasciava certo tempo ed energie per coltivare un hobby. Ma, una volta in pensione, le cose cambiarono e Anton poté dedicarsi alla sua grande passione: intagliare e scolpire il legno. Ogni momento della giornata era buono per rappresentare con sculture di legno le situazioni quotidiane: la panificazione nei vecchi forni a legna, gli incontri nelle trattorie, i lavori nei campi, in miniera, gli animali domestici, le donne di casa. I suoi lavori ci regalano una visione molto precisa e storicamente attendibile degli usi e costumi dell’Istria rurale della seconda metà del 20 secolo.
Mario Buletić, laureato in Lettere a Padova e Master in discipline etno-antropologiche a Barcellona, lavora al Museo dell’Istria di Pisino da dieci anni ed è, con Mirjana Margetić, autore e curatore della mostra.
Mario, come è nato questo nuovo progetto?
Gli oggetti che abbiamo esposto sono il risultato di molti anni di attività, i primi pezzi che sono entrati a far parte della collezione del Museo risalgono agli inizi del 2000. Gli utimi acquisti sono di 2 – 3 anni fa. L’idea è nata parallelamente a quella della manifestazione dedicata alla manifattura in Istria. Anton Božac è molto conosciuto dalla gente del luogo appassionata di artigianato, poichè per anni era solito partecipare alle fiere, mostre e feste locali, dove vendeva i suoi pezzi.
Quanto tempo avete dedicato all’allestimento?
Il reperimento dei pezzi è stato molto facile, dal momento che buona parte erano già presenti nella nostra collezione, quelli di grandi dimensioni sono un prestito della moglie di Anton in occasione dell’evento. Abbiamo iniziato a lavorare all’organizzazione della mostra, al catalogo e all’allestimento circa un anno fa.
All’interno degli stessi spazi avete inserito dipinti di pittori istriani naïf. Qual è il filo conduttore che li lega alla scultura in legno?
Božac era autodidatta come lo sono questi pittori. Non amo molto le definizioni ma possiamo dire che ci sono tratti comuni tra la pittura definita naïf degli artisti locali e la scultura di Božac. Tutti i lavori rappresentano scene di vita tradizionale, abitudini familiari e sociali della nostra terra. Abbiamo scelto di inserire nella mostra questi 4 dipinti, realizzati con tecniche differenti, per accennare al valore di quest’arte, quasi con una connotazione simbolica.
Chi sono gli autori?
Abbiamo un dipinto di di Mario Hauser, olio su vetro, uno di Duilio Makovac a pastello, di Olga Vicel in filo di seta su tela di lino e di Anton Meden ad inchiostro. A questo aggiungo che già 85 pezzi di Duilio Makovac fanno parte del Fondo del Museo etnografico dell’Istria. Il nostro desiderio è quello di dedicare più attenzione a questa pittura, raccontando tutto il mondo che vi sta dietro e la personalità degli autori.
Fino a quando sarà possibile vedere la mostra?
La mostra resterà aperta fino a fine novembre. Agli inizi di dicembre inaugureremo una mostra avente per tema la paura, vista nei suoi aspetti culturali ma anche sociali.
Testo e fotografie Luisa SORBONE














