Presentazione a Buie di “Le tante vite” di Ornella Urpis
Tekst i fotografije Marko ŠORGO
Nella sede della Comunità degli Italiani di Buie, il 23. febbraio è stata presentata la raccolta di interviste della sociologa Ornella Urpis, sottotitolata Racconti di migrazioni nel tempo. L’autrice di questo volume e di numerosi altri libri di ricerca, ed il moderatore della serata Drago Kraljević, sono stati presentati da Tanja Šuflaj, curatrice del centro interpretativo del museo virtuale Casa del castello di Momiano. Urpis è impiegata presso l’università di Trieste ed ha collaborato in passato con Šuflaj. Le tante vite è costituita da 54 interviste a altrettanti migranti realizzate negli anni 90, selezionate da un totale di 150 realizzate nel corso di due decenni come parte di un programma di ricerca universitario.
Questo volume, realizzato come modello biografico è incentrato sulla figura e sulla prospettiva dei singoli migranti che erano presenti a Trieste. In parte le domande poste agli intervistati erano identiche a tutti, ed in parte specifiche. Ľintero libro è gratuitamente leggibile e scaricabile.
Craievich ha letto all’inizio della serata alcuni spezzoni di interviste, nei quali si sottolineano sia alcuni aspetti della vita da migrante, che il proprio passato nei paesi d’origine. La nostra memoria è ciò che ci definisce, spiega la sociologa che ha collaborato con dei progetti europei sulla salute delle donne migranti. In questa raccolta biografica vengono così menzionati la nostalgia e la solitudine, ma anche l’amicizia. Del paese e degli abitanti dove ora vivono, i migranti intervistati descrivono ciò che più li colpisce, come la simpatia, la superficialità dei rapporti interpersonali e la cucina.
Ciò che ha attirato molti di loro a venire in Italia è la possibilità di guadagnare denaro per mantenere le proprie famiglie a casa, ma anche la libertà di cui si gode in un paese più avanzato, continua il moderatore. Non è stato specificato esplicitamente durante la serata, ma è sottinteso che gli intervistati arrivano, spesso anche fuggono da paesi dove la vita è difficile per via della povertà, del crimine, delle guerre, dalle regole imposte o da regimi totalitari che li governano.
La professoressa Urpis sottolinea che l’immigrazione era un fenomeno di nicchia ai tempi in cui le interviste pubblicate furono realizzate. Riferendosi al materiale letto, l’ex ambasciatore ha dichiarato che gli intervistati parlano di amicizia, nostalgia, ed hanno anche stereotipi sugli italiani, definendoli ospitali, simpatici e superficiali. Gli stereotipi non sono necessariamente un concetto negativo, precisa l’autrice, essi sono infatti un metodo semplice per risolvere i problemi della conoscenza.









