Milo Manara ospite d’onore alla Fiera del libro in Istria
Testo e fotografie di Luisa SORBONE
Inaugurata sabato sera alla Galleria dei Sacri Cuori la mostra “Tra letteratura, fumetto e cinema”, che espone parte delle sue opere.
Provengono da Croazia, Italia, Serbia, Bosnia, Germania e Stati Uniti i protagonisti della ventinovesima edizione di Sa(n)jma knjige u Istri, la Fiera del libro in Istria. Più di 200 tra scrittori e intellettuali che durante incontri, colazioni con l’autore e conferenze stampa presentano se stessi e le loro ultime opere nelle sale gremite della bellissima Casa dei difensori croati, l’ex Marine Kasino, progettata dall’architetto viennese Ludwig Baumann.
Ad aprire la Fiera del libro, l’ ospite d’onore di questa edizione: il fumettista, famoso in Italia e all’estero, Milo Manara.
Accolto da una platea più che mai attenta e curiosa, negli appuntamenti aperti al pubblico e in quelli riservati alla stampa, Manara ha ripercorso alcune delle tappe che hanno segnato la sua vita artistica, senza risparmiare aneddoti e racconti. Dal sodalizio con il grande Hugo Pratt alla collaborazione con Federico Fellini, fino alla sua ultima graphic novel, “Il nome della rosa”, uscita per “La nave di Teseo”, e nata su richiesta dei figli di Umberto Eco e di Elisabetta Sgarbi.
“Sono stato l’unico disegnatore a illustrare ben due storie di Hugo Pratt e mi sono divertito molto. I dialoghi che scriveva non erano sempre funzionali alla storia, anzi a volte non lo erano affatto, ma servivano a farci capire la personalità dei protagonisti. Il nostro è stato un sodalizio fraterno, una grande amicizia. Pratt rispettava il mio ruolo di disegnatore, non hai mai voluto vedere i miei disegni prima della pubblicazione”.
Un rapporto completamente diverso quello con Fellini. “Non solo voleva vedere tutti i disegni prima della pubblicazione, ma li correggeva proprio. Per me è stata una grande scuola, anche se certamente molto severa”. Un aneddoto. Illustrando “Il viaggio di G.Mastorna, detto Fernet” Manara ebbe l’idea di colorare in bianco, per creare contrasto, anziché in nero come era nello storyboard, l’aereo davanti alla cattedrale di Colonia. “Pensai che Fellini non avesse mai visto la cattedrale di Colonia, in pietre scure. Ma mi sbagliavo. In realtà quell’aereo doveva diventare nero perché era stato protagonista di un incidente che aveva causato molte vittime. E la cattedrale doveva apparire bianca, per le luci dei riflettori, dei fari dei pompieri e della polizia”.
Anche con lui l’idea di collaborare arrivò dopo anni di amicizia. Fellini aveva grande simpatia per i disegnatori di fumetti. “Forse vedeva in me un po’ di se stesso da giovane, perché anche lui all’inizio della sua carriera disegnava fumetti satirici comici sulla rivista Marc’Aurelio. E quando sono arrivati gli americani faceva caricature ai soldati”
Il mio Mastroianni a fumetti
Qual è stato il personaggio più facile da rappresentare e quale il più impegnativo?
“Probabilmente il più complesso è stato Marcello Mastroianni, nel “Viaggio a Tulum” di Fellini. Ho incontrato Mastroianni diverse volte, era molto contento di essere diventato un fumetto. Mastroianni aveva un volto molto regolare e questo rendeva difficile ritrarlo, accade sempre così con chi non ha caratteristiche salienti che rendono semplice trasformare il viso in una caricatura.
Il più facile e diretto è stata certamente la protagonista del fumetto “Click!”, perché quella era una figura che io già avevo in testa”.
L’erotismo e il mondo femminile
Lo stile sensuale dei suoi disegni è famoso ben oltre i confini italiani, il suo è un erotismo liberatorio e giocoso. Come definirebbe lei l’erotismo?
“L’erotismo è l’elaborazione culturale del sesso, non è rappresentazione sessuale e non è riducibile alla sessualità. Un po’ come la cucina, se vogliamo trovare una similitudine, che è l’elaborazione culturale del cibo. L’erotismo riguarda la vita, ha una sua storia. C’è più erotismo in un’occhiata al momento giusto che nell’osservazione di un atto sessuale”.
In tema di rappresentazioni erotiche, nel corso degli anni ha notato un cambiamento nelle reazioni da parte del pubblico femminile?
“Si, devo dire che negli ultimi tempi sempre più donne hanno parole gentili nei miei riguardi. Molte, magari ricordando la loro giovinezza, mi ringraziano per aver fatto loro scoprire dimensioni diverse, quei territori prima sconosciuti. Presumo che sia proprio la conseguenza di un cambiamento di costumi”.
Processo alla storia con Mino Milani
Facciamo qualche passo indietro e arriviamo agli inizi della carriera di Manara, nei primi anni ’70.
Risale a quel periodo la sua collaborazione con lo scrittore pavese Mino Milani per il “Corriere dei Ragazzi”. Sono gli anni del fumetto giornalistico e del fumetto di realtà.
Ne “La parola alla giuria”, venivano presentati fatti storici di cui erano protagonisti personaggi come il generale Custer, Nerone, Robespierre, Elena di Troia, Alfred Nobel, Robert Oppenheimer, Attila. Ognuno esponeva la propria versione dei fatti davanti a un giudice. I lettori, che rappresentavano la giuria, esprimevano il loro verdetto.
Perché non riproporre anche oggi contenuti di questo tipo, formativi per i ragazzi e molto fruibili dal pubblico adulto? Il fumetto di realtà, con questo tipo di impostazione dialogante, troverebbe spazio oggi?
Queste mie opere sono state ripubblicate recentemente in collane uscite in allegato sui maggiori quotidiani italiani, Questa serie è stata pubblicata in America, in volumi della collana dal titolo “Marana Library” e Mino Milani ne era stato molto orgoglioso. Il contesto, però, è diverso e il significato di stimolare i lettori a emettere un verdetto si è perso: la parte interessante consisteva proprio nel vedere se i personaggi sarebbero stati assolti o condannati da una giuria di lettori.
Oggi il fumetto può vivere sotto forma di libri e di albi completi, le storie devono concludersi, non esiste più la formula del settimanale a puntate che prevede lo scambio con il lettore. Forse sarebbe possibile riproporre questa impostazione attraverso i canali social”.
Il fumetto è cultura
Due anni fa era stato ospite alla Fiera del libro il disegnatore francese Zanzim, illustratore di Peau d’homme sceneggiato da Hubert, una graphic novel sugli stereotipi di genere che in Francia ebbe molto successo, di critica e di vendite.
Fumetto italiano e fumetto francese sono figli di una diversa sensibilità?
“In Francia il fumetto vive in un contesto diverso. Per esempio, in Francia resiste, anzi gode di ottima salute, il fumetto d’avventura, che in Italia non esiste più. Da noi le tematiche sono quelle intimistiche e personali, riguardano il rapporto tra genitori e figli, tra omosessuali e eterosessuali.
Le storie alla Hugo Pratt, quelle che costituivano la tradizione principe del fumetto, il suo respiro avventuroso insomma, non esistono più.
Anche relativamente ai risultati commerciali. In Francia i numeri di vendita vanno decuplicati: in Italia parliamo di successo di vendita per 20.000 copie, là parliamo di 200.000. Questo ci racconta che il fumetto in Francia gode di un riconoscimento culturale maggiore che in Italia. Anche se le cose stanno rapidamente cambiando, dubito che in Italia raggiungeremo gli stessi livelli. Per i ragazzi italiani il fumetto non è più il linguaggio preferenziale, è stato sostituito, se così si può dire, dalla rete dei social”.
Il fumetto: un faticoso divertimento
Nel corso degli anni, anche dal mondo cinematografico e televisivo Manara ha ricevuto molte richieste di trasposizione cinematografica delle storie da lui create o disegnate in collaborazione con quelli che lui definisce i suoi i sceneggiatori di lusso: come Hugo Pratt, Jodorowsky, Alfredo Castelli. Non si contano poi le sue collaborazioni con famosi registi internazionali.
Dopo aver illustrato tanti racconti, non mai ha pensato di raccontare in prima persona, di scrivere un libro?
“Quando Feltrinelli mi ha proposto di scrivere un’autobiografia, in un primo momento ho pensato di accettare e di scriverla da solo. Ma sarebbe stato troppo pesante per me in quel momento. In realtà credo che il fumetto non sia di meno rispetto a un libro. Se disegnare mi diverte? La parte divertente è quella dell’invenzione e del cast mentale per scegliere i volti da raffigurare; poi c’è quella faticosa, rappresentata dalla ripetitività, un aspetto che in questo lavoro occupa una parte molto consistente”.

















