Milo Manara ospite d’onore alla Fiera del libro in Istria

Testo e fotografie di Luisa SORBONE

26.11.2023

 Inaugurata saba­to sera alla Galleria dei Sacri Cuori la mos­tra “Tra let­te­ra­tu­ra, fumet­to e cine­ma”, che espo­ne par­te del­le sue opere.

Provengono da Croazia, Italia, Serbia, Bosnia, Germania e Stati Uniti i pro­ta­go­nis­ti del­la ven­ti­no­ve­si­ma edi­zi­one di Sa(n)jma knji­ge u Istri, la Fiera del libro in Istria. Più di 200 tra scrit­to­ri e intel­let­tu­ali che duran­te incon­tri, cola­zi­oni con l’a­uto­re e con­fe­ren­ze stam­pa pre­sen­ta­no se ste­ssi e le loro ulti­me ope­re nel­le sale gre­mi­te del­la bel­li­ssi­ma Casa dei difen­so­ri cro­ati, l’ex Marine Kasino, pro­get­ta­ta dall’architetto vien­ne­se Ludwig Baumann.

Ad apri­re la Fiera del libro, l’ ospi­te d’o­no­re di ques­ta edi­zi­one: il fumet­tis­ta, famo­so in Italia e all’es­te­ro, Milo Manara.

Accolto da una pla­tea più che mai atten­ta e curi­osa, negli appun­ta­men­ti aper­ti al pub­bli­co e in quel­li riser­va­ti alla stam­pa, Manara ha riper­cor­so alcu­ne del­le tap­pe che han­no seg­na­to la sua vita artis­ti­ca, sen­za ris­par­mi­are aned­do­ti e rac­con­ti. Dal soda­li­zio con il gran­de Hugo Pratt alla col­la­bo­ra­zi­one con Federico Fellini, fino alla sua ulti­ma grap­hic novel, “Il nome del­la rosa”, usci­ta per “La nave di Teseo”, e nata su ric­hi­es­ta dei figli di Umberto Eco e di Elisabetta Sgarbi.

“Sono sta­to l’u­ni­co diseg­na­to­re a illus­tra­re ben due sto­rie di Hugo Pratt e mi sono diver­ti­to mol­to. I dialog­hi che scri­ve­va non era­no sem­pre fun­zi­ona­li alla sto­ria, anzi a vol­te non lo era­no affat­to, ma ser­vi­va­no a far­ci capi­re la per­so­na­lità dei pro­ta­go­nis­ti. Il nos­tro è sta­to un soda­li­zio fra­ter­no, una gran­de ami­ci­zia. Pratt ris­pet­ta­va il mio ruolo di diseg­na­to­re, non hai mai volu­to vede­re i miei diseg­ni pri­ma del­la pubblicazione”.

Un rap­por­to com­ple­ta­men­te diver­so quel­lo con Fellini. “Non solo vole­va vede­re tut­ti i diseg­ni pri­ma del­la pub­bli­ca­zi­one, ma li cor­reg­ge­va pro­prio. Per me è sta­ta una gran­de scu­ola, anc­he se cer­ta­men­te mol­to seve­ra”. Un aned­do­to. Illustrando “Il viag­gio di G.Mastorna, det­to Fernet” Manara ebbe l’i­dea di colo­ra­re in bian­co, per cre­are con­tras­to, anzic­hé in nero come era nel­lo storybo­ard, l’a­ereo davan­ti alla cat­te­dra­le di Colonia. “Pensai che Fellini non ave­sse mai vis­to la cat­te­dra­le di Colonia, in pietre scu­re. Ma mi sba­gli­avo. In real­tà quel­l’a­ereo dove­va diven­ta­re nero per­c­hé era sta­to pro­ta­go­nis­ta di un inci­den­te che ave­va causa­to mol­te vit­ti­me. E la cat­te­dra­le dove­va appa­ri­re bian­ca, per le luci dei riflet­to­ri, dei fari dei pom­pi­eri e del­la polizia”.

Anche con lui l’i­dea di col­la­bo­ra­re arrivò dopo anni di ami­ci­zia. Fellini ave­va gran­de sim­pa­tia per i diseg­na­to­ri di fumet­ti. “Forse vede­va in me un po’ di se ste­sso da giova­ne, per­c­hé anc­he lui all’i­ni­zio del­la sua car­ri­era diseg­na­va fumet­ti sati­ri­ci comi­ci sul­la rivis­ta Marc’Aurelio. E quan­do sono arri­va­ti gli ame­ri­ca­ni face­va cari­ca­tu­re ai soldati”

Il mio Mastroianni a fumetti

Qual è stato il personaggio più facile da rappresentare e quale il più impegnativo?

“Probabilmente il più com­ple­sso è sta­to Marcello Mastroianni, nel “Viaggio a Tulum” di Fellini. Ho incon­tra­to Mastroianni diver­se vol­te, era mol­to con­ten­to di esse­re diven­ta­to un fumet­to. Mastroianni ave­va un vol­to mol­to rego­la­re e ques­to ren­de­va dif­fi­ci­le ritrar­lo, acca­de sem­pre così con chi non ha carat­te­ris­tic­he sali­en­ti che ren­do­no sem­pli­ce tra­sfor­ma­re il viso in una caricatura.

Il più faci­le e diret­to è sta­ta cer­ta­men­te la pro­ta­go­nis­ta del fumet­to “Click!”, per­c­hé quel­la era una figu­ra che io già ave­vo in testa”.

L’erotismo e il mondo femminile

Lo stile sensuale dei suoi disegni è famoso ben oltre i confini italiani, il suo è un erotismo liberatorio e  giocoso. Come definirebbe lei l’erotismo?

“L’erotismo è l’e­la­bo­ra­zi­one cul­tu­ra­le del sesso, non è rap­pre­sen­ta­zi­one sessu­ale e non è ridu­ci­bi­le alla sessu­alità. Un po’ come la cuci­na, se vogli­amo tro­va­re una simi­li­tu­di­ne, che è l’e­la­bo­ra­zi­one cul­tu­ra­le del cibo. L’erotismo rigu­ar­da la vita, ha una sua sto­ria. C’è più ero­ti­smo in un’oc­c­hi­ata al momen­to gius­to che nel­l’o­sser­va­zi­one di un atto sessuale”.

In tema di rappresentazioni erotiche, nel corso degli anni ha notato un cambiamento nelle reazioni da parte del pubblico femminile? 

“Si, devo dire che negli ulti­mi tem­pi sem­pre più don­ne  han­no paro­le gen­ti­li nei miei rigu­ar­di. Molte, maga­ri ricor­dan­do la loro giovi­ne­zza, mi rin­gra­zi­ano per aver fat­to loro sco­pri­re dimen­si­oni diver­se, quei ter­ri­to­ri pri­ma sco­nos­ci­uti. Presumo che sia pro­prio la con­se­gu­en­za di un cam­bi­amen­to di costumi”.

Processo alla storia con Mino Milani

 Facciamo qual­c­he passo indi­etro e arri­vi­amo agli ini­zi del­la car­ri­era di Manara, nei pri­mi anni ’70.

Risale a quel peri­odo la sua col­la­bo­ra­zi­one con lo scrit­to­re pave­se Mino Milani per il “Corriere dei Ragazzi”. Sono gli anni del fumet­to gior­na­lis­ti­co e del fumet­to di realtà.

Ne “La paro­la alla giuria”,  veni­va­no pre­sen­ta­ti fat­ti sto­ri­ci di cui era­no pro­ta­go­nis­ti per­so­nag­gi come il gene­ra­le Custer, Nerone, Robespierre, Elena di Troia, Alfred Nobel, Robert Oppenheimer, Attila. Ognuno espo­ne­va la pro­pria ver­si­one dei fat­ti davan­ti a un giudi­ce. I let­to­ri, che rap­pre­sen­ta­va­no la giuria, espri­me­va­no il loro verdetto.

Perché non riproporre anche oggi contenuti di questo tipo, formativi per i ragazzi e molto fruibili dal pubblico adulto? Il fumetto di realtà, con questo tipo di impostazione dialogante, troverebbe spazio oggi?

Queste mie ope­re sono sta­te ripub­bli­ca­te recen­te­men­te in col­la­ne usci­te in alle­ga­to sui mag­gi­ori quoti­di­ani ita­li­ani, Questa serie è sta­ta pub­bli­ca­ta in America, in volu­mi del­la col­la­na dal tito­lo “Marana Library” e Mino Milani ne era sta­to mol­to orgo­gli­oso. Il con­tes­to, però, è diver­so e il sig­ni­fi­ca­to di sti­mo­la­re i let­to­ri a emet­te­re un ver­det­to si è per­so: la par­te inte­re­ssan­te con­sis­te­va pro­prio nel vede­re se i per­so­nag­gi sareb­be­ro sta­ti assol­ti o con­dan­na­ti da una giuria di lettori.

Oggi il fumet­to può vive­re sot­to for­ma di libri e di albi com­ple­ti, le sto­rie devo­no con­clu­der­si, non esis­te più la for­mu­la del set­ti­ma­na­le a pun­ta­te che pre­ve­de lo scam­bio con il let­to­re. Forse sareb­be possi­bi­le ripro­por­re ques­ta impos­ta­zi­one attra­ver­so i cana­li social”.

Il fumetto è cultura

Due anni fa era sta­to ospi­te alla Fiera del libro il diseg­na­to­re fran­ce­se Zanzim, illus­tra­to­re di Peau d’hom­me sce­neg­gi­ato da Hubert, una grap­hic novel sugli ste­re­oti­pi di gene­re che in Francia ebbe mol­to suc­ce­sso, di cri­ti­ca e di vendite.

Fumetto italiano e fumetto francese sono figli di una diversa sensibilità?

“In Francia il fumet­to vive in un con­tes­to diver­so. Per esem­pio, in Francia resis­te, anzi gode di otti­ma salu­te, il fumet­to d’av­ven­tu­ra, che in Italia non esis­te più. Da noi le tema­tic­he sono quel­le inti­mis­tic­he e per­so­na­li, rigu­ar­da­no il rap­por­to tra geni­to­ri e figli, tra omo­se­ssu­ali e eterosessuali.

Le sto­rie alla Hugo Pratt, quel­le che cos­ti­tu­iva­no la tra­di­zi­one prin­ci­pe del fumet­to, il suo res­pi­ro avven­tu­ro­so insom­ma, non esis­to­no più.

Anche rela­ti­va­men­te ai risul­ta­ti com­mer­ci­ali. In Francia i nume­ri di ven­di­ta van­no decu­pli­ca­ti: in Italia par­li­amo di suc­ce­sso di ven­di­ta per 20.000 copie, là par­li­amo di 200.000. Questo ci rac­con­ta che il fumet­to in Francia gode di un rico­nos­ci­men­to cul­tu­ra­le mag­gi­ore che in Italia. Anche se le cose stan­no rapi­da­men­te cam­bi­an­do, dubi­to che in Italia rag­gi­un­ge­re­mo gli ste­ssi livel­li. Per i raga­zzi ita­li­ani il fumet­to non è più il lin­gu­ag­gio pre­fe­ren­zi­ale, è sta­to sos­ti­tu­ito, se così si può dire,  dal­la rete dei soci­al”.

Il fumetto: un faticoso divertimento

Nel cor­so degli anni, anc­he dal mon­do cine­ma­to­gra­fi­co e tele­vi­si­vo Manara ha rice­vu­to mol­te ric­hi­es­te di tras­po­si­zi­one cine­ma­to­gra­fi­ca del­le sto­rie da lui cre­ate o diseg­na­te in col­la­bo­ra­zi­one con quel­li che lui defi­nis­ce i suoi i sce­neg­gi­ato­ri di lusso:  come Hugo Pratt, Jodorowsky, Alfredo Castelli. Non si con­ta­no poi le sue col­la­bo­ra­zi­oni con famo­si regis­ti internazionali.

Dopo aver illustrato tanti racconti, non mai ha pensato di raccontare in prima persona, di scrivere un libro?

“Quando Feltrinelli mi ha pro­pos­to di scri­ve­re un’a­uto­bi­ogra­fia, in un pri­mo momen­to ho pen­sa­to di accet­ta­re e di scri­ver­la da solo. Ma sareb­be sta­to trop­po pesan­te per me in quel momen­to. In real­tà cre­do che il fumet­to non sia di meno ris­pet­to a un libro. Se diseg­na­re mi diver­te? La par­te diver­ten­te è quel­la del­l’i­nven­zi­one e del cast men­ta­le per sce­gli­ere i vol­ti da raf­fi­gu­ra­re; poi c’è quel­la fati­co­sa, rap­pre­sen­ta­ta dal­la ripe­ti­ti­vità, un aspet­to che in ques­to lavo­ro occu­pa una par­te mol­to consistente”.