LETS, quel motivo in più – a colloquio con il direttore Riccardo Cepach
Testo e fotografie di Luisa SORBONE
Perfetta per una gita fuori porta, magari shopping incluso. Per un capo in b in Piazza Unità, per una cena in trattoria o per fotografare il mare sul Molo Audace. Trieste resta una città, o un non-luogo come direbbe Jan Morris, che continua a esercitare il suo fascino mitteleuropeo e multiculturale su chi ci passa e proviene da ogni dove. Tanti i motivi, insomma, per andare a Trieste, anche dall’Istria.
Da due anni a questa parte, precisamente dal 12 settembre 2024, di motivi ce n’è uno in più. Basta passeggiare lungo le strade del centro per accorgersi di come la città abbia un rapporto vivo con il mondo della scrittura e con i letterati che l’hanno abitata. Non solo per via delle sculture e targhe commemorative dedicate a Italo Svevo, James Joyce e Umberto Saba. Anche per il numero, foltissimo, di appuntamenti con l’autore, per i caffè letterari come il San Marco, e per le tante librerie, grandi, piccole, moderne e storiche, ad esempio la Libreria Antiquaria Umberto Saba, dove lo scrittore visse e lavorò.
È proprio da questa vivacità di voci che prende forma quel “motivo in più”. Si trova in Piazza Hortis, cuore storico di Trieste, di fronte alla scultura in bronzo che raffigura Italo Svevo. Si chiama LETS, acronimo di LETTERATURA TRIESTE che, con tocco anglosassone, diventa già un invito. “Più uno spazio narrativo che un museo”, così l’hanno definito. E infatti entrare a LETS è un po’ come entrare in un racconto. Non in una sala espositiva dove la letteratura è un monumento da spiegare. Piuttosto dentro una grande tela, che intreccia quei fili di storia, lingue e biografie che hanno attraversato il Novecento europeo. LETS è insomma uno spazio che sa raccontare la vocazione di Trieste per la parola scritta, senza trasformarla in esercizio accademico. Una realtà sorprendente per una città come che non raggiunge i 200 mila abitanti. Ne abbiamo parlato con il suo ideatore, responsabile scientifico e curatore Riccardo Cepach. “Effettivamente i musei che cercano di raccontare la letteratura di un territorio non sono così frequenti. Ne esistono pochi in tutta Europa. C’è Spazi900 alla Biblioteca Nazionale di Roma, ce n’è uno a Vienna, un altro a Dublino, per citare i più conosciuti, ma stiamo parlando di esperienze abbastanza rare, che generalmente nascono nelle grandi capitali. D’altra parte un museo di letteratura deve avere un territorio che valga la pena di essere raccontato da quel punto di vista. E Trieste ha una storia letteraria che oggettivamente è straordinaria in rapporto al territorio e alla popolazione: città relativamente piccola dove sono ci sono stati e ci sono tuttora scrittori molto importanti”.
Un museo inclusivo
“Viene molto apprezzato il fatto che si tratti di un allestimento abbastanza inclusivo, che cerca di parlare in maniera semplice e accattivante” – ci dice Cepach.
E, infatti, LETS non richiede competenze specialistiche, ma tanta curiosità. È un museo che parla per metafore: “L’edicola della storia” per raccontare la storia, “La libreria degli scrittori” per raccontare gli scrittori, “Il cinematografo delle storie” per raccontare i libri da cui i film sono tratti.
E poi, naturalmente, i tre autori principali, Svevo, Joyce e Saba. All’interno delle sezioni a loro dedicate, le situazioni create diventano stratagemmi narrativi. Come il salotto della psicoanalisi con annesso lettino su cui sdraiarsi lasciandosi guidare dai contenuti di un video. O come la ricostruzione della cucina di Saba – mobili, sedie e tavolo – dove è possibile ascoltare la voce dello scrittore triestino muovendo dei cubi. “Il visitatore tipo? Persone spesso non giovanissime, in coppia, in piccoli gruppi o singolarmente. Un bacino di utenza numericamente molto significativo che è quello delle scolaresche, tra marzo e fine maggio. Molti i visitatori dall’estero, anche qui singoli e scolaresche”.
La visita
Nessun percorso obbligato: a LETS ci si muove liberamente, basta seguire curiosità e interessi, costruendo un “grande Lego” di relazioni tra testi, immagini, filmati e oggetti. Proprio come si addice a Trieste: città di confine, plurale, intrecciata e popolata da moltitudini di culture e identità.
Si può cominciare dalla sala tematica principale, incontrando gli autori legati alla città e le loro opere più rappresentative. La “Libreria degli Scrittori”, così si chiama, è strutturata in moduli che diventano luoghi letterari. Irredentismi – La voce del Carso – I caffè letterari – Scrittura dei consoli – Letteratura in tedesco – Letteratura in sloveno – Letteratura in dialetto – Imprese editoriali – La Frontiera – La Mitteleuropa? – Magico Realismo. Tutto tra scaffali, cassetti e totem multimediali: dai classici della letteratura triestina – Italo Svevo, Umberto Saba, James Joyce – a Scipio Slataper, Bobi Bazlen, Biagio Marin, Juan Ottavio Prenz, Fulvio Tomizza, Boris Pahor e, naturalmente, Claudio Magris, solo per citarne alcuni.
Proseguiamo. All’ “Edicola della Storia” riviviamo più di due secoli di vicende cittadine, dal diciottesimo secolo a oggi. Un viaggio a ritroso, ricostruito attraverso citazioni, cartoline d’epoca e ritagli di giornale, a testimoniare ancora una volta come la storia abbia fortemente influenzato la vita culturale triestina.
L’altra sala è il “Cinematografo delle Storie”, dove letteratura e immagini si uniscono e le storie diventano film e serie televisive: dal neorealista “Cuori senza frontiere” di Luigi Zampa, girato tra Gorizia, Santa Croce e Monrupino nel ’49 a “Va’ dove ti porta il cuore” di Cristina Comencini tratto dal libro della scrittrice triestina Susanna Tamaro, fino alla serie più recente “La porta rossa” di Carmine Elia, interamente ambientata a Trieste.
Musei nel Museo
I due musei dedicati a Italo Svevo e James Joyce sono integrati nel percorso LETS.
“Sono i testimonial che attirano maggiormente l’attenzione dei visitatori. Sono anche gli autori più rappresentativi: il museo Svevo esiste da trent’anni, il museo Joyce dal 2004”.
La sezione Svevo raccoglie manoscritti, prime edizioni dei romanzi e lettere personali, testimonianze preziose che ci fanno entrare nel percorso creativo di opere come “Una vita”, “Senilità” e “La coscienza di Zeno”. Sono esposti anche oggetti personali e fotografie che raccontano la vita dello scrittore e del contesto culturale che lo ha ispirato. Alcuni scritti approfondiscono il rapporto tra Svevo e altri intellettuali dell’epoca, in particolare con Joyce.
La sezione Joyce documenta il periodo trascorso dallo scrittore irlandese a Trieste, con le prime edizioni dei suoi libri, lettere, appunti e fotografie. Le installazioni multimediali ci mostrano il suo metodo di scrittura e il legame con la città. In evidenza il rapporto con Svevo, con focus sull’influenza che Joyce ebbe sulla pubblicazione de “La coscienza di Zeno”.
E, a proposito di Svevo e Joyce, da non dimenticare le date celebrate ogni anno, a LETS e in città: quella del 19 dicembre, data di nascita di Italo Svevo, con “Buon Compleanno Svevo” e quella del “Bloomsday”, il 15 giugno, quando a Dublino e in tutto il mondo si ricorda la giornata raccontata nell’Ulisse di Joyce.
Poi c’è il Museo Saba. Anche qui troviamo lettere, manoscritti e documenti originali, accompagnati da installazioni multimediali ci fanno attraversare la vita intera del poeta triestino. Con una singolarità: la poesia di Saba non solo la si legge, la si può anche ascoltare.
A LETS succede sempre qualcosa
“C’è buona reattività del pubblico alle nostre attività, presentazioni, incontri con l’autore, corsi, convegni. Si sta sviluppando l’abitudine a frequentare LETS anche in orario serale”. Oltre ai tanti incontri, LETS propone anche percorsi urbani e gruppi di lettura. Come il nuovo progetto culturale “PAIDEIA”, ’iniziativa che ha preso il via lo scorso 19 gennaio e che prevede appuntamenti a cadenza mensile. “Paideia significa educazione, quindi si tratta di interventi che hanno anche una valenza educativa. Abbiamo ottenuto dal Ministero un importante contributo di 70.000 euro con il progetto CEP, il progetto di promozione della lettura. Questo ci ha permesso di organizzare tutta una serie di attività e di corsi, per esempio un corso di scrittura con Giulio Mozzi e con insegnanti di primissimo livello e di grande esperienza. Ritornando al valore educativo della lettura, sono attivi e molto partecipati i gruppi di lettura nella sede di LETS, alle biblioteche civiche di Madonna del Mare, i reading group sull’Ulisse e quelli sulla letteratura contemporanea. C’è insomma un’attività costante e molto vivace”
Alcuni dei prossimi eventi
Un interesse, quello per la letteratura triestina, che non è solo locale. Nei paesi d’oltralpe, soprattutto in quelli francofoni, c’è grande attenzione per gli autori del nord est. A proposito, forse non tutti sanno che dal 2021 a Parigi esiste una casa editrice chiamata Triestiana éditions che pubblica traduzioni di autori triestini. Ma non è la sola. Per l’editore Georg è da poco uscito un libro di Cristophe Solioz sulla letteratura del territorio triestino e Albin Michel ha da poco pubblicato “Retour à Trieste”, versione francese di “Alma” di Federica Manzon (Premio Campiello 2024).
“L’interesse dei francesi per la letteratura del nostro territorio – conferma Cepach – risale agli anni ’80. Pensiamo alla mostra Trouver Trieste del 1985 a Parigi o al libro su Saba di Franck Venaille. Da allora sono stati tanti i servizi giornalistici apparsi sulle testate francesi. Anche France Culture ha fatto uno speciale sulla letteratura triestina. Un interesse, insomma, che vale la pena raccontare. Lo faremo il 19 marzo, durante la settimana della francofonia, in collaborazione con l’Alliance Francaise e con l’Università di Trieste, in un incontro che spero sarà interessante e piacevole. Subito dopo, il 21 marzo, giornata mondiale della poesia, avremo la nuova edizione del Premio Saba, con il nuovo premiato, di cui ancora non posso ancora rivelare il nome, ma che anche quest’anno, come nelle 5 precedenti edizioni, sarà un autore di primissimo livello della scena poetica italiana. Altri ospiti interessanti il 2 e 3 aprile: Enrico Terrinoni e Edoardo Camurri, che presenteranno in tandem l’uno il libro dell’altro. E poi, ancora, in collaborazione con il Museo della Moda, l’appuntamento per celebrare il compleanno di Anita Pittoni (la scrittrice, editrice e pittrice triestina scomparsa nel 1982). Si arriva così al Bloomsday del 16 giugno, che resta tra gli appuntamenti più attesi”.
La visita a LETS termina qui, almeno per oggi. Tanti ancora gli angoli da indagare e i capitoli da aprire. Una giornata è davvero poco. Ma anche una breve visita è servita: a capire meglio perché Trieste è stata ed è ancora una città di scrittori. Perché la letteratura può essere un’esperienza viva, materia e riflesso dei luoghi che quotidianamente attraversiamo. Forse, proprio questo, è il merito più grande di LETS.
LETS in Piazza Attilio Hortis 4 è a ingresso libero, dal lunedì alla domenica, con orari 10:00 – 19:00 (chiuso il martedì). Sono possibili visite guidate a pagamento. Le esposizioni sono disponibili in più lingue.





























