Nozze istriane: la spettacolare prima al Teatro Popolare Istriano – INK

Testo di Luisa Sorbone • Foto di Luis SORBONE e Saša MILJEVIĆ dall'archivio INK

07.05.2024

L’ultima copro­du­zi­one di INK-Teatro Popolare Istriano e HNK-Teatro Nazionale Croato Ivan Zajc di Fiume por­ta in sce­na le melo­die di Antonio Smareglia e il reali­smo magi­co di Marin Blažević.

Non c’e­ra modo migli­ore di ina­ugu­ra­re la rin­no­va­ta Sala Ciscutti del Teatro Popolare Istriano-INK. La ceri­mo­nia di aper­tu­ra, la sera di saba­to 4 mag­gio, ha ani­ma­to Pola di con­te­nu­ti artis­ti­ci ma anc­he  poli­ti­ci e isti­tu­zi­ona­li, con la pre­sen­za del pri­mo minis­tro Andrej Plenković e del­la minis­tra del­la Cultura Nina Obuljen Koržinek.

“Abbiamo a cuore la cul­tu­ra e rite­ni­amo impor­tan­ti gli inves­ti­men­ti in ques­to set­to­re. L’anno scor­so, pro­prio qui a Pola, abbi­amo ina­ugu­ra­to il Piccolo Teatro Romano, oggi è la vol­ta del Teatro Popolare Istriano-INK”, ha det­to Plenković rivol­gen­do­si ai giornalisti.

Dopo i salu­ti di benve­nu­to del­la diret­tri­ce Jeromela Kaić, il sin­da­co Filip Zoričić ha defi­ni­to quel­la di saba­to “una data sto­ri­ca per Pola, gra­zie a due cit­ta­di­ni pole­si, Antonio Smareglia e Pietro Ciscutti”, esten­den­do i rin­gra­zi­amen­ti alla Società Smaregliana per l’im­peg­no pro­fu­so in tut­ti ques­ti anni. “Continuiamo a cura­re la cul­tu­ra, solo così potre­mo apri­re i nos­tri ori­zzon­ti”, ha commentato.

A chi­ude­re gli inter­ven­ti che han­no pre­ce­du­to la rap­pre­sen­ta­zi­one del­l’o­pe­ra, paro­le di rico­nos­cen­za alla cit­tà di Pola e alle sue isti­tu­zi­oni sono arri­va­te da Adua Smareglia, nipo­te di Antonio.

Tra le auto­rità pre­sen­ti, anc­he il vice­sin­da­co Bruno Cergnul, la vice-pre­si­den­te e l’a­sse­sso­re alla cul­tu­ra del­la Regione Istriana, ris­pet­ti­va­men­te Jessica Acquavita e Vladimir Torbica, l’a­sse­sso­re alla cul­tu­ra del­la Città di Pola Emina Popović Sterpin.

Una musi­ca aristocratica

Ma veni­amo all’o­pe­ra. Frutto del­la copro­du­zi­one di INK-Teatro Popolare Istriano e HNK-Teatro Nazionale Croato Ivana pl. Zajca di Fiume, la spet­ta­co­la­re inter­pre­ta­zi­one di “Nozze istri­ane” ha coin­ci­so con l’an­ni­ver­sa­rio del­la nas­ci­ta di Antonio Smareglia, il 5 mag­gio 1854, e a 130 anni dal­la pri­ma rap­pre­sen­ta­zi­one al teatro comu­na­le di Trieste. “La musi­ca di Smareglia – ha sot­to­li­ne­ato il cri­ti­co ed esper­to conos­ci­to­re di Smareglia, Zoran Juranić, – è in qual­c­he modo “aris­to­cra­ti­ca”, basa­ta sul­l’es­te­ti­ca del bel­lo (non c’è da stu­pir­si che Brahms l’ap­pre­zza­sse), ric­ca imma­gi­na­zi­one e tes­ti pro­fon­di; unis­ce in modo uni­co le migli­ori carat­te­ris­tic­he del­le tra­di­zi­oni musi­ca­li tedes­ca, ita­li­ana e sla­va”. La com­pag­nia del teatro di Fiume era al com­ple­to, con l’or­c­hes­tra sin­fo­ni­ca, con il coro, diret­to da Matteo Salvemini, e i solis­ti, tra i quali meri­ta­no più di un cen­no Giorgio Surian e Filippo Pollinelli, inter­pre­ti già in passa­to del­le ope­re di Smareglia, oltre ad Anamarija Knego nel ruolo di Marussa.

L’orchestra era diret­ta dal maes­tro Simon Krečić, dell’Opera del Teatro Nazionale Sloveno di Maribor. Krečić ha defi­ni­to Smareglia un com­po­si­to­re ecce­zi­ona­le, sot­to­li­ne­an­do la sua capa­cità di fon­de­re nel­la musi­ca influ­en­ze diver­se, incor­po­ran­do ele­men­ti del­la tra­di­zi­one tedes­ca, ita­li­ana e sla­va. “Spero che ques­ta per­for­man­ce, alles­ti­ta anc­he per cele­bra­re il 170° anni­ver­sa­rio del­la nas­ci­ta del com­po­si­to­re, sia l’i­ni­zio di una rinas­ci­ta del­la sua musi­ca. Sono del­l’o­pi­ni­one che la sua ope­ra meri­ti un pos­to accan­to ai più gran­di nomi del­la let­te­ra­tu­ra musicale”

E a sot­to­li­ne­are l’ec­cel­len­za del pro­get­to, “Nozze Istriane” è in regis­tra­zi­one per l’e­tic­het­ta dis­co­gra­fi­ca tedes­ca CPO.

L’allestimento sce­ni­co

La vicen­da, lo ricor­di­amo, rac­con­ta la sto­ria di un intri­go amo­ro­so ambi­en­ta­to nel­la cit­ta­di­na di Dignano. Un’opera in tre atti, su libret­to di Luigi Illica, che ben espri­me un otto­cen­tes­co cli­ma popo­la­re di ingan­ni, tra­di­men­ti ed even­ti tra­gi­ci che cul­mi­nerà nel­la mor­te di uno dei pro­ta­go­nis­ti. Ci si aspet­ta­va, for­se, di assis­te­re a una rap­pre­sen­ta­zi­one pit­to­res­ca e dai toni tra­di­zi­onal­men­te fol­k­lo­ris­ti­ci nel sol­co di un veri­smo ita­li­ano osten­ta­to. Ma non è sta­to così, e chi ha avu­to modo di conos­ce­re l’o­ri­gi­na­lità e il genio cre­ati­vo di Marin Blažević lo prevedeva.

Su una piat­ta­for­ma sce­ni­ca che ricos­tru­is­ce una Dignano fan­tas­ti­ca – oltre un cen­ti­na­io i per­so­nag­gi che emer­go­no e scom­pa­iono tra flut­tu­an­ti case colo­ra­te – la regia di Blažević ha scel­to la meta­fo­ra per tras­por­ta­re lo spet­ta­to­re in un mon­do di reali­smo magi­co dal sapo­re fel­li­ni­ano. Dramma e iro­nia si sono pre­si per mano, sfi­dan­do ogni aspet­ta­ti­va di rap­pre­sen­ta­zi­one veris­ta. E a denun­ci­are l’a­ssur­dità del patri­ar­ca­to violen­to di cui nel­la sto­ria è vit­ti­ma la pro­ta­go­nis­ta, le don­ne indo­ssa­no can­di­di abi­ti da spo­sa, gli uomi­ni han­no sem­bi­an­ze e cos­tu­mi femminili.

“Così, ad esem­pio – ha com­men­ta­to Blažević – nel­la sce­no­gra­fia roman­ti­co-nos­tal­gi­ca di Alan Vukelić, i per­so­nag­gi di ques­t’o­pe­ra dram­ma­ti­ca diven­ta­no più gran­di del­le case, men­tre i cos­tu­mi di Sandra Dekanić res­ti­tu­is­co­no con iro­nia la rap­pre­sen­ta­zi­one di ciò che chi­ami­amo e con­si­de­ri­amo maschio”.

Un’interpretazione corag­gi­osa che ha messo insi­eme tra­di­zi­one e inno­va­zi­one e che, a giudi­ca­re dagli appla­usi, il pub­bli­co ha mol­to gra­di­to. Un omag­gio a quel­la che rima­ne tra le ope­re più conos­ci­ute di Antonio Smareglia e che ripor­ta alla luce il lavo­ro, l’originalità e la moder­nità del com­po­si­to­re istri­ano nel pano­ra­ma ope­ris­ti­co internazionale.