Franca non ha mai smesso di lottare ed è stata per me un esempio di forza da seguire
“FRANCAMENTE”: In istroveneto e istrioto l’omaggio di Petra Blašković a Franca Rame
Tekst Luisa SORBONE • Fotografije L. SORBONE i arhiva INK-a
Oggi è prima attrice al dramma del Teatro Nazionale di Osijek- Ossero. Figlia d’arte, genitori entrambi musicisti, Petra Blašković ha fatto i primi passi nel mondo dello spettacolo a Pola, ampliando poi il percorso artistico con la danza, lo studio della musica classica e infine con la prosa. Nel 1992 va a vivere in Italia, dove resta per 15 anni, specializzandosi in teatro danza.
«La cultura italiana ha avuto un ruolo importante nella mia formazione artistica. Ho lavorato in molte città italiane, da Trieste a Roma, fino in Sardegna, collaborando come attrice ma anche come coreografa. Ho avuto anche la fortuna di lavorare con Zlatko Bourek».
Nel 2007 il ritorno in Croazia e la decisione di trasferirsi a Osijek per continuare la formazione e specializzarsi in teatro di figura. «In Italia avevo stabilità, ero attrice professionista e mia figlia frequentava lì la scuola, ma io sentivo il bisogno di andare avanti e di imparare qualcosa di nuovo. Ho scelto l’Accademia di arte drammatica di Osijek, al cui interno c’è una sezione dedicata al teatro di figura. Ho frequentato i corsi, poi ho iniziato a collaborare con il Teatro Nazionale e ora lavoro lì a tempo indeterminato.»
Petra Blašković è molto amata in Istria e in Croazia. Ci ritorna per alcuni giorni, con uno spettacolo dal titolo “Francamente” che rende omaggio alla vita e alla figura di Franca Rame a dieci anni dalla sua scomparsa.
Il progetto
Basato sui testi di “Una vita all’improvvisa” e “Tutta casa, letto e chiesa e altre storie”, entrambi scritti a quattro mani da Franca con Dario, lo spettacolo che Petra porta in scena, da autrice e regista, al Teatro Popolare Istriano di Pola, è un collage documentaristico-teatrale che ripercorre i momenti principali della vita dell’attrice e il suo impegno sociale e politico. La bambina, con il bagaglio teatrale che già si portava appresso. La ragazza che incontra Dario. La maternità e l’aborto. La donna nella società, la condizione operaia e la lotta contro la censura.
«Il teatro italiano ha lasciato in me un segno indelebile per l’attenzione ai temi sociali e ai più deboli, aspetti sempre molto presente nella mia famiglia d’origine. Quella è l’arte teatrale da cui ho tratto ispirazione per anni. Penso alla Napoli di De Filippo, che era la Napoli del popolo. E a Dario e Franca, che con la loro arte grottesca e giullaresca, hanno portato in scena la cultura delle classi subalterne.»
È il decimo anniversario della scomparsa di Franca Rame e questo vuole essere un percorso nei suoi testi teatrali e soprattutto nella sua vita di donna, moglie, madre. «Franca non ha mai smesso di lottare ed è stata per me un esempio di forza da seguire, soprattutto in certi momenti della mia vita. Non si è dichiarata femminista militante, piuttosto femminista per scelta politica e personale. Per cambiare il ruolo della donna non servono le separazioni, ma bisogna cambiare la società. Anche in questo senso mi sento molto vicina a lei».
Perchè al Teatro di Pola?
[lang_it]«Trovo che a Pola, e in genere in Istria, il terreno sia molto fertile e possa accogliere messaggi di libertà come quelli che lo spettacolo propone. L’incontro con Gordana Jeromela Kaić, direttrice del Teatro Popolare Istriano, e Tamara Brussich, presidente della Comunità degli Italiani di Pola, è stato determinante per attualizzare questo progetto. Pola è una città coraggiosa e aperta, non è schiava della demagogia corrente. Esprimere la libertà di parola è ancora un atto possibile. Sono felice di questo progetto, ma sono anche rattristata nel vedere che molte cose non sono realmente cambiate rispetto a decenni fa e i testi dei monologhi che andrò a presentare sono ancora purtroppo molto attuali. Mi spaventa parlare oggi della condizione della donna come se niente si fosse evoluto».
Italia e Croazia, contesti simili o diversi per la donna?
«Purtroppo secondo me, in Italia come in Croazia è cambiato “il pacchetto” ma non abbastanza la sostanza. Quando guardo la televisione italiana, vedo quanto la donna venga strumentalizzata. Qui, in Croazia, il contesto è diverso e forse si manifesta in altro modo. Ma certamente mi fa star male, in quanto donna, osservare uomini che sentono il bisogno di inginocchiarsi in una piazza affinchè l’autorità del maschio venga ripristinata nella famiglia. O ancora che debba essere un uomo a decidere quanto debba essere lunga la mia gonna.. Per non parlare degli atti di violenza fisica e psicologica o della discriminazione a livello di salari, o delle differenti condizioni contrattuali sul lavoro. Provvedimenti come quello sulle “quote rosa” mi fanno rabbrividire, sono messi lì solo per soddisfare una forma che dovrebbe essere la norma. In sintesi, continuiamo ad assistere ad una visione discriminatoria della donna, impacchettata sotto forma di democrazia».
La scelta del linguaggio
Dario Fo e Franca Rame hanno spesso usato i dialetti. Con Mistero Buffo, Dario Fo ha portato in scena il meraviglioso “gramelot”, linguaggio musicale, onomatopeico e pieno di suggestioni. La scelta di tradurre e riadattare i testi di “Tutta casa, letto e chiesa e altre storie” e “Una vita all’improvviso’” in istroveneto e in istrioto in un certo modo vi corrisponde.
«Anche in uno dei suoi monologhi, Franca usa un dialetto arcaico italiano. Il dialetto è quello che siamo profondamente. Spesso, quando usiamo la lingua standard, perdiamo una parte di noi. Ho voluto servirmi di una lingua autentica, quella che abbiamo ascoltato fin dalla nascita e anche da prima. Inoltre, l’istroveneto e l’istrioto sono diventati beni immateriali tutelati dall’Unesco e ho sentito il dovere morale di farli rivivere anche sul palcoscenico, per valorizzarne il significato culturale, sociale a artistico. I testi sono sottotitolati in croato: vogliamo che le realtà presenti in Istria, quella croata e quella italiana autoctona, possano sentirsi integrate in un momento di spettacolo e arte. Che la lingua non diventi una barriera, che ciò che è diverso non ci allontani».
„Francamente“ con la regia di Petra Blašković, scenografia di Stefano Katunar, costumi di Desanka Janković, musiche di Andrej Pezić, luci di Dario Družeta. Traduzione dei testi in istroveneto di Petra Blašković, in istrioto di Claudio Grbac.
Venerdì 17, sabato 18 e lunedì 20 alle 19,30 all’INK di Pola.





