Pubblicata la traduzione in lingua croata del libro per ragazzi di Fulvio Tomizza
“Trick: priča o jednom psu” – un incontro con la traduttrice Lorena Kmet
Testo di Luisa SORBONE • Fotografie di Zaneto PAULIN
Dal 22 al 25 maggio, tra Umago, Capodistria e Trieste, si è svolta la venticinquesima edizione del Forum Tomizza. Ogni due anni, nell’ambito del Forum, la Biblioteca Civica di Umago diretta da Neven Ušumović pubblica una traduzione dell’autore.
Venerdì 24 maggio è stata presentata la versione croata di Trick: storia di un cane, il romanzo breve che Tomizza dedica alla figlia Franca, uscito per Mondadori nel 1975 e vincitore del premio Monza nel 1976.
Trick: priča o jednom psu è stato tradotto da Lorena Kmet con le illustrazioni di Manuel Šumberac.
Tomizza è stato un autore estremamente prolifico e poliedrico. Molti i temi a cui ha dato voce, a partire dal sentimento di perdita dell’identità e dell’esodo: nella Trilogia istriana, nei romanzi di narrativa ambientati a Trieste, nelle opere storiche, nei testi per il cinema e per il teatro. Trick: priča o jednom psu è uno dei cinque romanzi che ha scritto per bambini e ragazzi, dei quali due pubblicati postumi.
“Il cane Trick – commenta Neven Ušumović – ha molte delle caratteristiche di un personaggio delle fiabe. Aiuta i protagonisti, madre, padre e figlio, in modo miracoloso: appare quando nessuno se lo aspetta, risolve situazioni e scompare… Ma è proprio sulla necessità di un essere così fantastico che si concentra il realismo psicologico di Tomizza. Il lettore adulto scopre attraverso la figura di Trick il desiderio di maternità della protagonista, la lotta per la sicurezza esistenziale del padre e il bisogno del bambino di avere un amico fedele. Tutto ciò rende questo breve romanzo un’opera molto stratificata e appassionante, da rileggere più volte”.
Lorena Kmet, a partire dal 2010, è l’autrice della traduzione in lingua croata dei libri di Tomizza. Oltre a quest’ultimo, fresco di stampa, ha tradotto: La ragazza di Petrovia/ Djevojka iz Petrovije (2010), Il bosco di acacie/ Bagremova šuma (2012), La città di Miriam/ Miriamin grad (2016), Dove tornare/ Kamo se vratiti(2022), L’amicizia/ Prijateljstvo(2014), I rapporti colpevoli/Grešni odnosi(2018), Le mie estati letterarie/Moja književna ljeta (2020).
Lorena, è possibile individuare una linea di temi comuni in una produzione letteraria tanto variegata?
Fin dal suo primo libro, Materada (1960), Fulvio Tomizza segue ed esplora i legami inscindibili con la propria famiglia e con l’Istria del secondo dopoguerra e del doloroso esodo (La ragazza di Petrovia e Il bosco di acacie che seguono Materada vennero raccolti in Trilogia istriana). Questi legami-rapporti, talvolta colpevoli (I rapporti colpevoli), talvolta amari e traumatici, spesso accostati a “il male di vivere”, affondano le radici nel suo animo, nella contemplazione che durò una vita e ispirò una trentina di libri. Su questa base l’autore costruisce la letteratura dell’umana comprensione e tende la mano amica al diverso e al nuovo, alla città di Trieste con tutte le sue diversità, al mondo slavo e al mondo italiano ed ebraico (La città di Miriam, Gli sposi di via Rossetti e molti altri), protendendosi fino al suo lavoro di giornalista e di scrittore (non a caso il suo romanzo del 1980 s’intitola L’Amicizia). Insomma, Fulvio Tomizza ha superato non un confine, quello fisico con la sbarra e i militari, ma ben tanti altri. Partendo dal piccolo villaggio Giurizzani nei pressi di Umago, da uomo di frontiera (“Mi identifico con la frontiera”) è diventato un simbolo di non-frontiera, libera e umana comunicazione fra genti di diverse lingue, culture, ceti e credenze. E ha avuto il coraggio di tornare indietro tra i rovi, i gelsi, “il povero acciottolato col noce fra le case” (Dove tornare e molti altri), rimboccarsi le maniche e rimettere in piedi la casa di famiglia, i ricordi e le stesure dei suoi libri (Le mie estati letterarie).
Veniamo a Trick, storia di un cane. In quali aspetti della narrazione troviamo il richiamo ai temi universali tomizziani come quello della nostalgia della terra istriana, dell’abbattimento dei confini e dell’intreccio culturale?
La storia di Trick è ambientata a Trieste e sull’altopiano carsico che la sovrasta. È un racconto per l’infanzia, quindi i temi tomizziani sono ridimensionati e attenuati, adattati per i giovani lettori. La nostalgia della terra istriana si riconosce nel tema scelto: l’amore per gli animali e per la natura Tomizza lo ha trasportato dal suo mondo contadino. Il reticolato, le sbarre, la paura di essere inseguiti, il rifugio per i cani con il muro alto, gli scomparti angusti e i catenacci, la reclusione, l’abbandono: ecco che si ripetono alcuni argomenti tomizziani. E anche in questo caso Tomizza sta sempre dalla parte dei più deboli.
Qual è il tema portante del racconto? Chi sono i protagonisti?
Nino e Gemma, una giovane coppia triestina senza figli, che vive in un condominio, quasi per capriccio acquista un cucciolo. A causa della nascita del figlio tanto atteso, molto presto il cucciolo viene riportato nel cortile della casa cantoniera. Da quel momento cominciano le fiabesche vicende del cane Trick e quelle del bambino Aurelio, ignaro dell’esistenza di un cane che lo ha preceduto in famiglia. Dopo alcuni anni e tante peripezie, i quattro protagonisti si ritrovano e si riuniscono in un abbraccio sotto l’ombra di un tiglio. Un racconto, quindi, a lieto fine. Sullo sfondo c’è la crisi economica degli anni sessanta con gli scioperi, la disoccupazione e il lavoro nero. Si parla anche di bullismo, della vecchiaia, dell’ospizio e del rifugio per i cani. Tra Scorcola, Opicina, Porto Vecchio e “lo specchio di mare punteggiato da navi” Tomizza ritrae le vedute triestine, con il noto tram.
Dal momento che questo è un libro per ragazzi, in cosa il registro stilistico si differenzia dagli altri romanzi?
Anche quando scrive per i bambini, Tomizza non rinuncia alle sontuose descrizioni della natura, con le frasi e i periodi lunghi che caratterizzano tutta la sua opera. Il nostro è un lavoro di gruppo: dopo la mia stesura, Ivana Martinčić, Tihana Dežjot Alessio e Neven Ušumović hanno fatto la correzione del testo e la professoressa Sanja Roić ha curato la revisione generale e ha firmato la postfazione. Comunque, lo spirito avventuroso e la sceneggiatura quasi cinematografica conferiscono al testo una certa leggerezza, ilarità e vivacità. In fondo, si parla di un cucciolo che vola!
A chi ancora non conosce l’opera di Tomizza quali libri consiglierebbe?
Senz’altro Trilogia istriana e La miglior vita, vincitrice del Premio Strega e del Premio di Stato austriaco per la letteratura europea, ma anche I rapporti colpevoli, Dove tornare e L’albero dei sogni.
Lorena Monica Kmet è nata a Umago nel 1963. Laureata in croatistica a Zagabria, vive e lavora a Buie. Membro dell’Associazione dei Traduttori Letterari Croati. Traduce dall’italiano soprattutto autori istriani, quarnerini e triestini ed è stata premiata per la migliore traduzione della Regione istriana nel 2006 e nel 2011. Collaboratrice con il Forum Tomizza presso la Biblioteca civica di Umago, è traduttrice delle opere di Fulvio Tomizza. È membro del Consiglio programmatico della Casa degli scrittori – Hiže od besid a Pisino e collabora con la rivista Nova Istra e il portale di Mostar Strane.ba.
Trick, priča o jednom psu, Gradska knjižnica Umag – Biblioteca Civica Umago, 2024
Per l’Editore: Neven Ušumović
Postfazione: Sanja Roić
Redazione: Sanja Roić
Correzione: Ivana Martinčić, Tihana Dežjot Alessio
Illustrato da Manuel Šumberac
Stampa Arty d.o.o. Umago





