Izložba Emme Ciceri u galeriji Luka||LA MOSTRA “VI ASPETTO DOMANI” DI EMMA CICERI A POLA
[lang_hr]Izložba Emme Ciceri „ČEKAM VAS SUTRA / VI ASPETTO DOMANI“ bit će otvorena 6. prosinca u 19 sati u pulskoj galeriji Luka. Izložbu u organizaciji HDLU Istre moguće je razgledati do 15. prosinca.
‘Ono što vidiš je ono što čuješ. Iako um nastoji razdijeliti ono što je jedinstveno, oko ne zamjećuje tu razdvojenost. U međuvremenu, ti ideš među ljude; uživaš tamo gdje se stapaju uzdisaji i to činiš iz ljubavi prema čovjeku.’
Izložba „ČEKAM VAS SUTRA / VI ASPETTO DOMANI“ poziva na promišljanje o pitanjima koja se tiču zajednice i identiteta. Tri video rada, serija fotografija Madre di Monumenti i serija crteža, postavljaju opširne i specifične upite o stanju tijela uslijed kulturoloških i tehnoloških promjena koje doživljavamo. Naglasak je na dvjema strujama: jednoj koja doprinosi nekoj vrsti preobrazbe pojedinca u informaciju (kroz bestjelesne izmjene koje svode identitet na preradu podataka) i onoj koja više ne može sudjelovati u tom postepenom odvajanju subjektiviteta tijela, jer ono niti nema potrebna sredstva da bi osigurao preživljavanje.[/lang_hr]
[lang_it]L’inaugurazione della mostra di Emma Ciceri intitolata “ČEKAM VAS SUTRA / VI ASPETTO DOMANI“ si terrà il 6 dicembre alle ore 19:00 nella Galleria Luka a Pola. La mostra è organizzata dalla Società croata degli artisti figurativi (HDLU) dell’Istria e si potrà visitare entro il 15 dicembre.
Emma Ciceri (Bergamo, 1983.) Diplomata all’Accademia Carrara di Bergamo e all’Accademia di Brera a Milano. Lavora come tutor presso Accademia Carrara di Belle Arti di Bertgamo e come condocente nel corso di Adrian Paci presso Naba Nuova Accademia di Belle Arti di Milano. Rappresentata dalla Galleria Riccardo Crespi di Milano. Tra le mostre personali si ricordano Zones, Institut of Contemporary Art @ Gallery of Accademia Moderna, a cura di Guliana Carbi (2014) Anatomia – Folle, Galleria Riccardo Crespi, a cura di Gabi Scardi, Milano (2012).[/lang_it]
[lang_hr]Izložba kreće s dva znakovita videa: 21 giugno 2007 i 14 dicembre 2010. Prvi je snimljen nekoliko sati prije jednog koncerta, a drugi tokom studentske manifestacije. Premda su proizvedeni u vremenskom razmaku od tri godine, izgledaju koncipirani kao dio diptiha. U oba, sudjelovanje je složeni fenomen u kojem su tijela središte, dok je okupljanje mobilno tlo promjenljivih identiteta. Manje obrađen, ali istinktivniji je Anatomia-Folle, treći video rad na izložbi. Od unutarnje i uznemirujuće vizije zbijenih tijela tokom raznih koncerata, ponekad izlaze na vidjelo pojedinci podignuti nekim iznenadnim, euforičnim uznesenjem.
Bez da se promjeni subjekt, ali djelujući na različiti način, u seriji fotografija Madre di Monumenti umjetnica je izbrisala sva neba, ističući fizički kontinuitet između spomenika i demonstranata (toliko brojnih da izgleda kako bi ubrzo mogli preplaviti kipove). Posljednje djelo na ovoj izložbi je serija crteža koji prikazuju zatvorenike s kojima se umjetnica susrela kako bi promišljala o pojedincu u posebnim uvjetima njegove „društvene izolacije“.
Kroz radove naglašava se beskonačno, paradoksalno pomanjkanje vremena kojeg ljudi generiraju, a upravo je vrijeme jedina vrijednost koju ne uspijevamo proizvesti. Stoga, radikalno asocijativno obilježje izraženo kroz svaki prizor ove izložbe može biti definirano samo jednom riječju: hitnost. (iz teksta Giovannija De Lazzarija)
Emma Ciceri (Bergamo, 1983.) diplomirala je na Akademiji Carrara u Bergamu i Akademiji Brera u Milanu. Radi kao tutor na Akademiji likovnih umjetnosti Carrara u Bergamu i kao su-docent na kolegiju Adriana Pacija pri Novoj akademiji likovnih umjetnosti u Milanu (NABA). Zastupa je Galerija Riccardo Crespi iz Milana. Od samostalnih izložbi najznačanije su Zones, Institute of Contemporary Art @ Gallery of Academia Moderna, priredila Giuliana Carbi (2014.) i Anatomia-Folle, Galerija Riccardo Crespi, priredila Gabi Scardi, Milano (2012.).
chedilemma@gmail.com / www.riccardocrespi.com[/lang_hr]
[lang_it]Ciò che vedi è ciò che senti. Nonostante la mente cerchi di dividere quello che è unito l’occhio non compie alcun tipo di separazione. Intanto, tu vai in mezzo alla gente; ti compiaci dove si fondono i respiri e lo fai per amore dell’uomo.
Ogni grande piacere ne produce altri, talvolta più piccoli, di minore intensità ma fondamentali perché, nonostante siano secondari, concorrono a rinforzare il senso e la struttura stessa dell’evento primario. Anche ogni grande stupore ne genera altri e si compone spesso di piccole esaltazioni condivise. Appare chiaro, riflettendo sui contenuti di questa mostra, che l’individuo e la folla siano pretesti necessari all’artista per esprimere ciò che va oltre la loro apparenza, e che potremmo identificare con la ricerca di una condizione sacra dell’individuo nelle dinamiche di gruppo, come se in queste circostanze, proprio quando la soggettività sembrerebbe perdersi in un insieme, l’uomo desse senso alla propria individualità grazie al contatto con gli altri, esprimendo le tensioni di un desiderio comune attraverso modi e gesti che dall’occhio dell’artista confluiscono nell’opera come conseguenza del suo sguardo.
La scelta di esporre in un unico evento alcuni lavori rispetto ad altri risponde alla necessità di offrire uno spaccato esaustivo dell’immaginario di Emma Ciceri. Il percorso della mostra si svolge a partire da due video emblematici: Ventun giugno 2007 e Quattordici dicembre 2010, il primo girato a poche ore da un concerto, il secondo durante una manifestazione studentesca. Nonostante siano stati prodotti l’uno a distanza di tre anni dall’altro, sembrano concepiti per essere parte di un dittico. In entrambi, la partecipazione è un fenomeno composito di cui i corpi sono gli epicentri e l’aggregazione è territorio mobile di identità mutevoli. Nell’insieme si distinguono volti, posture e gesti che si avvicendano dando l’impressione che ogni sequenza si congiunga con quella successiva per formare un unico flusso. Un opportuno montaggio e la sensibile elaborazione di suoni mormorati trasmettono in modo efficace i rapporti fra le immagini. Meno elaborato ma più istintivo è Anatomia Folle, terzo video presente nella mostra. Da una viscerale e conturbante visione di corpi accalcati durante diversi concerti, talvolta emergono individui sollevati in una specie d’improvvisa, euforica celebrazione. Anche in questo caso il montaggio determina, in una sorta di rottura e ricomposizione di filmati originali, le opportune associazioni. Senza cambiare soggetto, operando però in modo diverso, nella serie fotografica Madre di Monumenti l’artista ha cancellato i cieli, dando risalto alla continuità fisica fra i monumenti e i manifestanti (tanto numerosi che sembra possano in breve sommergere le statue). Le sculture celebrative sono apici cristallizzati di insiemi vivi e brulicanti, da cui dipendono le sorti della loro memoria e del loro stesso senso di reperti ufficiali.
La creazione di aree vuote nell’immagine, a vantaggio di una o più sue parti, è fondamentale anche per l’ultima opera di questa mostra. Alcuni disegni raffigurano detenuti che l’artista ha incontrato per riflettere sull’individuo in una condizione particolare del suo “isolamento sociale”. Dentro zone circoscritte e forme chiuse, attraverso un disegno delicato e a tratti quasi impercettibile, i carcerati esprimono un’estraniazione enigmatica. Prigionieri di un colore o solo del bianco, sono sospesi in uno spazio esclusivo privo di appigli.
Nonostante emergano aspetti pertinenti a una poetica è inevitabile, considerando le tematiche in modo più ampio, che il punto di vista dell’autrice inviti a riflettere su questioni che interessano la collettività. L’insieme di opere presentate pone ampi e specifici interrogativi sulla condizione del corpo al centro dei mutamenti culturali e tecnologici che stiamo vivendo. Siamo oggi testimoni di due tendenze nettamente distinte della società: quella di coloro che contribuiscono a una sorta di conversione dell’individuo in informazione (attraverso scambi incorporei che riducono l’identità ad un’elaborazione di dati) e quella di chi non può partecipare a questa progressiva separazione della soggettività dal corpo, perché non ha neppure le risorse necessarie per provvedere alla sopravvivenza. Trasferendo il nostro vivere e i suoi fatti alla rete – dai rapporti tra persone, al commercio, alla politica – sembra che il corpo abbia la funzione di un’antenna che irradia il segnale della propria presenza, moltiplicandola tanto da generare un surrogato dell’ubiquità. L’adesione passiva a questo fenomeno, e l’uso incosciente degli strumenti della comunicazione, corrisponde al ripiegamento dell’individuo nell’ampiezza imponderabile dell’essere, senza confini fisici che ne limitino l’estensione e la durata. Negando il corpo neghiamo la sua fine, a rischio di gettare le identità in un unico crogiolo per fonderle e crearne una sola. Nell’infinita, paradossale mancanza di tempo che stiamo generando, proprio il tempo è l’unico valore che non riusciamo a produrre. Il carattere radicalmente evocativo espresso attraverso ogni immagine di questa mostra può quindi essere definito da una sola parola: urgenza.
Giovanni De Lazzari[/lang_it]






