Franca non ha mai smesso di lottare ed è stata per me un esempio di forza da seguire

“FRANCAMENTE”: In istroveneto e istrioto l’omaggio di Petra Blašković a Franca Rame

Tekst Luisa SORBONE • Fotografije L. SORBONE i arhiva INK-a

17.02.2023

Oggi è pri­ma attri­ce al dram­ma del Teatro Nazionale di Osijek- Ossero. Figlia d’ar­te, geni­to­ri entram­bi musi­cis­ti, Petra Blašković ha fat­to i pri­mi passi nel mon­do del­lo spet­ta­co­lo a Pola, ampli­an­do poi il per­cor­so artis­ti­co con la dan­za, lo stu­dio del­la musi­ca cla­ssi­ca e infi­ne con la pro­sa. Nel 1992 va a vive­re in Italia, dove res­ta per 15 anni, spe­ci­ali­zzan­do­si in teatro danza.

«La cul­tu­ra ita­li­ana ha avu­to un ruolo impor­tan­te nel­la mia for­ma­zi­one artis­ti­ca. Ho lavo­ra­to in mol­te cit­tà ita­li­ane, da Trieste a Roma, fino in Sardegna, col­la­bo­ran­do come attri­ce ma anc­he come core­ogra­fa. Ho avu­to anc­he la for­tu­na di lavo­ra­re con Zlatko Bourek».

Nel 2007 il ritor­no in Croazia e la deci­si­one di tra­sfe­rir­si a Osijek per con­ti­nu­are la for­ma­zi­one e spe­ci­ali­zzar­si in teatro di figu­ra. «In Italia ave­vo  sta­bi­lità, ero attri­ce pro­fe­ssi­onis­ta e mia figlia frequ­en­ta­va lì la scu­ola, ma io sen­ti­vo il bisog­no di anda­re avan­ti e di impa­ra­re qual­co­sa di nuovo. Ho scel­to l’Accademia di arte dram­ma­ti­ca di Osijek, al cui inter­no c’è una sezi­one dedi­ca­ta al teatro di figu­ra. Ho frequ­en­ta­to i cor­si, poi ho ini­zi­ato a col­la­bo­ra­re con il Teatro Nazionale e ora lavo­ro lì a tem­po indeterminato.»

Petra Blašković è mol­to ama­ta in Istria e in Croazia. Ci ritor­na per alcu­ni gior­ni, con uno spet­ta­co­lo dal tito­lo “Francamente” che ren­de omag­gio alla vita e alla figu­ra di Franca Rame a dieci anni dal­la sua scomparsa.

Il pro­get­to

Basato sui tes­ti di “Una vita all’im­prov­vi­sa” e “Tutta casa, let­to e chi­esa e altre sto­rie”, entram­bi scrit­ti a quat­tro mani da Franca con Dario, lo spet­ta­co­lo che Petra por­ta in sce­na, da autri­ce e regis­ta, al Teatro Popolare Istriano di Pola, è un col­la­ge docu­men­ta­ris­ti­co-teatra­le che riper­cor­re i momen­ti prin­ci­pa­li del­la vita del­l’at­tri­ce e il suo impeg­no soci­ale e poli­ti­co. La bam­bi­na, con il baga­glio teatra­le che già si por­ta­va appre­sso. La raga­zza che incon­tra Dario. La mater­nità e l’a­bor­to. La don­na nel­la soci­età, la con­di­zi­one ope­ra­ia e la lot­ta con­tro la censura.

«Il teatro ita­li­ano ha las­ci­ato in me un seg­no inde­le­bi­le per l’at­ten­zi­one ai temi soci­ali e ai più debo­li, aspet­ti sem­pre mol­to pre­sen­te nel­la mia fami­glia d’o­ri­gi­ne. Quella è l’ar­te teatra­le da cui ho trat­to ispi­ra­zi­one per anni. Penso alla Napoli di De Filippo, che era la Napoli del popo­lo. E a Dario e Franca, che con la loro arte grot­tes­ca e giul­la­res­ca, han­no por­ta­to in sce­na la cul­tu­ra del­le cla­ssi subalterne.»

È il deci­mo anni­ver­sa­rio del­la scom­par­sa di Franca Rame e ques­to vuole esse­re un per­cor­so nei suoi tes­ti teatra­li e soprat­tut­to nel­la sua vita di don­na, moglie, madre. «Franca non ha mai sme­sso di lot­ta­re ed è sta­ta per me un esem­pio di for­za da segu­ire, soprat­tut­to in cer­ti momen­ti del­la mia vita. Non si è dic­hi­ara­ta fem­mi­nis­ta mili­tan­te, piut­tos­to fem­mi­nis­ta per scel­ta poli­ti­ca e per­so­na­le. Per cam­bi­are il ruolo del­la don­na non ser­vo­no le sepa­ra­zi­oni, ma bisog­na cam­bi­are la soci­età. Anche in ques­to sen­so mi sen­to mol­to vici­na a lei».

Perchè al Teatro di Pola?

[lang_it]«Trovo che a Pola, e in gene­re in Istria, il ter­re­no sia mol­to fer­ti­le e possa acco­gli­ere messag­gi di liber­tà come quel­li che lo spet­ta­co­lo pro­po­ne. L’incontro con Gordana Jeromela Kaić, diret­tri­ce del Teatro Popolare Istriano, e Tamara Brussich, pre­si­den­te del­la Comunità degli Italiani di Pola, è sta­to deter­mi­nan­te per attu­ali­zza­re ques­to pro­get­to. Pola è una cit­tà corag­gi­osa e aper­ta, non è schi­ava del­la dema­go­gia cor­ren­te. Esprimere la liber­tà di paro­la è anco­ra un atto possi­bi­le. Sono feli­ce di ques­to pro­get­to, ma sono anc­he rat­tris­ta­ta nel vede­re che mol­te cose non sono real­men­te cam­bi­ate ris­pet­to a decen­ni fa e i tes­ti dei mono­log­hi che andrò a pre­sen­ta­re sono anco­ra pur­trop­po mol­to attu­ali. Mi spa­ven­ta par­la­re oggi del­la con­di­zi­one del­la don­na come se nien­te si fosse evoluto».

Italia e Croazia, con­tes­ti simi­li o diver­si per la donna?

«Purtroppo secon­do me, in Italia come in Croazia è cam­bi­ato “il pac­c­het­to” ma non abbas­tan­za la sos­tan­za. Quando guar­do la tele­vi­si­one ita­li­ana, vedo quan­to la don­na ven­ga stru­men­ta­li­zza­ta. Qui, in Croazia, il con­tes­to è diver­so e for­se si mani­fes­ta in altro modo. Ma cer­ta­men­te mi fa star male, in quan­to don­na, osser­va­re uomi­ni che sen­to­no il bisog­no di ingi­noc­c­hi­ar­si in una piazza affin­c­hè l’a­uto­rità del mas­c­hio ven­ga ripris­ti­na­ta nel­la fami­glia. O anco­ra che deb­ba esse­re un uomo a deci­de­re quan­to deb­ba esse­re lun­ga la mia gon­na.. Per non par­la­re degli atti di violen­za fisi­ca e psi­co­lo­gi­ca o del­la dis­cri­mi­na­zi­one a livel­lo di sala­ri, o del­le dif­fe­ren­ti con­di­zi­oni con­trat­tu­ali sul lavo­ro. Provvedimenti come quel­lo sul­le “quote rosa” mi fan­no rab­bri­vi­di­re, sono messi lì solo per sod­di­sfa­re una for­ma che dovreb­be esse­re la nor­ma. In sin­te­si, con­ti­nu­iamo ad assis­te­re ad una visi­one dis­cri­mi­na­to­ria del­la don­na, impac­c­het­ta­ta sot­to for­ma di democrazia».

La scel­ta del linguaggio

Dario Fo e Franca Rame han­no spe­sso usa­to i dialet­ti. Con Mistero Buffo, Dario Fo ha por­ta­to in sce­na il mera­vi­gli­oso “gra­me­lot”, lin­gu­ag­gio musi­ca­le, ono­ma­to­pe­ico e pieno di sug­ges­ti­oni. La scel­ta di tra­dur­re e riadat­ta­re i tes­ti  di “Tutta casa, let­to e chi­esa e altre sto­rie” e “Una vita all’improvviso’” in istro­ve­ne­to e in istri­oto in un cer­to modo vi corrisponde.

«Anche in uno dei suoi mono­log­hi, Franca usa un dialet­to arca­ico ita­li­ano. Il dialet­to è quel­lo che siamo pro­fon­da­men­te. Spesso, quan­do usi­amo la lin­gua stan­dard, per­di­amo una par­te di noi.  Ho volu­to ser­vir­mi di una lin­gua auten­ti­ca, quel­la che abbi­amo ascol­ta­to fin dal­la nas­ci­ta e anc­he da pri­ma. Inoltre, l’is­tro­ve­ne­to e l’is­tri­oto sono diven­ta­ti beni imma­te­ri­ali tute­la­ti dall’Unesco e ho sen­ti­to il dove­re mora­le di far­li rivi­ve­re anc­he sul pal­cos­ce­ni­co, per valo­ri­zzar­ne il sig­ni­fi­ca­to cul­tu­ra­le, soci­ale a artis­ti­co. I tes­ti sono sot­to­ti­to­la­ti in cro­ato: vogli­amo che le real­tà pre­sen­ti in Istria,  quel­la cro­ata e quel­la ita­li­ana autoc­to­na, possa­no sen­tir­si inte­gra­te in un momen­to di spet­ta­co­lo e arte. Che la lin­gua non diven­ti una bar­ri­era, che ciò che è diver­so non ci allontani».

„Francamente“ con la regia di Petra Blašković, sce­no­gra­fia di Stefano Katunar, cos­tu­mi di Desanka Janković, music­he di Andrej Pezić, luci di Dario Družeta. Traduzione dei tes­ti in istro­ve­ne­to di Petra Blašković, in istri­oto di Claudio Grbac.

Venerdì 17, saba­to 18 e lunedì 20 alle 19,30 all’INK di Pola.