Oltre 50 opere dell’artista al Museo Revoltella
Van Gogh in mostra a Trieste
Testo e fotografie di Luisa SORBONE
È approdata al Museo Revoltella di Trieste il 22 febbraio e resterà aperta al pubblico fino al 30 giugno la mostra dedicata all’artista più amato di ogni tempo, Vincent van Gogh.
Organizzata dal Comune di Trieste in collaborazione con il Museo Kröller-Müller di Otterlo, che ospita una delle più grandi collezioni di Van Gogh al mondo, e con prestiti della Galleria Nazionale di Arte Moderna di Roma, è prodotta da Arthemisia e curata da Maria Teresa Benedetti e Francesca Villanti. Una mostra che a Roma ha registrato 600.000 visitatori.
Più di 50 i capolavori esposti, corredati da apparati didattici, video e, come nei percorsi espositivi dedicati a Mirò e a Ligabue, da un’accattivante sala multimediale. La mostra riunisce opere appartenenti alle diverse fasi della carriera di Van Gogh. Partendo dai Paesi Bassi, nelle città dell’Aia e di Nuenen, i visitatori possono seguire Vincent nel suo cammino verso la Francia, a Parigi, Arles, Saint-Rémy e Auvers-sur-Oise.
Quella di Vincent van Gogh è stata una produzione straordinariamente ricca, se pensiamo che lavorò come artista per soli dieci anni. Nato a Zundert il 30 marzo 1853 ebbe una vita tormentata sul filo della pazzia, fino al tragico finale che lo portò al suicidio ad appena 37 anni. Quando morì, a 37 anni, il 29 luglio 1890 a Auvers-sur-Oise, lasciò circa 850 dipinti e un migliaio di opere su carta. Come per molti grandi artisti, la sua opera non fu compresa in vita, ma oggi è l’artista più conosciuto e amato al mondo. “Van Gogh aveva un senso religioso delle cose – ha commentato la curatrice Maria Teresa Benedetti – È stato uomo di grande ricchezza interiore. Molto generoso con gli altri e poco con sé stesso, bisognoso di affetto ma al tempo stesso poco incline ai rapporti sociali. Le sue opere commuovono e lasciano a tutti un messaggio di pace”.
La mostra
L’esposizione documenta l’intero percorso artistico dell’artista olandese. “Sebbene questa ampia panoramica non formi una retrospettiva – precisa Benno Tempel, Direttore del Kröller-Müller Museum di Otterlo – offre ai visitatori la possibilità di conoscerne a fondo il protagonista. La presenza in mostra di opere realizzate in momenti diversi ci permette di osservarne i cambiamenti”.
Prima sezione: Olanda
Gli anni dal 1881 al 1885 sono quelli in cui Van Gogh getta le fondamenta della sua arte. Si dedica principalmente al disegno: vuole impadronirsi della tecnica per poter poi diventare pittore. “Non dovete pensare che io abbia messo da parte l’acquerello o la pittura. Certo che ci penso, ma il disegno è l’origine di tutto” e ancora “Non ho mai rimpianto un solo istante il fatto di non aver cominciato subito facendo acquerelli e pittura. So per certo che arriverò se continuerò a lavorare nonostante le difficoltà, in modo che la mia mano non abbia incertezze nel disegno e nella prospettiva”. Nelle opere di questo periodo i colori sono scuri e la pennellata ritrae i seminatori, i boscaioli, le contadine dedite a mansioni domestiche e poi il paesaggio, il bosco, la campagna, i mulini. A colpire è l’espressività dei volti e dei corpi, rappresentazione della fatica.
Il Seminatore e l’incontro con Millet
Grazie al fratello Théo – che puntualmente gli inviava le pubblicazioni della Goupil, casa d’aste specializzata in riproduzioni stampa dove per altro egli stesso aveva lavorato per sette anni – Vincent conosce la pittura di Jean-Francois Millet, il pittore dei contadini e della povera gente. Ne percepisce la portata simbolica sin dal primo incontro a Parigi nel 1875, quando, davanti ai suoi lavori, si dichiara pervaso da un’emozione sacrale: “Ho sentito qualcosa come toglietevi le scarpe, state calpestando una terra santa”. Un’opera del pittore francese, più di qualsiasi altra, influenzerà Vincent fino agli ultimi anni della sua vita: Il Seminatore. “Quanto al seminatore – scrive all’inizio del 1880 – sono già cinque volte che lo disegno, due in piccolo, tre in grande, eppure lo riprenderò ancora, tanto mi assilla questa figura”.
Van Gogh ravvisa ne Il Seminatore il riferimento alla parabola di Cristo e un richiamo al suo antico desiderio di farsi “seminatore della parola” quando ancora pensava che sarebbe diventato un predicatore seguendo le orme paterne. “Sento inequivocabilmente che la storia degli uomini è come quella del grano, se non si viene seminati nella terra per germogliarvi, succede che si è macinati per diventare pane”.
La rappresentazione della vita dei campi, come ha sottolineato la critica, assume qui un significato etico oltre che estetico. Il contadino diventa eroe della fatica quotidiana. Vincent ama l’autenticità, la semplicità, l’umiltà e il lavoro: non cerca un’immagine idilliaca della vita agreste, piuttosto ne sottolinea l’asprezza. Ricalcherà le opere di Millet per tutta la vita, sicuro di poterne così acquisire i segreti e diventare un pittore della vita contadina.
Seconda sezione – Parigi
Nel febbraio 1886 decide di trasferirsi a Parigi avvertendo la necessità di confrontarsi con quel mondo. É l’anno dell’ultima mostra impressionista di Seurat, Signac e Gauguin: il linguaggio è cambiato e si basa sull’accostamento di colori puri e disegno sintetico. La tavolozza di Vincent accoglie la luminosità del colore e trova nuove possibilità espressive, come nelle nature morte dominate dai ricchi accostamenti cromatici. Durante il breve soggiorno parigino assorbe il clima artistico della città e si lega ad artisti come Émile Bernard, Toulouse-Lautrec e Louis Anquetin. Conosce Gauguin, appena tornato dalla Martinica, che per lui incarna un’ideale immagine di viaggiatore intorno al mondo, alieno da ogni precisa destinazione.
Terza sezione – Arles
In una lettera del 18 agosto 1888 scrive al fratello Théo: “Quanto ho appreso a Parigi svanisce, e io sto tornando alle idee che mi erano venute in campagna, prima di conoscere gli Impressionisti. […] Infatti, invece di cercare di riprodurre fedelmente ciò che ho davanti agli occhi, mi servo del colore in maniera più arbitraria, per esprimermi con maggiore forza”. La luce e il calore della Provenza generano in lui forti sconvolgimenti emotivi, che lo spingono a eccessi cromatici e che rendono le sue rappresentazioni della natura un esempio unico nella storia dell’arte. Lo studio del colore si associa all’interiorizzazione, a una trasformazione del dato tecnico in altri significati. Attraverso il colore i significati della realtà vengono amplificati, anche nella rappresentazione della figura umana.
I ritratti di M. e M.me Ginoux
Monsieur e Madame Ginoux erano i proprietari del Café de la Gare di Arles frequentato da Van Gogh.“Quello che nel mio mestiere mi appassiona di più, molto, molto più di tutto il resto, è il ritratto, il ritratto moderno. Io il ritratto lo cerco attraverso il colore […]. Vorrei fare ritratti che tra un secolo alla gente di quell’epoca sembrino delle apparizioni. Dunque, non cerco di ritrarre la somiglianza fotografica, bensì le nostre espressioni appassionate”.
Ed è proprio l’anima di Madame Ginoux che Van Gogh immortalerà nell’iconico capolavoro L’Arlesiana (da Gauguin). Il colore opaco della carnagione, gli occhi calmi, l’abito nero sullo sfondo rosa celano il profondo malessere della donna dovuto alla stessa malattia di cui soffre Vincent: l’inquietudine di vivere. Il pittore la ritrae per sette volte, due nel novembre 1888, ad Arles, e cinque nei primi venti giorni di febbraio 1890. Il colore diventa violento, invece, nel ritratto di Joseph-Michel Ginoux. Il blu intenso della giacca è in netto contrasto con lo sfondo giallo-verde. Gli occhi socchiusi e i contorni netti del viso rimandano l’immagine di un uomo risoluto e dal modo un po’ arrogante che sembra guardare il pittore dall’alto in basso.
Quarta Sezione – Saint-Rémy-De-Provence e Auvers-Sur-Oise
L’esilio volontario nella primavera del 1889 nell’ospedale psichiatrico di Saint Paul de Mausole, vicino a Saint Remy, segna l’inizio di un periodo tumultuoso ma artisticamente fecondo. Van Gogh ritorna a un uso del colore più semplice, aspirando ad una maggiore lucidità. Ma la sua fiducia nel potere terapeutico dei colori moderati si dimostra vana e un primo attacco di follia lo colpisce a metà luglio, nei campi, mentre dipinge in una giornata di vento. Quando, dopo un mese, gli viene concesso di uscire dai confini dell’ospedale, torna negli stessi luoghi a dipingere. Vive circondato dalle sue opere, che realizza prima degli attacchi e nei momenti di maggiore stabilità. L’arte di Van Gogh tocca vertici fino ad allora mai raggiunti. Ecco che torna l’immagine de Il Seminatore realizzato ad Arles nel giugno 1888, con la quale Van Gogh avverte che si può giungere a una tale sfera espressiva solo attraverso un uso metafisico del colore. Anche Il giardino dell’ospedale a Saint-Rémy (1889) riflette il suo tumulto interiore. Negli ultimi tre mesi trascorsi a Auvers-sur-Oise, produce un gran numero di opere: ritrae persone vicine, dipinge paesaggi e nature morte. A fine luglio 1890, Van Gogh decide di porre fine alla sua esistenza.
Il Giardiniere. È tra le opere più importanti di Van Gogh presenti in Italia. Realizzata a Saint- Rémy in un periodo di intensa introspezione e fragilità psicologica dell’artista, si pensa che abbia un significato privato, non necessariamente destinato al pubblico. Solo nel 2018, Martin Bailey ha identificato il personaggio ritratto in un contadino che viveva vicino all’ex convento. Acquistata dal collezionista fiorentino Gustavo Sforni nel 1910, rimase per lungo tempo l’unico dipinto di Van Gogh presente in Italia. Il 24 novembre 1988 lo Stato italiano, attraverso complesse trattative, riuscì a esercitare il diritto di prelazione per comprare l’opera, che sembrava ormai acquistata dal Guggenheim di Venezia per 8,5 milioni di dollari. Nel maggio del 1998 Il giardiniere, insieme a L’Arlésienne (Madame Ginoux) e Le Cabanon de Jourdan di Paul Cézanne, fu oggetto di un furto all’interno della Galleria nazionale d’arte moderna e contemporanea di Roma. Le 3 opere furono poi ritrovate tra il 15 e il 16 luglio dello stesso anno dai Carabinieri del Nucleo Tutela del Patrimonio Culturale.
Orari e biglietti
In occasione della mostra su Van Gogh, con un unico biglietto d’ingresso si potrà visitare anche il Museo Revoltella – Galleria d’arte moderna di Trieste e la sua prestigiosa collezione: a partire dal ricchissimo lascito dell’omonimo barone Pasquale Revoltella, che ne fece la sua dimora fino al 1869, per arrivare alle più recenti acquisizioni di importanti esponenti dell’arte moderna e contemporanea.
È prevista una proposta promozionale a favore dei turisti: coloro che pernotteranno per almeno due notti nelle strutture alberghiere convenzionate, riceveranno in omaggio la FVG Card che consentirà l’ingresso gratuito ad entrambe le mostre in corso al Museo Revoltella, “Van Gogh” e “Antonio Ligabue”.
Orario apertura: dal lunedì alla domenica e festivi 9.00 ‑19.00. Martedì chiuso (la biglietteria chiude un’ora prima).
Aperture straordinarie: domenica 31 marzo 9.00−19.00, lunedì 1° aprile 9.00−19.00, giovedì 25 aprile 9.00 ‑19.00, martedì 30 aprile 9.00- 19.00, mercoledì 1° maggio 9.00 ‑19.00, domenica 2 giugno 9.00 ‑19.00.
Ingresso mostra + museo: l’accesso alla mostra è contingentato ed è consigliata la prenotazione tramite il preacquisto del biglietto. È comunque possibile acquistare i biglietti di ingresso anche in sede: in questo caso l’ingresso alla mostra potrebbe comportare delle attese per rispettare le capienze di sicurezza delle sale. Intero € 16,00 – Ridotto € 14,00.

























