Presentazione a Buie di “Le tante vite” di Ornella Urpis

Tekst i fotografije Marko ŠORGO

04.03.2024

Nella sede del­la Comunità degli Italiani di Buie, il 23. feb­bra­io è sta­ta pre­sen­ta­ta la rac­col­ta di inter­vis­te del­la soci­olo­ga Ornella Urpis, sot­to­ti­to­la­ta Racconti di migra­zi­oni nel tem­po. L’autrice di ques­to volu­me e di nume­ro­si altri libri di ricer­ca, ed il mode­ra­to­re del­la sera­ta Drago Kraljević, sono sta­ti pre­sen­ta­ti da Tanja Šuflaj, cura­tri­ce del cen­tro inter­pre­ta­ti­vo del museo vir­tu­ale Casa del cas­tel­lo di Momiano. Urpis è impi­ega­ta pre­sso l’università di Trieste ed ha col­la­bo­ra­to in passa­to con Šuflaj. Le tan­te vite è cos­ti­tu­ita da 54 inter­vis­te a altret­tan­ti migran­ti reali­zza­te negli anni 90, sele­zi­ona­te da un tota­le di 150 reali­zza­te nel cor­so di due decen­ni come par­te di un pro­gram­ma di ricer­ca universitario.

Questo volu­me, reali­zza­to come model­lo biogra­fi­co è incen­tra­to sul­la figu­ra e sul­la pros­pet­ti­va dei sin­go­li migran­ti che era­no pre­sen­ti a Trieste. In par­te le doman­de pos­te agli inter­vis­ta­ti era­no iden­tic­he a tut­ti, ed in par­te spe­ci­fic­he. Ľintero libro è gra­tu­ita­men­te leg­gi­bi­le e sca­ri­ca­bi­le.

Craievich ha let­to all’inizio del­la sera­ta alcu­ni spe­zzo­ni di inter­vis­te, nei quali si sot­to­li­ne­ano sia alcu­ni aspet­ti del­la vita da migran­te, che il pro­prio passa­to nei paesi d’origine. La nos­tra memo­ria è ciò che ci defi­nis­ce, spi­ega la soci­olo­ga che ha col­la­bo­ra­to con dei pro­get­ti euro­pei sul­la salu­te del­le don­ne migran­ti. In ques­ta rac­col­ta biogra­fi­ca ven­go­no così men­zi­ona­ti la nos­tal­gia e la soli­tu­di­ne, ma anc­he l’amicizia. Del paese e degli abi­tan­ti dove ora vivo­no, i migran­ti inter­vis­ta­ti des­cri­vo­no ciò che più li col­pis­ce, come la sim­pa­tia, la super­fi­ci­alità dei rap­por­ti inter­per­so­na­li e la cucina.

Ciò che ha atti­ra­to mol­ti di loro a veni­re in Italia è la possi­bi­lità di guadag­na­re dena­ro per man­te­ne­re le pro­prie fami­glie a casa, ma anc­he la liber­tà di cui si gode in un paese più avan­za­to, con­ti­nua il mode­ra­to­re. Non è sta­to spe­ci­fi­ca­to espli­ci­ta­men­te duran­te la sera­ta, ma è sot­tin­te­so che gli inter­vis­ta­ti arri­va­no, spe­sso anc­he fug­go­no da paesi dove la vita è dif­fi­ci­le per via del­la pover­tà, del cri­mi­ne, del­le guer­re, dal­le rego­le impos­te o da regi­mi tota­li­ta­ri che li governano.

La pro­fe­sso­re­ssa Urpis sot­to­li­nea che l’immigrazione era un feno­me­no di nic­c­hia ai tem­pi in cui le inter­vis­te pub­bli­ca­te furo­no reali­zza­te. Riferendosi al mate­ri­ale let­to, l’ex ambas­ci­ato­re ha dic­hi­ara­to che gli inter­vis­ta­ti par­la­no di ami­ci­zia, nos­tal­gia, ed han­no anc­he ste­re­oti­pi sugli ita­li­ani, defi­nen­do­li ospi­ta­li, sim­pa­ti­ci e super­fi­ci­ali. Gli ste­re­oti­pi non sono nece­ssa­ri­amen­te un con­cet­to nega­ti­vo, pre­ci­sa l’autrice, essi sono infat­ti un meto­do sem­pli­ce per risol­ve­re i pro­ble­mi del­la conoscenza.