Nozze istriane: la spettacolare prima al Teatro Popolare Istriano – INK
Testo di Luisa Sorbone • Foto di Luis SORBONE e Saša MILJEVIĆ dall'archivio INK
L’ultima coproduzione di INK-Teatro Popolare Istriano e HNK-Teatro Nazionale Croato Ivan Zajc di Fiume porta in scena le melodie di Antonio Smareglia e il realismo magico di Marin Blažević.
Non c’era modo migliore di inaugurare la rinnovata Sala Ciscutti del Teatro Popolare Istriano-INK. La cerimonia di apertura, la sera di sabato 4 maggio, ha animato Pola di contenuti artistici ma anche politici e istituzionali, con la presenza del primo ministro Andrej Plenković e della ministra della Cultura Nina Obuljen Koržinek.
“Abbiamo a cuore la cultura e riteniamo importanti gli investimenti in questo settore. L’anno scorso, proprio qui a Pola, abbiamo inaugurato il Piccolo Teatro Romano, oggi è la volta del Teatro Popolare Istriano-INK”, ha detto Plenković rivolgendosi ai giornalisti.
Dopo i saluti di benvenuto della direttrice Jeromela Kaić, il sindaco Filip Zoričić ha definito quella di sabato “una data storica per Pola, grazie a due cittadini polesi, Antonio Smareglia e Pietro Ciscutti”, estendendo i ringraziamenti alla Società Smaregliana per l’impegno profuso in tutti questi anni. “Continuiamo a curare la cultura, solo così potremo aprire i nostri orizzonti”, ha commentato.
A chiudere gli interventi che hanno preceduto la rappresentazione dell’opera, parole di riconoscenza alla città di Pola e alle sue istituzioni sono arrivate da Adua Smareglia, nipote di Antonio.
Tra le autorità presenti, anche il vicesindaco Bruno Cergnul, la vice-presidente e l’assessore alla cultura della Regione Istriana, rispettivamente Jessica Acquavita e Vladimir Torbica, l’assessore alla cultura della Città di Pola Emina Popović Sterpin.
Una musica aristocratica
Ma veniamo all’opera. Frutto della coproduzione di INK-Teatro Popolare Istriano e HNK-Teatro Nazionale Croato Ivana pl. Zajca di Fiume, la spettacolare interpretazione di “Nozze istriane” ha coinciso con l’anniversario della nascita di Antonio Smareglia, il 5 maggio 1854, e a 130 anni dalla prima rappresentazione al teatro comunale di Trieste. “La musica di Smareglia – ha sottolineato il critico ed esperto conoscitore di Smareglia, Zoran Juranić, – è in qualche modo “aristocratica”, basata sull’estetica del bello (non c’è da stupirsi che Brahms l’apprezzasse), ricca immaginazione e testi profondi; unisce in modo unico le migliori caratteristiche delle tradizioni musicali tedesca, italiana e slava”. La compagnia del teatro di Fiume era al completo, con l’orchestra sinfonica, con il coro, diretto da Matteo Salvemini, e i solisti, tra i quali meritano più di un cenno Giorgio Surian e Filippo Pollinelli, interpreti già in passato delle opere di Smareglia, oltre ad Anamarija Knego nel ruolo di Marussa.
L’orchestra era diretta dal maestro Simon Krečić, dell’Opera del Teatro Nazionale Sloveno di Maribor. Krečić ha definito Smareglia un compositore eccezionale, sottolineando la sua capacità di fondere nella musica influenze diverse, incorporando elementi della tradizione tedesca, italiana e slava. “Spero che questa performance, allestita anche per celebrare il 170° anniversario della nascita del compositore, sia l’inizio di una rinascita della sua musica. Sono dell’opinione che la sua opera meriti un posto accanto ai più grandi nomi della letteratura musicale”
E a sottolineare l’eccellenza del progetto, “Nozze Istriane” è in registrazione per l’etichetta discografica tedesca CPO.
L’allestimento scenico
La vicenda, lo ricordiamo, racconta la storia di un intrigo amoroso ambientato nella cittadina di Dignano. Un’opera in tre atti, su libretto di Luigi Illica, che ben esprime un ottocentesco clima popolare di inganni, tradimenti ed eventi tragici che culminerà nella morte di uno dei protagonisti. Ci si aspettava, forse, di assistere a una rappresentazione pittoresca e dai toni tradizionalmente folkloristici nel solco di un verismo italiano ostentato. Ma non è stato così, e chi ha avuto modo di conoscere l’originalità e il genio creativo di Marin Blažević lo prevedeva.
Su una piattaforma scenica che ricostruisce una Dignano fantastica – oltre un centinaio i personaggi che emergono e scompaiono tra fluttuanti case colorate – la regia di Blažević ha scelto la metafora per trasportare lo spettatore in un mondo di realismo magico dal sapore felliniano. Dramma e ironia si sono presi per mano, sfidando ogni aspettativa di rappresentazione verista. E a denunciare l’assurdità del patriarcato violento di cui nella storia è vittima la protagonista, le donne indossano candidi abiti da sposa, gli uomini hanno sembianze e costumi femminili.
“Così, ad esempio – ha commentato Blažević – nella scenografia romantico-nostalgica di Alan Vukelić, i personaggi di quest’opera drammatica diventano più grandi delle case, mentre i costumi di Sandra Dekanić restituiscono con ironia la rappresentazione di ciò che chiamiamo e consideriamo maschio”.
Un’interpretazione coraggiosa che ha messo insieme tradizione e innovazione e che, a giudicare dagli applausi, il pubblico ha molto gradito. Un omaggio a quella che rimane tra le opere più conosciute di Antonio Smareglia e che riporta alla luce il lavoro, l’originalità e la modernità del compositore istriano nel panorama operistico internazionale.

















































