Yordan Kamdzhalov all’Arena di Pola: il potere della musica

06.08.2019.

Credo che la musi­ca possa esse­re uno stru­men­to per cam­bi­are il mon­do e ren­der­lo migli­ore per­c­hé ha l’incredibile pote­re di supe­ra­re le dif­fe­ren­ze di lin­gua, reli­gi­one, cul­tu­ra, nazi­ona­lità. Ho una visi­one del mon­do che potrem­mo defi­ni­re “rinas­ci­men­ta­le”: l’essere uma­no con il suo poten­zi­ale è al cen­tro di tut­to. Quando ries­co a toc­ca­re il cuore del­le per­so­ne e a smu­ove­re la cos­ci­en­za col­let­ti­va attra­ver­so la musi­ca, ecco, allo­ra sono feli­ce

Quando, lo scor­so anno, a Pola dire­sse il Concerto di Natale pre­sso il Teatro cit­ta­di­no, furo­no in mol­ti ad esse­re col­pi­ti dal­la gran­de for­za espre­ssi­va di quel giova­ne diret­to­re d’orchestra. In occa­si­one dell’Estate Classica- Ljetna Klasika 2019 – del Teatro Nazionale di Fiume, che anc­he quest’anno ha come loca­ti­on la sug­ges­ti­va cor­ni­ce dell’Arena di Pola, Yordan Kamdzhalov è ritor­na­to per diri­ge­re due tra i più cele­bri capo­la­vo­ri del reper­to­rio cla­ssi­co di tut­ti i tem­pi: la Nona Sinfonia di Beethoven e Carmen di Georges Bizet.

Il cari­sma­ti­co maes­tro Yordan Kamdzhalov, nato in Bulgaria nel 1980, è oggi accla­ma­to a livel­lo inter­na­zi­ona­le per le sue carat­te­ris­tic­he inter­pre­ta­ti­ve e per la sua visi­one filan­tro­pi­ca dell’arte musicale.

Dopo gli stu­di musi­ca­li a Sofia e Berlino e il debut­to come diret­to­re d’orchestra ad appe­na 20 anni, ha lavo­ra­to con più di 50 orc­hes­tre e com­pag­nie liric­he inter­na­zi­ona­li, col­le­zi­onan­do un nume­ro non poco sig­ni­fi­ca­ti­vo di rico­nos­ci­men­ti. Dal set­tem­bre 2018 è diret­to­re musi­ca­le e diret­to­re prin­ci­pa­le dell’orchestra del CNT, il Teatro Nazionale Croato di Fiume Ivan Zajc.

Maestro Kamdzhalov, quan­do è avve­nu­to il suo pri­mo incon­tro con la musica?

- La musi­ca ha sem­pre fat­to par­te del­la mia vita, sono nato con la musi­ca. Mia mam­ma è musi­cis­ta e fin da pic­co­lo frequ­en­ta­vo teatri e sale da con­cer­to. Posso dire che la musi­ca era scrit­ta nel mio des­ti­no e ini­zi­ai a stu­di­are musi­ca all’età di 5 anni.

Quando ha deci­so che ques­ta sareb­be sta­ta la sua vita?

- Quando ave­vo 14 anni mi tro­vai a fare una rifle­ssi­one impor­tan­te. Amavo e appre­zza­vo la sci­en­za e le mate­rie sci­en­ti­fic­he ma ciò che vera­men­te rius­ci­va a reali­zzar­mi come per­so­na era l’arte, che fosse teatro, musi­ca o altro. Per me era impor­tan­te rius­ci­re ad arri­va­re all’anima del­le per­so­ne. Ho scel­to di fare il diret­to­re d’orchestra per­c­hé ques­to mi per­met­te­va di con­di­vi­de­re con gli altri i messag­gi pro­fon­di del­la musica.

Guardando al passa­to, qual è sta­ta l’esperienza che più di altre ha inci­so sul­la sua carriera?

- Sicuramente il mio debut­to alla Filarmonica di Berlino è sta­to mol­to sig­ni­fi­ca­ti­vo, e lo ste­sso devo dire rigu­ar­do alle espe­ri­en­ze fat­te a Zurigo, a Tokio. Hanno cam­bi­ato e, in un cer­to sen­so, deter­mi­na­to la mia vita. Ma posso defi­ni­re sig­ni­fi­ca­ti­va ogni situ­azi­one in cui si reali­zza la magia di un’intensa comu­ni­ca­zi­one tra me e l’orchestra, che si trat­ti di un gran­de o di un pic­co­lo teatro. Una comu­ni­ca­zi­one fat­ta di armo­nia e di inte­sa e che non ha bisog­no di parole.

Lei si inte­re­ssa di fisi­ca e di astro­no­mia, oltre ad esse­re coinvol­to in uno stu­dio sul­la “glo­ba­li­zza­zi­one del­la strut­tu­ra musi­ca­le”. Quale è il deno­mi­na­to­re comu­ne tra sci­en­za e musica?

- E’ l’infinito. L’essere uma­no por­ta in sé una dimen­si­one d’infinito, che noi non conos­ci­amo appi­eno e che la musi­ca ries­ce a rive­la­re. Lo ste­sso acca­de per la dimen­si­one spa­zi­ale. Quando stu­dio la musi­ca, soprat­tut­to la gran­de musi­ca, mi tro­vo ine­vi­ta­bil­men­te a pen­sa­re al cosmo e vice­ver­sa. Per me sono due aspet­ti di una sola realtà.

Situazioni del passa­to che l’hanno delusa ?

- Ho pro­va­to delu­si­one ogni vol­ta che ho dovu­to con­fron­tar­mi con il sen­so del­la limi­ta­te­zza uma­na, quan­do ho spe­ri­men­ta­to quan­to pic­co­li e pri­mi­ti­vi siamo noi esse­ri uma­ni. Ma anc­he sen­ti­men­ti nega­ti­vi come ques­to han­no un loro sig­ni­fi­ca­to e una loro fun­zi­one: quan­do siamo trop­po fieri di noi ste­ssi e feli­ci di quan­to ci acca­de, spe­sso cor­ri­amo il ris­c­hio di seder­ci e di fer­ma­re il cor­so del­la nos­tra vita. I momen­ti dif­fi­ci­li ci sti­mo­la­no ad evol­ver­ci e migliorarci.

Gli aspet­ti migli­ori e quel­li peg­gi­ori dell’attività di diret­to­re d’orchestra?

- Quando c’è la gius­ta pre­pa­ra­zi­one musi­ca­le e si è in armo­nia con sé ste­ssi, quan­do si entra in sin­to­nia con i musi­cis­ti e con il pub­bli­co, si reali­zza quel­lo che defi­nis­co il magi­co del­la musi­ca. L’esatto oppos­to acca­de quan­do la pre­pa­ra­zi­one non è sta­ta suf­fi­ci­en­te, quan­do la comu­ni­ca­zi­one con l’orchestra non è buona e maga­ri non si ama abbas­tan­za la musi­ca che si sta pro­po­nen­do al pub­bli­co. In ques­to caso è come se la musi­ca per­de­sse di sig­ni­fi­ca­to, non avrà pote­re. La pre­pa­ra­zi­one è mol­to impor­tan­te e per otte­ne­re i risul­ta­ti migli­ori è nece­ssa­rio sen­ti­re ques­ta responsabilità.

A cosa riti­ene di dove­re il suo successo?

- La passi­one per la musi­ca e per gli esse­ri uma­ni. Credere che possi­amo cam­bi­are il mon­do in qual­co­sa di meglio e che attra­ver­so la musi­ca possi­amo evol­ver­ci e pro­gre­di­re. La musi­ca è la dimen­si­one in cui il sen­ti­re uma­no si mani­fes­ta. Condivido piena­men­te le paro­le del gran­de maes­tro Claudio Abbado, quan­do affer­ma­va che diri­ge­re un’orchestra sig­ni­fi­ca non solo con­trol­la­re, ma soprat­tut­to rius­ci­re a comunicare.

Quali emo­zi­oni nel por­ta­re la musi­ca in Arena?

- L’Arena di Pola è un luogo par­ti­co­la­re, per il suo valo­re sto­ri­co e per la poten­te ener­gia che spri­gi­ona. Ci sen­ti­amo tut­ti ispi­ra­ti da un pos­to come ques­to. Proviamo un gran­de sen­so di armo­nia e, al tem­po ste­sso, un pro­fon­do sen­so di ris­pet­to. È una nuova espe­ri­en­za per me e fin dal pri­mo momen­to ne ho per­ce­pi­to l’importanza e il sig­ni­fi­ca­to. Inoltre, per me, diri­ge­re Carmen in Arena è dav­ve­ro qual­co­sa di spe­ci­ale, per­c­hé è l’opera con la quale debut­tai a Berlino e che mi è val­sa il rico­nos­ci­men­to di Miglior Direttore d’Opera del­l’an­no in Germania nel 2010. Carmen e Yordan sono dav­ve­ro mol­to, mol­to connessi.

Testo Luisa SORBONE

Fotografie L. SORBONE e l’archivio del Teatro Nazionale Croato di Fiume Ivan Zajc