Oltre 50 opere dell’artista al Museo Revoltella

Van Gogh in mostra a Trieste

Testo e fotografie di Luisa SORBONE

06.03.2024

È appro­da­ta al Museo Revoltella di Trieste il 22 feb­bra­io e res­terà aper­ta al pub­bli­co fino al 30 giug­no la mos­tra dedi­ca­ta all’artista più ama­to di ogni tem­po, Vincent van Gogh.

Organizzata dal Comune di Trieste in col­la­bo­ra­zi­one con il Museo Kröller-Müller di Otterlo, che ospi­ta una del­le più gran­di col­le­zi­oni di Van Gogh al mon­do, e con pres­ti­ti del­la Galleria Nazionale di Arte Moderna di Roma, è pro­dot­ta da Arthemisia e cura­ta da Maria Teresa Benedetti e Francesca Villanti. Una mos­tra che a Roma ha regis­tra­to 600.000 visitatori.

Più di 50 i capo­la­vo­ri espos­ti, cor­re­da­ti da appa­ra­ti didat­ti­ci, video e, come nei per­cor­si espo­si­ti­vi dedi­ca­ti a Mirò e a Ligabue, da un’ac­cat­ti­van­te sala mul­ti­me­di­ale. La mos­tra riunis­ce ope­re appar­te­nen­ti alle diver­se fasi del­la car­ri­era di Van Gogh. Partendo dai Paesi Bassi, nel­le cit­tà dell’Aia e di Nuenen, i visi­ta­to­ri posso­no segu­ire Vincent nel suo cam­mi­no ver­so la Francia, a Parigi, Arles, Saint-Rémy e Auvers-sur-Oise.

Quella di Vincent van Gogh è sta­ta una pro­du­zi­one stra­or­di­na­ri­amen­te ric­ca, se pen­si­amo che lavo­rò come artis­ta per soli dieci anni. Nato a Zundert il 30 mar­zo 1853 ebbe una vita tor­men­ta­ta sul filo del­la pazzia, fino al tra­gi­co fina­le che lo por­tò al suici­dio ad appe­na 37 anni. Quando morì, a 37 anni, il 29 luglio 1890 a Auvers-sur-Oise, las­ciò cir­ca 850 dipin­ti e un migli­aio di ope­re su car­ta. Come per mol­ti gran­di artis­ti, la sua ope­ra non fu com­pre­sa in vita, ma oggi è l’artista più conos­ci­uto e ama­to al mon­do. “Van Gogh ave­va un sen­so reli­gi­oso del­le cose – ha com­men­ta­to la cura­tri­ce Maria Teresa Benedetti – È sta­to uomo di gran­de ric­c­he­zza inte­ri­ore. Molto gene­ro­so con gli altri e poco con sé ste­sso, bisog­no­so di affet­to ma al tem­po ste­sso poco incli­ne ai rap­por­ti soci­ali. Le sue ope­re com­mu­ovo­no e las­ci­ano a tut­ti un messag­gio di pace”.

La mostra

L’esposizione docu­men­ta l’in­te­ro per­cor­so artis­ti­co del­l’ar­tis­ta olan­de­se. “Sebbene ques­ta ampia pano­ra­mi­ca non for­mi una retros­pet­ti­va – pre­ci­sa Benno Tempel, Direttore del Kröller-Müller Museum di Otterlo – offre ai visi­ta­to­ri la possi­bi­li­tà di conos­cer­ne a fon­do il pro­ta­go­nis­ta. La pre­sen­za in mos­tra di ope­re reali­zza­te in momen­ti diver­si ci per­met­te di osser­var­ne i cambiamenti”.

Prima sezione: Olanda

Gli anni dal 1881 al 1885 sono quel­li in cui Van Gogh get­ta le fon­da­men­ta del­la sua arte. Si dedi­ca prin­ci­pal­men­te al diseg­no: vuole impa­dro­nir­si del­la tec­ni­ca per poter poi diven­ta­re pit­to­re. “Non dove­te pen­sa­re che io abbia messo da par­te l’acqu­erel­lo o la pit­tu­ra. Certo che ci pen­so, ma il diseg­no è l’origine di tut­to” e anco­ra “Non ho mai rim­pi­an­to un solo istan­te il fat­to di non aver comin­ci­ato subi­to facen­do acqu­erel­li e pit­tu­ra. So per cer­to che arri­ve­rò se con­ti­nu­erò a lavo­ra­re nonos­tan­te le dif­fi­col­tà, in modo che la mia mano non abbia incer­te­zze nel diseg­no e nel­la pros­pet­ti­va”. Nelle ope­re di ques­to peri­odo i colo­ri sono scu­ri e la pen­nel­la­ta ritrae i semi­na­to­ri, i bos­ca­ioli, le con­ta­di­ne dedi­te a man­si­oni domes­tic­he e poi il paesag­gio, il bos­co, la cam­pag­na, i muli­ni. A col­pi­re è l’espressività dei vol­ti e dei cor­pi, rap­pre­sen­ta­zi­one del­la fatica.

Il Seminatore e l’incontro con Millet

Grazie al fra­tel­lo Théo – che pun­tu­al­men­te gli invi­ava le pub­bli­ca­zi­oni del­la Goupil, casa d’as­te spe­ci­ali­zza­ta in ripro­du­zi­oni stam­pa dove per altro egli ste­sso ave­va lavo­ra­to per set­te anni – Vincent conos­ce la pit­tu­ra di Jean-Francois Millet, il pit­to­re dei con­ta­di­ni e del­la pove­ra gen­te. Ne per­ce­pis­ce la por­ta­ta sim­bo­li­ca sin dal pri­mo incon­tro a Parigi nel 1875, quan­do, davan­ti ai suoi lavo­ri, si dic­hi­ara per­va­so da un’emozione sacra­le: “Ho sen­ti­to qual­co­sa come togli­ete­vi le scar­pe, sta­te cal­pes­tan­do una ter­ra san­ta”. Un’opera del pit­to­re fran­ce­se, più di qual­si­asi altra, influ­en­ze­rà Vincent fino agli ulti­mi anni del­la sua vita: Il Seminatore. “Quanto al semi­na­to­re – scri­ve all’inizio del 1880 – sono già cinque vol­te che lo diseg­no, due in pic­co­lo, tre in gran­de, eppu­re lo ripren­de­rò anco­ra, tan­to mi assil­la ques­ta figura”.

Van Gogh rav­vi­sa ne Il Seminatore il rife­ri­men­to alla para­bo­la di Cristo e un ric­hi­amo al suo anti­co desi­de­rio di far­si “semi­na­to­re del­la paro­la” quan­do anco­ra pen­sa­va che sareb­be diven­ta­to un pre­di­ca­to­re segu­en­do le orme pater­ne. “Sento inequ­ivo­ca­bil­men­te che la sto­ria degli uomi­ni è come quel­la del gra­no, se non si viene semi­na­ti nel­la ter­ra per ger­mo­gli­ar­vi, suc­ce­de che si è maci­na­ti per diven­ta­re pane”.

La rap­pre­sen­ta­zi­one del­la vita dei cam­pi, come ha sot­to­li­ne­ato la cri­ti­ca, assu­me qui un sig­ni­fi­ca­to eti­co oltre che este­ti­co. Il con­ta­di­no diven­ta eroe del­la fati­ca quoti­di­ana. Vincent ama l’autenticità, la sem­pli­ci­tà, l’umiltà e il lavo­ro: non cer­ca un’immagine idil­li­aca del­la vita agres­te, piut­tos­to ne sot­to­li­nea l’asprezza. Ricalcherà le ope­re di Millet per tut­ta la vita, sicu­ro di poter­ne così acqu­isi­re i segre­ti e diven­ta­re un pit­to­re del­la vita contadina.

Seconda sezione – Parigi

Nel feb­bra­io 1886 deci­de di tra­sfe­rir­si a Parigi avver­ten­do la nece­ssi­tà di con­fron­tar­si con quel mon­do. É l’an­no del­l’ul­ti­ma mos­tra impre­ssi­onis­ta di Seurat, Signac e Gauguin: il lin­gu­ag­gio è cam­bi­ato e si basa sull’accostamento di colo­ri puri e diseg­no sin­te­ti­co. La tavo­lo­zza di Vincent acco­glie la lumi­no­si­tà del colo­re e tro­va nuove possi­bi­li­tà espre­ssi­ve, come nel­le natu­re mor­te domi­na­te dai ric­c­hi accos­ta­men­ti cro­ma­ti­ci. Durante il bre­ve sog­gi­or­no pari­gi­no assor­be il cli­ma artis­ti­co del­la cit­tà e si lega ad artis­ti come Émile Bernard, Toulouse-Lautrec e Louis Anquetin. Conosce Gauguin, appe­na tor­na­to dal­la Martinica, che per lui incar­na un’ideale imma­gi­ne di viag­gi­ato­re intor­no al mon­do, ali­eno da ogni pre­ci­sa destinazione.

Terza sezione – Arles

In una let­te­ra del 18 agos­to 1888 scri­ve al fra­tel­lo Théo: “Quanto ho appre­so a Parigi sva­nis­ce, e io sto tor­nan­do alle idee che mi era­no venu­te in cam­pag­na, pri­ma di conos­ce­re gli Impressionisti. […] Infatti, inve­ce di cer­ca­re di ripro­dur­re fedel­men­te ciò che ho davan­ti agli occ­hi, mi ser­vo del colo­re in mani­era più arbi­tra­ria, per espri­mer­mi con mag­gi­ore for­za”. La luce e il calo­re del­la Provenza gene­ra­no in lui for­ti sco­nvol­gi­men­ti emo­ti­vi, che lo spin­go­no a ecce­ssi cro­ma­ti­ci e che ren­do­no le sue rap­pre­sen­ta­zi­oni del­la natu­ra un esem­pio uni­co nel­la sto­ria dell’arte. Lo stu­dio del colo­re si asso­cia all’in­te­ri­ori­zza­zi­one, a una tra­sfor­ma­zi­one del dato tec­ni­co in altri sig­ni­fi­ca­ti. Attraverso il colo­re i sig­ni­fi­ca­ti del­la real­tà ven­go­no ampli­fi­ca­ti, anc­he nel­la rap­pre­sen­ta­zi­one del­la figu­ra umana.

I ritratti di M. e M.me Ginoux

Monsieur e Madame Ginoux era­no i pro­pri­eta­ri del Café de la Gare di Arles frequ­en­ta­to da Van Gogh.“Quello che nel mio mes­ti­ere mi appa­ssi­ona di più, mol­to, mol­to più di tut­to il res­to, è il ritrat­to, il ritrat­to moder­no. Io il ritrat­to lo cer­co attra­ver­so il colo­re […]. Vorrei fare ritrat­ti che tra un seco­lo alla gen­te di quell’epoca sem­bri­no del­le appa­ri­zi­oni. Dunque, non cer­co di ritrar­re la somi­gli­an­za foto­gra­fi­ca, ben­sì le nos­tre espre­ssi­oni appassionate”.

Ed è pro­prio l’anima di Madame Ginoux che Van Gogh immor­ta­lerà nel­l’i­co­ni­co capo­la­vo­ro L’Arlesiana (da Gauguin). Il colo­re opa­co del­la car­na­gi­one, gli occ­hi cal­mi, l’abito nero sul­lo sfon­do rosa cela­no il pro­fon­do male­sse­re del­la don­na dovu­to alla ste­ssa malat­tia di cui sof­fre Vincent: l’inquietudine di vive­re. Il pit­to­re la ritrae per set­te vol­te, due nel novem­bre 1888, ad Arles, e cinque nei pri­mi ven­ti gior­ni di feb­bra­io 1890. Il colo­re diven­ta violen­to, inve­ce, nel ritrat­to di Joseph-Michel Ginoux. Il blu inten­so del­la giac­ca è in net­to con­tras­to con lo sfon­do gial­lo-ver­de. Gli occ­hi soc­c­hi­usi e i con­tor­ni net­ti del viso riman­da­no l’im­ma­gi­ne di un uomo riso­lu­to e dal modo un po’ arro­gan­te che sem­bra guar­da­re il pit­to­re dal­l’al­to in basso.

Quarta Sezione – Saint-Rémy-De-Provence e Auvers-Sur-Oise

L’esilio volon­ta­rio nel­la pri­ma­ve­ra del 1889 nell’ospedale psic­hi­atri­co di Saint Paul de Mausole, vici­no a Saint Remy, seg­na l’i­ni­zio di un peri­odo tumul­tu­oso ma artis­ti­ca­men­te fecon­do. Van Gogh ritor­na a un uso del colo­re più sem­pli­ce, aspi­ran­do ad una mag­gi­ore luci­di­tà. Ma la sua fidu­cia nel pote­re tera­pe­uti­co dei colo­ri mode­ra­ti si dimos­tra vana e un pri­mo attac­co di fol­lia lo col­pis­ce a metà luglio, nei cam­pi, men­tre dipin­ge in una gior­na­ta di ven­to. Quando, dopo un mese, gli viene con­ce­sso di usci­re dai con­fi­ni dell’ospedale, tor­na negli ste­ssi luog­hi a dipin­ge­re. Vive cir­con­da­to dal­le sue ope­re, che reali­zza pri­ma degli attac­c­hi e nei momen­ti di mag­gi­ore sta­bi­lità. L’arte di Van Gogh toc­ca ver­ti­ci fino ad allo­ra mai rag­gi­un­ti. Ecco che tor­na l’immagine de Il Seminatore reali­zza­to ad Arles nel giug­no 1888, con la quale Van Gogh avver­te che si può giun­ge­re a una tale sfe­ra espre­ssi­va solo attra­ver­so un uso meta­fi­si­co del colo­re. Anche Il giar­di­no dell’ospedale a Saint-Rémy (1889) riflet­te il suo tumul­to inte­ri­ore. Negli ulti­mi tre mesi tras­cor­si a Auvers-sur-Oise, pro­du­ce un gran nume­ro di ope­re: ritrae per­so­ne vici­ne, dipin­ge paesag­gi e natu­re mor­te.  A fine luglio 1890, Van Gogh deci­de di por­re fine alla sua esistenza.

Il Giardiniere. È tra le ope­re più impor­tan­ti di Van Gogh pre­sen­ti in Italia. Realizzata a Saint- Rémy in un peri­odo di inten­sa intros­pe­zi­one e fra­gi­li­tà psi­co­lo­gi­ca del­l’ar­tis­ta, si pen­sa che abbia un sig­ni­fi­ca­to pri­va­to, non nece­ssa­ri­amen­te des­ti­na­to al pub­bli­co. Solo nel 2018, Martin Bailey ha iden­ti­fi­ca­to il per­so­nag­gio ritrat­to in un con­ta­di­no che vive­va vici­no all’ex conven­to. Acquistata dal col­le­zi­onis­ta fioren­ti­no Gustavo Sforni nel 1910, rima­se per lun­go tem­po l’unico dipin­to di Van Gogh pre­sen­te in Italia. Il 24 novem­bre 1988 lo Stato ita­li­ano, attra­ver­so com­ple­sse trat­ta­ti­ve, rius­cì a eser­ci­ta­re il dirit­to di pre­la­zi­one per com­pra­re l’o­pe­ra, che sem­bra­va ormai acqu­is­ta­ta dal Guggenheim di Venezia per 8,5 mili­oni di dol­la­ri. Nel mag­gio del 1998 Il giar­di­ni­ere, insi­eme a L’Arlésienne (Madame Ginoux) e Le Cabanon de Jourdan di Paul Cézanne, fu ogget­to di un fur­to all’in­ter­no del­la Galleria nazi­ona­le d’ar­te moder­na e con­tem­po­ra­nea di Roma. Le 3 ope­re furo­no poi ritro­va­te tra il 15 e il 16 luglio del­lo ste­sso anno dai Carabinieri del Nucleo Tutela del Patrimonio Culturale.

Orari e biglietti

In occa­si­one del­la mos­tra su Van Gogh, con un uni­co bigli­et­to d’ingresso si potrà visi­ta­re anc­he il Museo Revoltella – Galleria d’arte moder­na di Trieste e la sua pres­ti­gi­osa col­le­zi­one: a par­ti­re dal ric­c­hi­ssi­mo las­ci­to dell’omonimo baro­ne Pasquale Revoltella, che ne fece la sua dimo­ra fino al 1869, per arri­va­re alle più recen­ti acqu­isi­zi­oni di impor­tan­ti espo­nen­ti dell’arte moder­na e contemporanea.

È pre­vis­ta una pro­pos­ta pro­mo­zi­ona­le a favo­re dei turis­ti: colo­ro che per­not­te­ran­no per alme­no due not­ti nel­le strut­tu­re alber­g­hi­ere conven­zi­ona­te, rice­ve­ran­no in omag­gio la FVG Card che con­sen­ti­rà l’ingresso gra­tu­ito ad entram­be le mos­tre in cor­so al Museo Revoltella, “Van Gogh” e “Antonio Ligabue”.

Orario aper­tu­ra: dal lune­dì alla dome­ni­ca e fes­ti­vi 9.00 ‑19.00. Martedì chi­uso (la bigli­et­te­ria chi­ude un’ora prima).

Aperture stra­or­di­na­rie: dome­ni­ca 31 mar­zo 9.00−19.00, lune­dì 1° apri­le 9.00−19.00, giove­dì 25 apri­le 9.00 ‑19.00, mar­te­dì 30 apri­le 9.00- 19.00, mer­co­le­dì 1° mag­gio 9.00 ‑19.00, dome­ni­ca 2 giug­no 9.00 ‑19.00.

Ingresso mos­tra + museo: l’accesso alla mos­tra è con­tin­gen­ta­to ed è con­si­gli­ata la pre­no­ta­zi­one tra­mi­te il pre­acqu­is­to del bigli­et­to. È comunque possi­bi­le acqu­is­ta­re i bigli­et­ti di ingre­sso anc­he in sede: in ques­to caso l’ingresso alla mos­tra potreb­be com­por­ta­re del­le atte­se per ris­pet­ta­re le capi­en­ze di sicu­re­zza del­le sale. Intero € 16,00 – Ridotto € 14,00.